Novaya Gazeta chiude in Russia: «Uccisi dalle autorità e dai servizi»
di Redazione
Lo storico giornale indipendente, classificato come "agente straniero" da Mosca, spiega le ragioni dell'interruzione delle pubblicazioni nel Paese dal 9 novembre. «Hanno ucciso i nostri giornalisti, hanno sequestrato la nostra tipografia e hanno tradito la Costituzione»

Novaya Gazeta, giornale russo indipendente classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. «Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività», si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta - Europe.
Il primo pensiero della redazione, nel comunicato che accompagna la decisione, va ai giornalisti uccisi negli anni «per motivi politici». «Proviamo amarezza - si legge nel comunicato -, perché è stato durante il regno di questo regime, e non negli anni '90 dei gangster, che i nostri colleghi sono stati uccisi per motivi politici, per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova, Natalya Estemirova». I cronisti spiegano con quali metodi il Cremlino li avrebbe costretti alla chiusura. «Contemporaneamente alla lettera di sfratto, hanno disattivato il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di ogni fondo. Completamente. Si tratta di un'operazione coordinata. Nessuno si lascerà convincere dalla giustificazione delle banche, secondo cui agiscono in base a regolamenti interni aziendali. Si tratta di regole esterne, stabilite dall'apparato repressivo statale, da funzionari dell'FSB che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il Paese di loro proprietà».
Non solo. Le autorità russe avrebbero bloccato anche le risorse per la pubblicazione digitale del giornale. «Lo Stato ha sequestrato la nostra tipografia e gli ufficiali dei servizi segreti e i censori, infiltrati in altri uffici, si sono rifiutati di permetterci di pubblicare il giornale. Molti dei nostri dipendenti sono stati costretti a lasciare il Paese. Poi lo Stato ci ha privato della nostra licenza per l'esercizio della professione giornalistica, togliendoci il diritto di guadagnarci da vivere con il nostro lavoro». Il comitato editoriale passa in rassegna anche le ultime aggressioni ai danni dei giornalisti di Novaya Gazeta. Dmitry Muratov, caporedattore e premio Nobel per la pace, «è stato assalito, rischiando di perdere la vista. Non è stato aperto alcun procedimento penale, nonostante gli autori siano noti». In Cecenia, Elena Milashina è stata rapita e picchiata quasi a morte. Il direttore del giornale, Oleg Roldugin, «è stato preso in ostaggio con l'accusa di lavorare come giornalista. Presso la redazione è stata condotta una perquisizione durata diverse ore, e anche l'appartamento del direttore è stato perquisito».
Infine, la redazione contesta apertamente il governo di Putin, che definisce una «dittatura militare». «Smettetela di dire che non siamo nel 1937 di Stalin e che le repressioni sono in qualche modo "digitali". Queste sono repressioni di Stato. E sono le persone, non i numeri, a morire nelle celle. La vita umana ha perso il suo significato ed è diventata svalutata. La parola "Costituzione" suscita sarcasmo e risate. In tutti. Persino nei giudici - conclude il comitato editoriale di Novaya Gazeta -. Il tradimento si verifica quando uno Stato tradisce la propria Costituzione. E questo tradimento è un crimine in corso. L'omicidio di Novaya Gazeta ne è un'ulteriore prova».
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