Questi beni (culturali) meritano di più

Google preferred source
March 4, 2016
Questi beni (culturali) meritano di più
Caro direttore,  la seconda riforma del Ministero dei Beni Culturali ha sollevato numerose polemiche: le Soprintendenze archeologiche verranno accorpate a quelle storicoartistiche e architettoniche e suddivise in una quarantina circoscrizioni di dimensioni limitate. Tutto il mondo archeologico italiano ha avanzato critiche più o meno severe: le associazioni dei funzionari del Ministero, le consulte (associazioni degli universitari) degli archeologi e degli storici dell’arte, gli archeologi dell’Accademia dei Lincei. Il Ministero non intende però modificare la sua posizione. Nella foga della discussione sfugge talvolta il nocciolo della questione e bisogna tradurre nella lingua di tutti i giorni gli effetti di norme tecniche. La nuova riforma nasce dalla legge Madia, che riorganizza le amministrazioni pubbliche e tocca le capacità di intervento delle Soprintendenze in tre punti vitali. Innanzitutto prevede il silenzio-assenso (art. 3): se un’amministrazione pubblica chiede alla Soprintendenza un’autorizzazione per trasformazioni edilizie, urbanistiche o territoriali, in mancanza di una risposta entro 90 giorni il parere è considerato positivo. Era una norma più volte presentata sotto il governo Berlusconi a cui fino a ieri il centrosinistra si era opposto. Se si tiene conto che le due successive riforme hanno paralizzato gli uffici, è facile prevedere che un elevato numero di pratiche andrà inevaso con danni gravi al patrimonio culturale e al paesaggio.  Le Soprintendenze vengono inoltre sottoposte al prefetto (art. 8). Molti paventano che questi – in quanto rappresentante del Governo – possa introdurre valutazioni politiche nell’apposizione di un vincolo, invece che affidarsi al parere tecnico dei soprintendenti. Il ministro Franceschini si è affrettato a rassicurare del contrario, ma in mancanza di ulteriori regolamenti tali rassicurazioni sono prive di efficacia per due semplici motivi. Innanzitutto il prefetto dipende dal ministro degli Interni e non da quello dei Beni Culturali, in secondo luogo la legge attribuisce al prefetto «la responsabilità dell’erogazione dei servizi ai cittadini, nonché (le) funzioni di direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte dell’Ufficio territoriale dello Stato». Ciò significa che è lui che firma un provvedimento e valuta se accettare un parere tecnico o se invece considerare prevalenti considerazioni di altro ordine, anche a scapito del patrimonio culturale e del paesaggio.  L’ultima mossa riguarda le conferenze dei servizi (art. 2) che valutano i progetti che ricadono sotto più competenze, snellendo la procedura. Ad esse partecipano tutte le amministrazioni interessate, che possono così concordare un parere o un’autorizzazione. La novità è che ora la decisione viene presa a maggioranza. Il parere della Soprintendenza, quindi, può essere superato dalle voci di altri organismi presenti nella stessa conferenza. Ma è possibile che la voce della Soprintendenza non arrivi nemmeno alla conferenza: il prefetto, infatti, designa «un unico rappresentante delle amministrazioni statali», dunque un funzionario che può anche essere incompetente in materia di tutela, ma che dovrà difendere le ragioni di archeologi e storici dell’arte. C’è da chiedersi, per fare un paragone, se in un processo sia efficace la difesa affidata a un dentista invece che a un avvocato. Si può infine evidenziare un problema di architettura istituzionale: la modifica del titolo V della Costituzione attribuisce la tutela dei beni culturali allo Stato e la valorizzazione agli enti locali. Sarebbe logico identificare due partner di pari peso in questi ruoli: la Regione per gli enti locali e Soprintendenze regionali per lo Stato. Invece, dopo aver abolito le province, le Soprintendenze vengono provincializzate: un caso di schizofrenia istituzionale. Se dunque non si porrà mano a correttivi importanti, c’è da concludere che le possibilità di una tutela incisiva saranno drasticamente limitate. *Archeologo e docente di Topografia Antica, Università di Firenze

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire