Attualità

I provvedimenti. Omofobia e fine vita, alle Camere tornano le leggi che dividono

Francesco Ognibene giovedì 21 ottobre 2021

Suicidio assistito alla Camera, omotransfobia al Senato: non si può dire che il programma per la ripresa dei lavori parlamentari dopo il voto amministrativo preveda giornate tranquille. Due temi profondamente divisivi anche per la maggioranza che sostiene il governo sono fissati a poca distanza nel calendario d’aula di Montecitorio (fine vita, 25 ottobre) e di Palazzo Madama (legge Zan, il 27). Non fosse che ieri le Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno dovuto rimandare una seconda volta – la prima una settimana fa – il previsto avvio dell’esame degli emendamenti al progetto di legge per 'tradurre' la sentenza con la quale nel 2017 la Corte costituzionale depenalizzò in alcuni casi estremi l’aiuto al suicidio. L’attesa del parere del governo sui 400 emendamenti al testo unico firmato da Alfredo Bazoli (Pd), che include diversi punti problematici, ha convinto i presidenti delle due Commissioni incaricate di mettere a punto l’articolato per l’aula – Mario Perantoni e Marialucia Lorefice – a chiedere al presidente della Camera Roberto Fico lo slittamento dell’esame in assemblea.

Nessuno spostamento invece per la ripresa del confronto al Senato sulla più che discussa legge per il contrasto all’omotransfobia, che aveva visto spaccarsi aula e maggioranza sul concetto di «identità di genere» e sulle norme penali per punire chi esprime idee percepite come «omofobe». L’avvio della discussione nell’aula del Senato sulla legge che porta il nome del deputato Alessandro Zan (Pd) il 13 luglio era stato segnato da una dura contrapposizione tra chi chiedeva un esame più ponderato di regole discutibili e i sostenitori del provvedimento, ostili a qualunque modifica. Che l’aria non sia cambiata lo suggeriscono un tweet di Zan – «Ora andiamo fino in fondo, fino all’approvazione» – e la dichiarazione del leader del Family Day Massimo Gandolfini («Il ritorno in aula del ddl è un atto divisivo e inutile»).

In attesa di capire come si muoverà Italia Viva, che aveva chiesto la riscrittura del testo facendo così mancare i suoi voti decisivi per far passare la legge a Palazzo Madama, suona significativa la voce della senatrice pd Monica Cirinnà per la quale «i risultati delle elezioni amministrative, con la grande affermazione del centrosinistra, dimostrano che è forte nel Paese la domanda di eguaglianza e giustizia». Un effetto politico del voto, che però non tiene conto delle defezioni che in estate si erano registrate proprio all’interno del Pd, con più voci perplesse o apertamente contrarie.