L'ultimo favore di Trump a Putin vuole disinnescare gli effetti di una possibile sconfitta al voto

di Elena Molinari, New York
Congelando gran parte delle restrizioni e dei dazi contro Mosca, il presidente Usa ha proseguito la strategia iniziata con l'accordo sul diesel settimana scorsa. L'obiettivo è recuperare i consensi in picchiata in vista di "mid term". Così facendo, però, se anche dovesse perdere il tycoon vuole limitare preventivamente i margini di manovra dei democratici nel nuovo Congresso
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October 18, 2026
L'ultimo favore di Trump a Putin vuole disinnescare gli effetti di una possibile sconfitta al voto
Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage, in Alaska, il 15 agosto 2025 / Reuters
Con una firma Donald Trump ha reso di fatto carta straccia l'unica legge di sanzioni anti-russe che aveva finora ottenuto il sostegno della stessa Casa Bianca. Il presidente Usa ha infatti emanato un decreto che congela gran parte delle restrizioni e dei dazi contro Mosca previsti dal cosiddetto “Graham Act”, a soli due giorni dalla data prevista per la loro entrata in vigore. Il provvedimento non revoca le sanzioni già esistenti, ma smonta l’impianto della norma, cancellando l’obbligo di imporne di nuove e, soprattutto, esentando il presidente dal divieto di rimuovere quelle vigenti.
È la stessa legge che Trump aveva firmato appena il mese scorso, nata da una rara intesa bipartisan al Congresso e intitolata al defunto senatore repubblicano Lindsey Graham. Colpiva i settori russi dell'energia e della difesa, lo stesso Vladimir Putin e i suoi funzionari, oltre alla “flotta ombra” di petroliere russe, autorizzando dazi fino al 100% sui maggiori acquirenti di greggio e gas russi. L'obiettivo era prosciugare le risorse che alimentano la guerra in Ucraina. Per accantonarla la Casa Bianca ha dichiarato al Congresso che la rinuncia è «nell'interesse nazionale», senza però spiegare perché.
La mossa arriva una settimana dopo un altro clamoroso voltafaccia: l’intesa per l’acquisto Usa di oltre 300mila tonnellate di diesel russo. Ma soprattutto dopo una telefonata tra Trump e Putin di cui non si conosce il contenuto. Resta un mistero che cosa il leader del Cremlino abbia detto per ottenere un cambio di direzione così repentino da parte del capo della casa Bianca.
Prevedibilmente, Mosca ha immediatamente esultato. «La sospensione del Graham Act da parte dell'Amministrazione Trump è un momento importante e davvero storico», ha scritto l'inviato di Putin Kirill Dmitriev, sostenendo che la legge avrebbe danneggiato «prima di tutto l'economia americana». Il decreto è stato firmato poco dopo che Putin, in divisa militare, aveva annunciato di voler conquistare il resto dell'Ucraina orientale.
Non a caso, la reazione di Kiev è stata furiosa e allarmata. Volodymyr Zelensky ha definito la decisione una ricompensa a Putin, che lo «incoraggia a continuare ad attaccare»: «Il blackout delle sanzioni americane è il primo passo, temo seguiranno altre revoche», ha detto il presidente ucraino, sottolineando che nello stesso giorno del “regalo americano”, la Russia ha colpito quindici impianti elettrici, in uno dei più grandi attacchi alla rete del Paese, nel tentativo di lasciare milioni di persone senza luce e riscaldamento. Trump, nei giorni scorsi, ha moltiplicato le critiche a Zelensky, fino a suggerire che all'Ucraina «serve un nuovo leader», mentre analisti internazionali sospettano che Washington stia trattenendo da Kiev informazioni di intelligence sui missili russi in arrivo in Ucraina e stia limitando Starshield, la versione militare di Starlink, per impedirne l'uso da parte ucraina.
Con questa e altre azioni esecutive, Trump negli ultimi mesi ha di fatto svuotato di potere il Congresso di parte del suo potere legislativo. Ciò significa che, anche se a novembre i democratici conquistassero entrambe le Camere, la loro capacità di opporsi all'azione presidenziale sarebbe comunque limitata. Non a caso un gruppo di deputati chiede ora ai colleghi di «correggere questa legge per impedire a Trump di modificarla e di capitolare davanti a Putin», come ha detto il democratico Don Beyer. «Una settimana dopo l'accordo sul diesel, l'Amministrazione Trump continua a tenere la pressione lontana dalla Russia», ha osservato intanto Daniel Fried, ex coordinatore delle sanzioni al dipartimento di Stato.
Fra gli analisti che hanno cercato la contropartita che Trump potrebbe ottenere dalle concessioni a Putin l'interpretazione diffusa è quella elettorale. Il tycoon è disperatamente alla ricerca di modi di far scendere i prezzi del carburante alla vigilia delle elezioni di medio termine del 3 novembre, mentre i sondaggi lo danno ai minimi e gli americani lo incolpano del caro-energia innescato dalla guerra con l'Iran. Ma, finora, l'accordo sul diesel quell'effetto non lo ha prodotto.
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