Sette migranti morti al giorno in mare nel solo mese d'agosto

La denuncia delle Ong: meno sbarchi non significano meno vittime. Negli ultimi 30 giorni ben 219 morti nel Mediterraneo centrale
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September 5, 2026
Sette migranti morti al giorno in mare nel solo mese d'agosto
Un gommone stracarico di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale fotografato dall'aereo Sea Bird della Ong Sea Watch
Mentre l’Italia era in vacanza, nel Mediterraneo centrale almeno 219 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa, solo nel mese di agosto. Sono più del doppio rispetto a luglio – sottolinea la Ong Sea Watch - 23 di queste persone sono state trovate senza vita da noi e da altre Ong. Galleggiavano in mare, alla deriva. Le autorità europee sono rimaste a guardare: nessuna nave mandata a cercare altre vittime, nessuno sforzo reale per recuperare i corpi, nessuna risposta politica all’ennesima strage.
La Ong fa i conti con la drammaticità dei numeri: 219 persone in un solo mese significa almeno 7 persone morte al giorno. Una strage. “Mentre sulle spiagge italiane si parlava di caldo, traffico, vacanze e partenze intelligenti, al largo altre persone affogavano nel silenzio. Alcune non hanno nemmeno avuto un nome. Alcune non sono state cercate. Alcune non sono state recuperate – prosegue Sea Watch - Quando diciamo “naufragio fantasma” parliamo di questo: imbarcazioni che spariscono, persone che muoiono lontano dalle telecamere, corpi che restano in mare, famiglie che non sapranno mai dove sono finiti i loro cari. Noi li abbiamo visti. Abbiamo visto i corpi galleggiare senza vita”.
La Ong tedesca punta il dito contro le politiche europee. “Abbiamo visto quello che resta quando l’Europa sceglie di non soccorrere, di non cercare, di non assumersi responsabilità. Abbiamo visto il risultato concreto delle politiche di frontiera: meno soccorsi, più respingimenti, più accordi con milizie e guardie costiere violente, più persone lasciate morire”.
Come tutte le organizzazioni umanitarie attive per mettere in salvo i migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Italia, la Spagna o la Grecia, chiedono canali sicuri e legali. Solo attraverso i corridoi umanitari si possono evitare i morti in mare. “I migranti muoiono in mare quando le navi di soccorso vengono fermate o quando gli aerei civili documentano naufragi e le autorità non intervengono” prosegue la Ong, accusando anche i continui respingimenti da parte delle autorità libiche. “Dal 2023 a 275mila persone è stato impedito di raggiungere le coste italiane”. Persone che sono state intercettate in mare dalla cosiddetta giardia costiera libica che “le riporta nei lager”.
Anche Mediterranea Saving Humans aggiorna il drammatico bilancio dei morti in mare. “Tra gennaio e agosto 2026 il tasso di mortalità nel Mediterraneo centrale è aumentato del 150% rispetto allo stesso periodo del 2025. Meno sbarchi sulle coste italiane non significa meno persone in fuga: significa che il confine si sposta sempre più lontano e che la traversata diventa ancora più pericolosa” sottolinea Mediterranea. Meno arrivi non significano meno morti. A far discutere le Ong sono i numeri snocciolati dal governo sugli sbarchi: meno della metà rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al 4 settembre, il cruscotto del Viminale ha infatti registrato 19.980 arrivi sulle coste italiane, contro i 43.947 dello stesso periodo di un anno fa e i 43.163 del 2024. Aumentano i rischi per chi tenta di attraversare il Mediterraneo e continuano i respingimenti verso la Libia. “Solo nel 2025, oltre 27.000 persone sono state intercettate in mare dalle milizie libiche e riportate indietro, verso un Paese che non può essere considerato un porto sicuro” aggiunge Mediterranea. “Il Governo non ha sconfitto le partenze, ha semplicemente spostato più lontano il confine. E quando il confine si sposta, aumentano le distanze, i rischi e le possibilità che una persona muoia senza che nessuno la veda», dichiara Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. Negli ultimi cinque anni si stima che oltre 10.000 donne, uomini e bambini abbiano perso la vita nel Mediterraneo. Una strage che continua mentre l'Europa investe sempre di più nel controllo delle frontiere esterne e nella collaborazione con Paesi che non garantiscono la tutela dei diritti fondamentali. «Se davvero vogliamo mettere fine all'infinita strage nel Mediterraneo, dobbiamo smettere di rendere sempre più difficile e pericoloso l'accesso all'Europa. Servono canali legali e sicuri d'ingresso, un sistema europeo di ricerca e soccorso adeguato e una politica che metta finalmente al centro la vita delle persone», conclude la presidente di Mediterranea. «È questo il “successo” che vorremmo poter celebrare: non meno persone che arrivano perché più persone vengono fermate o muoiono, ma meno morti perché nessuno è più costretto a rischiare la vita per cercare sicurezza e futuro».

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