Più di trenta scosse di terremoto in una notte: 21 feriti nel napoletano
di Redazione
L'epicentro è stato nell'area dei Campi Flegrei e i danni maggiori sono stati a Pozzuoli. Il primo sisma registrato ha avuto magnitudo 4,7 ed è stato il più forte registrato sul territorio negli ultimi 40 anni.

«Si è aperta la terra» dice una residente di Pozzoli mentre riprende con il telefono una lunga crepa che attraversa una strada del comune nel napoletano. Altri video mostrano un edificio afflosciato a terra e macchine coperte di polvere e detriti. Le immagini sono l'esito delle ripetute scosse di terremoto che hanno colpito l'area nella notte tra il 31 luglio e l'1 agosto, con epicentro nell'area dei Campi Flegrei. La prima scossa è stata alle 19.47, con magnitudo 4,7: è la più forte registrata sul territorio degli ultimi 40 anni. Poi, la terra ha tremato per altre trenta volte in poche ore. I residenti si sono riversati in strada. Almeno 21 persone sono rimaste ferite: due sono state portate in ospedale in codice rosso.
Ventidue famiglie hanno dovuto lasciare le loro case per danni strutturali o per permettere ai vigili del fuoco di verificare l'entità dei danni e mettere in sicurezza gli immobili. Per diverse ore la circolazione sia delle automobili che dei treni è rimasta bloccata. Nella notte più di 100mila persone sono rimaste senza elettricità per il crollo di un traliccio dell'alta tensione. «C'è un aspetto che merita particolare attenzione» ha detto all'Adnkronos il presidente dell'Ordine dei Geologi della Campania Lorenzo Benedetto, «Dopo la scossa, i residenti hanno segnalato diversi crolli di costoni tufacei, con danni ad abitazioni, automobili e infrastrutture. Questo conferma quanto la comunità dei geologi sostiene da anni: la mitigazione del rischio sismico non può limitarsi esclusivamente alla vulnerabilità strutturale degli edifici. È necessario rafforzare le attività di monitoraggio, rilievo e controllo delle pareti rocciose, aggiornare costantemente gli studi di microzonazione sismica e integrare le valutazioni geologiche nei programmi di prevenzione e nella pianificazione di protezione civile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire