Guai a me… se non annuncio il Vangelo sui social
Il programma della missione digitale di Francesca Parisi è il versetto biblico contenuto nei suoi account: un passo della Prima lettera ai Corinzi
Il programma della missione digitale di Francesca Parisi è il versetto biblico contenuto nei suoi account @francescaparisi_1cor9.16, quel passo della Prima lettera ai Corinzi che recita: «Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!». Una necessità che, come racconta lei stessa in “La Chiesa ti ascolta” (San Paolo 2025, pp. 89-93) si è fatta improvvisamente sentire su un passato adolescenziale di «anticattolica» e «mangiapreti» e si è espressa online a partire dai giorni del lockdown.

Parisi ha 31 anni ed è laica; sposata dal 2022, mamma da pochissimo. Originaria di Matera, si è laureata in Lettere moderne a Chieti e oggi vive in Romagna, dove lavora come insegnante (ma non di religione, precisa in un reel). Con l’account che ho già citato la si trova su TikTok e su Instagram, in compagnia di quasi 31mila follower complessivi. Su Facebook invece, dove gli amici sono un decimo, l’account è semplicemente “Francesca Parisi”, ma insieme a un soprannome francescano, “Joculator Dei”, e a una citazione da san Filippo Neri che promettono una certa brillantezza comunicativa. Ironica, vivace, espressiva sono in effetti gli aggettivi che per primi vengono in mente scorrendo i suoi contenuti. Parisi è riservatissima sulla sua vita familiare e professionale ma non rinuncia alla soggettività tipica del digitale se serve per aggiungere vigore alla sua testimonianza: «Racconto la fede come la vivo», spiega a Daniela Verlicchi del Corriere Cesenate, «compresi i dubbi che ho. Scherzando dico che “Dio mi ha rovinato la vita”. Perché non fa sconti e cambia le prospettive». Non disdegna l’apologetica quando vede qualche posizione del magistero messa in discussione nell’infosfera con argomenti che considera viziati da pregiudizi.
Nei suoi video Parisi si inquadra generalmente in primo piano; la mimica facciale, la gestualità, i toni della voce li rendono comunque piuttosto dinamici. Per ovvi motivi, nella giovane rubrica “Church Advisor”, in cui Parisi ci accompagna a visitare, da pellegrini e non solo da turisti, alcune chiese italiane, prevalgono invece le immagini in soggettiva di lei che, attraverso l’obiettivo del suo smartphone, si guarda intorno. La prima puntata (giugno 2025) è stata dedicata alla basilica ravennate di San Vitale; poi ci ha portato a Pisticci (Matera), Sambuceto (Chieti), Cagliari e Perugia. Non un video, ma un’unica immagine con successive sovrascritte e un esauriente testo a commento formano un post di inizio 2026 che mi pare caratterizzi bene lo stile di Francesca Parisi. Partendo dal più classico dei propositi per l’anno nuovo, «perdere peso», tematizza con brio l’importanza di «alleggerire», prima di tutto, «il cuore»: «Via il senso di colpa (che non viene da Dio), via le aspettative degli altri, via gli infiniti “avrei dovuto”». Quanto alla fede, «chili inutili sono quelli del perbenismo, della verità senza carità, della carità senza verità, dell’immoralità, della giustizia senza pietà, dell’ipocrisia». «Imperfetta e salvata», conclude, «tutto dipende da Dio (…) E chissà… magari, affidando a lui ciò che pesa dentro, qualche chilo se ne va anche da fuori».
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