La macchina velocizza i nuovi farmaci.
Ma alla guida restano i ricercatori

di Arianna Gregis
Pochi minuti invece di settimane. Mentre il giudizio è solo dell’uomo
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June 6, 2026
La macchina velocizza i nuovi farmaci.
Ma alla guida restano i ricercatori
/Foto Icp
Nella sua recente enciclica Magnifica humanitas , papa Leone XIV richiama tutti noi a una responsabilità profonda: non lasciare che il progresso tecnologico riduca l’uomo a semplice ingranaggio di sistemi sempre più sofisticati. È un monito importante, soprattutto in un tempo in cui l’Intelligenza artificiale sembra avanzare a una velocità superiore alla nostra capacità di comprenderne pienamente le implicazioni sociali, etiche e culturali.
Ma proprio per questo credo sia necessario evitare una contrapposizione sterile tra tecnologia e umanità. La vera domanda non è se l’Intelligenza artificiale sostituirà l’uomo. La domanda è: quale idea di uomo guiderà l’Intelligenza artificiale? L’IA, da sola, non possiede valori. Non conosce il significato della cura, né della responsabilità. Sono le persone a decidere quali obiettivi affidarle, quali limiti darle, quali priorità perseguire. Ecco perché la sfida che abbiamo davanti non è soltanto tecnologica: è prima di tutto umana.
Nel settore della salute questo tema assume un valore ancora più determinante. Ogni innovazione è chiamata a confrontarsi con bisogni reali, con il diritto ad accedere a cure migliori, più efficaci e più rapide. In Bayer vediamo nell’Intelligenza artificiale uno straordinario acceleratore di progresso scientifico, a condizione che sia guidata da scelte consapevoli e da una responsabilità che appartiene alle persone.
Oggi sviluppare un nuovo farmaco richiede tempi molto lunghi, spesso superiori ai dieci anni, e investimenti enormi. Questo significa che il percorso che porta una terapia al paziente è complesso e troppo lento. Per questo, come Bayer, ci siamo fissati un obiettivo ambizioso: ridurre del 30%, entro il 2030, i tempi di scoperta di nuove terapie a beneficio dei pazienti. Un traguardo che intendiamo raggiungere proprio grazie all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nel percorso di Ricerca & Sviluppo.
Lavoriamo per rendere più efficaci le fasi iniziali, individuando più rapidamente le soluzioni promettenti e riducendo i tentativi meno utili. Qui l’Intelligenza artificiale affianca i ricercatori, orientandoli con maggiore rapidità e precisione. L’IA ci permette infatti di elaborare una enorme quantità di dati, individuare correlazioni invisibili all’occhio umano e aumentare le probabilità di successo nello sviluppo di nuove molecole. Oggi siamo in grado di sintetizzare in pochi minuti conoscenze scientifiche che in passato richiedevano settimane di analisi della letteratura specialistica, liberando tempo e risorse per attività a più alto valore aggiunto. Ma sarebbe un errore pensare che questo processo possa fare a meno dell’intuizione dell’essere umano. Al contrario, richiede ancora più competenze, più responsabilità, più capacità di giudizio.
Dietro ogni algoritmo devono esserci scienziati, ricercatori, medici, bioeticisti e decisori consapevoli. Perché l’efficienza non può mai diventare l’unico criterio. La velocità non può sostituire la coscienza. E l’innovazione non può prescindere dalla fiducia.
L’Enciclica di papa Leone XIV ci invita a custodire l’umanità proprio mentre costruiamo il futuro. È un invito che riguarda le imprese, le istituzioni, il mondo della ricerca e ogni cittadino. Governare l’Intelligenza artificiale in modo etico significa garantire trasparenza, inclusione e accesso equo ai benefici dell’innovazione. Significa evitare che le tecnologie amplifichino disuguaglianze già esistenti. Significa credere in un progresso che non sia fine a sé stesso, ma che sappia mettersi al servizio delle persone, a partire da chi ha più bisogno.
L’Intelligenza artificiale ci sta insegnando qualcosa anche su noi stessi. Più cerchiamo di replicare alcune capacità umane nelle macchine, più scopriamo quanto siano straordinarie quelle che non riusciamo a codificare, a partire da ciò che abbiamo di più prezioso: la capacità di prenderci cura gli uni degli altri. La tecnologia non decide chi vogliamo essere. Questo resta un compito profondamente umano.
Amministratrice Delegata 
Bayer Italia

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