Barcellona, cosa ci può insegnare Gaudì a cento anni dalla morte
Viaggio nella città della Catalogna alla scoperta delle opere dell'"Architetto di Dio" e della sua eredità "spirituale": dall'iconica e maestosa Sagrada Familia alla meno conosciuta e riservata Casa Vicens, a Gràcia. Fra tante storie e curiosità. Oltre 16 milioni i turisti ogni anno, molti italiani. Vueling leader della tratta

Alla fine della sua vita il grande architetto catalano Antoni Gaudì aveva una lunga barba bianca e vestiti logori coperti una giacca troppo grande. Il 7 giugno 1926, mentre attraversava Barcellona a piedi, fu investito da un tram: in molti lo scambiarono per un mendicante e lo lasciarono a terra per ore. Camminava moltissimo, come aveva fatto fin da giovane, quando il movimento gli era stato consigliato per alleviare i disturbi reumatici. Ma camminare per Gaudì era soprattutto un modo per conoscere il mondo. Osservava gli alberi, le conchiglie, le forme delle rocce. Studiava il modo in cui la natura risolveva problemi che gli architetti affrontavano con calcoli e disegni. Era la sua grande maestra nella quale riconosceva la perfezione dell’opera di Dio. A cent’anni dalla morte, tornare sulle sue tracce significa certamente perdersi tra i suoi capolavori, ma soprattutto provare a guardare la realtà con quello sguardo con il quale riscoprire il valore dell’attenzione, del rapporto con la natura, di un’estetica che non perde la sua capacità di essere utile.
Il viaggio alla riscoperta dello sguardo di Gaudì non può che partire da Casa Vicens, nel quartiere di Gràcia. Meno frequentata di altre architetture, la sua prima grande opera residenziale – un gioco di ceramiche, colori e suggestioni orientali – è l’unica a Barcellona che è stata sviluppata da Gaudì insieme al giardino: dato il suo legame con la natura, non è affatto un elemento secondario. Quando Gaudí visitò il terreno, vi trovò fiori gialli e una palma nana. Anziché eliminarli, li trasformò in elementi architettonici: i fiori diventarono il motivo delle piastrelle della facciata, le foglie della palma ispirarono il cancello in ferro battuto. La natura per Gaudì diventa strumento da cui apprendere soluzioni estetiche e funzionali. È un principio che accompagnerà tutta la sua carriera, da Casa Batlló al Parc Güell, dal Palau Güell fino a Casa Milà, la sua ultima grande opera civile. Soprannominata La Pedrera, quest’ultima sorprende per la facciata ondulata, i cortili che lasciano penetrare luce e aria e le forme organiche delle scale e della terrazza. Un edificio estremamente moderno per l’epoca, dove l’innovazione tecnologica convive con l’ispirazione naturale.
Ma è alla Sagrada Família che il pensiero di Gaudí trova la sua espressione più alta. Entrare nella basilica significa immergersi in un immenso bosco di pietra e luce. Le colonne si innalzano come tronchi e si ramificano verso le volte, con altezze e materiali diversi, proprio come in natura. Ogni elemento risponde a una precisa logica geometrica e strutturale, ispirata all’osservazione del reale. In occasione del centenario, nel 2026 è stata completata anche la parte esterna della torre di Gesù Cristo, alta 172,5 metri. Gaudí la volle più bassa del vicino promontorio del Montjuïc: riteneva che l’opera dell’uomo non dovesse superare quella di Dio.









Tra una visita e l’altra, ci si può concedere una pausa sulla terrazza La Pajarera, all’interno del nuovo hotel cinque stelle Bless Barcelona, in Plaça de Catalunya. Con una vista privilegiata sui tetti della città, è il luogo ideale per un aperitivo al tramonto, scegliendo tra i cocktail firmati da Adriana Chía. Per una pausa dolce c’è anche la pasticceria Hofmann, celebre per le sue creazioni originali.
Tra i 16 milioni di turisti che ogni anno visitano Barcellona, moltissimi sono italiani. A collegarla con il nostro Paese è soprattutto Vueling, prima compagnia aerea sulla tratta Barcellona-Italia, e seconda nell’intero mercato tra Spagna e Italia, con oltre 4 milioni di passeggeri trasportati. «Siamo orgogliosi di essere la compagnia aerea numero uno che collega Barcellona e l’Italia, ispirando i viaggiatori italiani a scoprire Barcellona, la sua vivace cultura, il patrimonio modernista e l’eredità architettonica di Antoni Gaudí», afferma Sandra Hors, Vueling Chief of Corporate Affairs, Brand and Sustainability Officer. La compagnia, parte del gruppo Iag, si è anche appena aggiudicata il premio come “Migliore compagnia aerea low-cost in Europa” ai World Airline Awards 2026, organizzati da Skytrax, società internazionale di valutazione del trasporto aereo.
L’ultima tappa del viaggio è la suggestiva Plaça de Sant Felip Neri, nel Barrio Gótico. Gaudí era diretto proprio verso l’oratorio della piazza quando fu investito dal tram. Oggi questo luogo silenzioso custodisce anche una memoria dolorosa: i segni del bombardamento del 1938, compiuto dall’aviazione italiana fascista, che provocò 42 vittime, tra cui numerosi bambini. Alla morte di Gaudí, un’immensa folla accompagnò il suo feretro fino alla Sagrada Família, dove oggi riposa. Aveva dedicato 43 anni a un’opera che sapeva di non poter concludere. A cent’anni dalla scomparsa, questo grande architetto ci consegna un’eredità da recuperare: imparare a vedere ciò che ci circonda, lasciarci interrogare dalla bellezza, innamorarci della vita così tanto da lottare per qualcosa che ci sopravvivrà.
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