Iran-Usa, raid e rappresaglie nella seconda notte di attacchi
di Redazione
I Pasdaran: attacchi contro basi Usa in Kuwait e Oman. Washington: colpite decine di obiettivi militari. Il nodo resta il controllo (conteso) dello Stretto di Hormuz

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha comunicato di aver sferrato questa mattina attacchi contro il Kuwait nell'ambito della quarta fase delle sue operazioni di rappresaglia. Lo ha riferito la tv Al Jazeera specificando che Teheran ha dichiarato di aver preso di mira una base statunitense di missili terra-terra in Kuwait, «incendiando due lanciatori di missili Himars e magazzini pieni di missili, distruggendoli completamente». In precedenza Teheran aveva già rivendicato l'attacco a basi statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait.
I Pasdaran iraniani hanno affermato di aver colpito anche obiettivi statunitensi in Oman, sostenendo di aver distrutto sistemi radar. «L'unico modo per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico navale è porre fine alle interferenze dell'esercito aggressore statunitense nello Stretto e rispettare la sovranità dei Paesi sulle proprie acque costiere» hanno sottolineato le Guardie rivoluzionarie di Teheran, avvertendo anche che la prosecuzione di tali interventi «porterà a incidenti ancora più gravi nel settore mondiale del petrolio e del gas».
Nel frattempo, l'esercito statunitense ha dichiarato di aver colpito decine di obiettivi militari durante la seconda notte di attacchi, condotti in diverse località con munizioni di precisione. L'obiettivo è «indebolire la capacità dell'Iran di continuare ad attaccare il traffico marittimo internazionale che attraversa lo Stretto di Hormuz». Le forze del CentCom rivendicano per questo di aver colpito «sistemi di difesa aerea militari iraniani, siti radar costieri, capacità missilistiche e di droni, piccole imbarcazioni utilizzando per la prima volta aerei da combattimento, navi militari, droni aerei ad attacco unidirezionale e droni marittimi ad attacco unidirezionale».
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