Théophile e gli altri, i sei giovani con sindrome di Down chierichetti alla Messa del Papa

L’idea è nata da una lettera consegnata a Leone XIV dal più piccolo del gruppo durante un’udienza in Vaticano. Davanti alla follla a place de la Concorde hanno contribuito a mostrare il volto di un popolo dove tutti hanno qualcosa da donare
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September 27, 2026
Théophile e gli altri, i sei giovani con sindrome di Down chierichetti alla Messa del Papa
I sei giovani con sindrome di Down che hanno servito alla Messa del Papa a Parigi / @christopherjhale
Théophile ha undici anni, una grande passione per il circo e un desiderio che, la mattina dell’incontro con papa Leone XIV lo scorso giugno, non riusciva più a tenere per sé. Fin dalle cinque, ricorda la madre Violaine nel racconto riportato dal sito di Aleteia, continuava a ripetere: «Voglio servire la Messa del Papa». Poche ore più tardi, durante l’udienza concessa in Vaticano alla Fondazione Jérôme Lejeune, il bambino si è avvicinato al Pontefice e gli ha consegnato una lettera firmata assieme ad altri cinque giovani con sindrome di Down. La richiesta era semplice, l'espressione di un piccolo "sogno": fare i chierichetti alla Messa che Leone XIV avrebbe celebrato a Parigi. E il Papa ha detto subito sì, regalando quindi una preziosa promessa a quei ragazzi. La conferma organizzativa sarebbe arrivata alcune settimane dopo.
Théophile, dopo aver consegnato la lettera ed essere stato benedetto, è rimasto accanto a Leone XIV. Non sapeva bene che cosa dirgli e alla fine ha trovato le parole più immediate: «Ti voglio bene». Era il 22 giugno, giorno dell’udienza alla Fondazione intitolata a Jérôme Lejeune, ricevuta dal Pontefice in occasione del centenario della nascita del genetista francese. Nel resoconto di quell'incontro speciale, la Fondazione Jérôme Lejeune riferisce che Leone XIV si è mostrato particolarmente affettuoso con gli otto giovani con trisomia 21 presenti nella delegazione, abbracciandoli e incoraggiando l’impegno dell’organizzazione a favore della vita e della dignità umana.
Ieri, sabato 26 settembre, a place de la Concorde, Théophile era dunque fra i circa quattrocento ministranti che hanno assistito Leone XIV durante la grande celebrazione conclusiva della tappa parigina del viaggio apostolico in Francia. Con lui c’erano Maxime, François, Foucauld, Timothée e Jérôme: sei giovani con sindrome di Down, di età compresa fra gli 11 e i 28 anni, legati alla Fondazione Jérôme Lejeune. Insieme hanno prestato servizio all’altare davanti alla folla che riempiva la piazza e gli Champs-Élysées.
La loro presenza, però, non era una semplice scelta simbolica nata da una "strategia" comunicativa: alcuni di loro, infatti, svolgono da anni il servizio liturgico nelle rispettive parrocchie, conoscono i gesti della celebrazione e aiutano altri ragazzi a prepararsi. La loro storia racconta perciò qualcosa di più profondo: rafforza quel concetto espresso dallo stesso Pontefice ieri mattina al Centro Bakhita: tutti hanno qualcosa da donare, anche chi, agli occhi del mondo, rischia di essere definito a partire dalle proprie difficoltà. E nella Chiesa questa verità prende forma concretamente ogni giorno.

Storie di speranza

Il più piccolo del gruppo dei sei giovani chierichetti con sindrome di Down è proprio Théophile. Pieno di iniziativa, ama ballare, fare il clown e tutto ciò che appartiene al mondo del circo. Nella parrocchia di Saint-Marc, a Bécon-les-Bruyères, alle porte nord-occidentali di Parigi, sta imparando a servire all’altare sotto la guida di Maxime. Già durante il viaggio a Roma aveva avuto una prima occasione speciale: dopo la visita alla cripta della Basilica vaticana, dove si trova la tomba di san Pietro, aveva potuto servire una Messa celebrata da un sacerdote francofono. Una piccola anticipazione di ciò che sarebbe accaduto tre mesi dopo nel cuore di Parigi, come racconta ancora Aleteia, che ha incontrato direttamente Théophile e altri due ragazzi del gruppo.
Maxime ha 22 anni ed è chierichetto dalla prima Comunione, ricevuta quattordici anni fa. Nella sua comunità si definisce con orgoglio il «manager dei chierichetti». Forma i più giovani, fra i quali Théophile, ed è abitualmente turiferario, il ministrante incaricato dell’incensiere. Ha già prestato servizio in celebrazioni presiedute da Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre, e conosce quindi la precisione e la serietà richieste dalla liturgia.
Per Maxime il servizio all’altare non è separato dalla vita quotidiana, come ha raccontato lui stesso. Prega ogni giorno per gli amici e i familiari defunti, ama particolarmente prestare servizio durante i battesimi ed è padrino della nipote Zita. Al Papa, nell’incontro in Vaticano, aveva assicurato la propria preghiera. E con la sua consueta allegria aveva raccontato di avergli stretto la mano «come Emmanuel Macron», felice di essere stato riconosciuto come un interlocutore e non soltanto come il destinatario di un gesto affettuoso.
François, 28 anni, è il più anziano del gruppo. Serve quotidianamente la Messa nella parrocchia di Saint-Augustin, a Parigi. Alla vigilia della celebrazione ha descritto la gioia di poter stare vicino al Papa come «un raggio di sole». Ovviamente, raccontava nei giorni scorsi, l'emozione era tanta ma la fierezza di rappresentare, in quel momento così visibile, molte altre persone con sindrome di Down era molto più grande. Senza però dimenticare l’ironia: un’occasione del genere, aveva avvertito sorridendo, non doveva farli sentire delle star o far loro «montare la testa».
François ha seguito anche un percorso di self-advocacy, attraverso il quale le persone con disabilità intellettiva imparano a esprimere direttamente le proprie convinzioni, i bisogni e i diritti. Quando prega, ha raccontato ad Aleteia, porta davanti a Dio la famiglia, gli amici e tutte le persone con disabilità, comprese quelle in carrozzina e le persone sorde. Il suo messaggio è chiaro e colpisce il cuore: «Siamo disabili, ma dobbiamo essere fieri e felici di vivere». È inoltre coinvolto nella “Nuit d’Hippocrate”, l’iniziativa con cui la Fondazione Jérôme Lejeune raccoglie fondi per progetti di ricerca e di cura.
I sei erano insieme ieri mattina, con le loro albe, i compiti assegnati e i gesti da compiere, in mezzo agli altri ministranti. Hanno portato le loro storie lì nel cuore di Parigi, incrociando quelle degli altri 800mila fedeli presenti alla Messa con Leone XIV. Un vero e proprio popolo della speranza che ha dimostrato alla Francia intera come il rispetto della laicità non significhi spegnere la sete di spiritualità inscritta nel cuore di ogni essere umano.

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