Prima di tutto la verità

Google preferred source
June 5, 2013
Se la Terza Corte d’assise di Roma doveva fare chiarezza sulla tragica fine di Stefano Cucchi, purtroppo sembra aver mancato l’obiettivo. Troppi i nodi irrisolti e le domande che restano aperte. Le conclusioni processuali - in attesa delle motivazioni di una sentenza che, pur nel rispetto dovuto, lascia sgomenti - raccontano solo a metà gli ultimi giorni di vita di un cittadino preso in carico dallo Stato. Arrestato dai carabinieri, è consegnato - in salute - agli agenti del Palazzo di giustizia, come accertato dai medici del Fatebenefratelli. Poi accade qualcosa di grave. Stefano arriva al Pertini, e non per un check up: è dolorante, tumefatto, stravolto. I medici - colpevolmente - non si prendono carico di lui. Gli infermieri, per i giudici, sarebbero meri esecutori. E gli agenti di polizia penitenziaria, primi responsabili del cittadino Cucchi, non avrebbero avuto alcun ruolo. Una storia che non sta in piedi, proprio come Stefano all’arrivo nell’ospedale dal quale non è uscito vivo. Non è solo la famiglia Cucchi, ma il Paese che ha diritto alla verità, persino prima che alla giustizia. Ne va della credibilità del sistema giudiziario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire