«È falso che chi si vendica è più forte di chi perdona»: cosa ha detto Leone XIV ai leader religiosi a Metz

di Giacomo Gambassi, inviato a Metz
A Metz, ultima tappa del viaggio in Francia, Leone XIV incontra i leader religiosi. «Il nome di Dio profanato se invocato per la violenza. I discorsi delle fedi aiutino a disarmare i cuori e le parole». La Messa nella Cattedrale con le vetrate di Chagall: «Il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze»
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September 28, 2026
«È falso che chi si vendica è più forte di chi perdona»: cosa ha detto Leone XIV ai leader religiosi a Metz
Papa Leone XIV nella Cattedrale di Metz dove conclude il suo viaggio in Francia / REUTERS
Hanno un compito i leader spirituali e i credenti: «La nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile stringere amicizia e costruire la pace». Leone XIV chiama all’«arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza». E lui lo testimonia salendo sul palco insieme agli esponenti delle comunità religiose presenti in Francia. È l’appuntamento che apre la sua giornata a Metz, ultima tappa del suo viaggio Oltralpe. Città di frontiere e di passaggi che ha saputo «trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa», spiega richiamando l’azione di Robert Schuman. Il Papa la sceglie per far soffiare anche qui lo “spirito di Assisi”, a quarant’anni esatti dall’incontro per la pace nella città di san Francesco dove Giovanni Paolo II aveva convocato i capi religiosi. 
Papa Leone XIV all'incontro interreligioso a Metz / REUTERS
Papa Leone XIV all'incontro interreligioso a Metz / REUTERS
«Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome», è il monito che Leone XIV rilancia. Perché, aggiunge, «nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina». E va condiviso un impegno comune: «Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole». Inoltre, avverte il Papa, le fedi sono tenute a «proteggere, accompagnare e servire la vita» che significa «circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine». E occorre ritrovarsi anche intorno alla «missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana». Concetti che entrano nell’“Appello di Metz”, il documento su dignità, pace, dialogo firmato dai leader francesi dei culti alla presenza del Papa e consegnato a due ragazzi in rappresentanza delle nuove generazioni.
Il Papa lungo le strade di Metz / REUTERS
Il Papa lungo le strade di Metz / REUTERS
«Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro», tiene a ribadire Leone XIV. Lo mostra anche la Cattedrale di Metz, capolavoro del gotico, dove il Papa conclude la visita con la Messa. La folla stringe d’assedio quella che chiamano la “lanterna di Dio” per i suoi “muri” in vetro, ossia per i 6.500 metri quadrati di vetrate, fra cui quelle del genio d’origine ebraica Marc Chagall, ricorda il Pontefice. Una è proprio dietro la sede usata dal Papa nella celebrazione di questo pomeriggio. Opere che dicono come «la luce del Signore non cancelli le specificità, ma unisca storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti», riflette Leone XIV. E dalle navate in cui i raggi del sole si trasformano in un caleidoscopio di colori, arriva una lezione: «Impariamo che il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce».
Leone XIV davanti alla Cattedrale di Metz dove conclude con la Messa il suo viaggio in Francia / REUTERS<br data-empty="true"><div data-empty="true"><br></div>
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Durante l’Eucaristia, l’unica a cui partecipa il presidente Emmanuel Macron nei quattro giorni di visita, il Papa torna a denunciare la «tanta violenza, manipolazione e arroganza a diversi livelli» che oggi si impongono. Ma anche la tentazione di una risposta altrettanto brutale. Da qui le domande: «Cosa producono, nel mondo e in noi stessi, atteggiamenti come la vendetta, la rivalsa, il rifiuto? E quale futuro per l’umanità lasciano intravedere le relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti?». La storia di Metz indica la rotta, sostiene il Pontefice: «Non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme». E il messaggio che Leone XIV consegna prendendo spunto dal Vangelo: «Di fronte all’ingiustizia, l’unica via di salvezza per l’uomo è l’amore che si prende cura dell’altro e che cerca di dare fiducia a prescindere dalle circostanze».

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