Da Manila al Messico, così i missionari digitali pregano online per il Papa dopo l'intervento
Sul web il Rosario per il Pontefice convalescente. Nell'incontro l'invito a disarmante le parole e a non lasciare solo chi soffre

In Messico erano le otto del mattino, a Manila le dieci di sera: sabato 17 ottobre, alle 16 italiane, i missionari digitali di diversi continenti si sono collegati su Zoom per recitare il Rosario per papa Leone XIV, operato lo scorso 13 ottobre. «Alcuni cominciano la loro giornata, altri la terminano già», ha osservato in apertura monsignor Daniel Blanco, vescovo ausiliare di San José de Costa Rica, dove proprio oggi si è svolto anche un incontro nazionale di missionari digitali con più di 80 partecipanti. L’iniziativa è nata dalla rete dei missionari digitali dell’America Latina e dei Caraibi, e ha avuto come moderatore padre Luis Zazano. Il Papa stesso ha annunciato l’intervento e aveva chiesto ai fedeli di accompagnarlo con la preghiera; richiesta reiterata dopo l’operazione in un altro messaggio. Monsignor Blanco ha paragonato i grani del Rosario ai nodi di una rete e ha detto ai partecipanti: «Voi, che conoscete bene il web, sapete quanto può unire una rete ben tessuta». Ogni mistero gaudioso è stato proclamato in una lingua diversa, «come a Pentecoste» ha detto il vescovo, con traduzione simultanea in inglese e spagnolo. Katie Prejean McGrady, dagli Stati Uniti, ha accostato il sì di Maria alla serenità con cui il Papa ha reso nota l’operazione. In portoghese, il diacono brasiliano Alexandre Varela ha ricordato l’esperienza missionaria di Leone XIV in Perù: «E oggi, dal suo letto d’ospedale, continua a essere missionario». L’argentino Pablo Martinez ha ripreso l’invito del Papa a pregare ogni giorno di ottobre per la pace e ha aggiunto: «Anche noi, come missionari digitali, vogliamo disarmare le nostre parole nelle reti, perché siano parole di pace». Il quarto mistero, in italiano, è stato affidato a don Davide Imeneo, che ha richiamato l’intenzione di preghiera del Papa per questo mese, dedicata alla pastorale della salute mentale. Il sacerdote ha ricordato che dietro molti schermi si nasconde una sofferenza che nessuno vede, e ha auspicato che anche le comunità digitali diventino luoghi dove nessuno si senta giudicato o solo. In francese padre Michel Remery ha chiuso la preghiera con il quinto mistero: «Chi incontra il Signore non lo tiene per sé: lo porta con sé, testimoniandolo». L’incontro è stato convocato alla vigilia della centesima Giornata missionaria mondiale, istituita da Pio XI nel 1926, centrata sul tema scelto da Leone XIV: «Uno in Cristo, uniti nella missione». I partecipanti hanno ascoltato il videomessaggio del Papa per la Giornata, poi ha preso la parola monsignor Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per il Servizio della Carità. Ruiz ha ricordato il Giubileo dei missionari digitali del 29 luglio dello scorso anno, quando molti degli influencer cattolici, che si conoscevano soltanto attraverso gli schermi, si sono ritrovati insieme nella basilica di San Pietro. In quell’occasione il Papa li aveva invitati a cercare la carne sofferente di Cristo in ogni fratello e sorella incontrati online. Adesso, ha detto Ruiz, i missionari digitali vogliono stare accanto a lui con lo stesso affetto con cui lui li ha accolti, per questo ha chiesto a ciascuno di coinvolgere le comunità che li seguono sui social nei giorni della convalescenza. Monsignor Blanco ha impartito la benedizione finale dopo la recita della preghiera scritta dal Papa come chiosa del messaggio per la Giornata missionaria. Sullo schermo erano ben distinguibili i volti di chi aveva appena cominciato la giornata e di chi stava per concluderla, ciascuno, però, ha abbracciato l’invito rivolto da monsignor Ruiz: «dove c’è un missionario digitale, ci sia una comunità che prega per Pietro».
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