Piantedosi: «A Torino una resa dei conti verso lo Stato»

L'informativa del ministro dell'Interno alla Camera dopo gli scontri di sabato. «Chi sfila con i violenti offre loro impunità»
February 3, 2026
Piantedosi: «A Torino una resa dei conti verso lo Stato»
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il corteo convocato sabato a Torino in solidarietà al centro sociale Askatasuna era «una resa dei conti con lo Stato democratico». Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, durante l'informativa alla Camera, dichiara di citare frasi pronunciate il 17 gennaio scorso in un'assemblea all'università di Torino con 750 persone e parte del mondo antagonista. Le parole di Piantedosi assumono però ben presto il tono del j'accuse verso le opposizioni, o almeno quelle in piazza sabato. Il ministro parla infatti di «coperture politiche ben identificabili» dietro i centri sociali occupati, compreso ovviamente il torinese Askatasuna, sgomberato a dicembre. E subito dopo diventa più esplicito: «Chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità. Credo faccia altrettanto chi, più in generale, si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l'agibilità politica, assicurando loro anche spazi di proprietà pubblica».
Piantedosi ha anticipato poi alcune delle misure contenute nel "pacchetto sicurezza" che arriverà in Consiglio dei ministri giovedì (e non domani come programmato). In primis, lo scudo penale verso forze dell'ordine e cittadini nei casi di legittima difesa. Il Governo sta pensando, ha detto il ministro, «a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario». Le forze dell'ordine infatti «non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza». 
Poi il punto sul lavoro di prevenzione prima della manifestazione in solidarietà ad Askatasuna, a partire dai mille agenti inviati sul posto, passando per il monitoraggio dei luoghi di arrivo dei manifestanti. «Questo grande lavoro - ha detto Piantedosi - ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo, altresì, il fronte degli aggressori violenti». E «l'efficacia del dispositivo organizzato dalla questura di Torino è testimoniata dall'identificazione di circa 800 persone, di cui più di 50 straniere, nelle ore antecedenti lo svolgimento della manifestazione, e dall'emissione di 30 fogli di via, 10 avvisi orali e 7 divieti di accesso alle aree urbane (Dacur)».
Durante lo spazio per i gruppi parlamentari, però, dopo la solidarietà bipartisan alle forze dell'ordine a prevalere è stata la polemica politica. E anche sui fatti di Torino sembra aleggiare lo spettro del prossimo referendum sulla giustizia, come quando Augusta Montaruli (FdI) punta il dito contro i giudici: «Il Governo ha tutto quello che poteva fare, ora la credibilità deve recuperarla, però, la magistratura - sostiene la deputata meloniana - mi si deve spiegare perché un poliziotto che spara contro un criminale che lo aggredisce paventando una pistola che si ritiene vera, viene indagato e forse imputato per tentato omicidio (il riferimento è a quanto avvenuto a Rogoredo, ndr). Mentre se è il poliziotto ad essere aggredito con un martello, ripetutamente uno contro dieci, allora l'imputazione o l'indagine avviene per lesioni». 
Opposizioni compatte invece nel respingere in toto l'accusa di connivenza con i violenti. Il leader di Avs, Angelo Bonelli, accusa al contrario Piantedosi «di alzare il livello di scontro nel Paese» con le sue parole. Fino alla richiesta finale: «Noi aspettiamo ancora lo sgombero di CasaPound». Lo stesso aveva fatto poco prima anche l'ex sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5s), ricordando di aver «sgomberato uno stabile in cui si fabbricavano bombe carta, a Torino» e da allora «vivo ancora sotto scorta. Prima di lanciare accuse sulla connivenza del M5s dovete riconoscere la battaglia di chi non nasconde la testa».

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