L’IA sta dentro i social: come funzionano gli algoritmi e come proteggere i figli

Dai video virali ai chatbot, l’intelligenza artificiale orienta sempre più l’esperienza online dei ragazzi. Facciamo il punto su cosa prevedono le nuove regole europee e quali strumenti hanno già oggi i genitori per intervenire
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October 17, 2026
Immagine generata con l'IA per questo articolo dagli studenti delle scuole medie coinvolti nel progetto acutisai.it
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«Oggi uno dei bambini che ho in asilo ha imprecato a pieni polmoni»: lo raccontava una maestra nella primavera del 2025, parlando dell'Italian brainrot, il fenomeno dei video in cui strani personaggi creati con l'intelligenza artificiale recitano filastrocche spesso volgari. Il più famoso è Tralalero Tralalà, uno squalo con le scarpe da ginnastica. Diventati virali su TikTok, questi personaggi sono usciti dagli schermi e sono finiti persino sulle figurine e sugli album venduti in edicola. Questi video arrivano davanti agli occhi dei bambini spesso grazie alle intelligenze artificiali che sono alla base dei Social Network, sono i sistemi predittivi che scelgono cosa mostrarci in base ai contenuti che guardiamo. Ma i ragazzi sanno come funzionano? Non sempre, infatti, secondo l'indagine EU Kids Online condotta su oltre 28mila giovani europei tra i 10 e i 16 anni, soltanto il 28% sa che l'ordine dei post sui social è deciso da un algoritmo, gli altri pensano che si tratta, invece, di un ordine cronologico. Dietro ogni algoritmo, ovviamente, ci sono le scelte delle aziende: un'inchiesta del New York Times ha scoperto che, dopo un video di CoComelon, uno dei canali per bambini più seguiti al mondo, oltre il 40% dei video consigliati da YouTube conteneva elementi generati dall'intelligenza artificiale. Spotify, in direzione esattamente opposta a YouTube, ha annunciato che la musica degli artisti classificati come «AI Persona» sarà esclusa automaticamente dai suggerimenti. È evidente, quindi, che le decisioni di un'azienda orientano ciò che milioni di persone si ritrovano a guardare o ascoltare.

I minori sulle piattaforme, chi è responsabile dei rischi?

Ma chi è responsabile se questi meccanismi provocano danni? Il Moige ha avviato una class action contro Meta e TikTok davanti al Tribunale delle imprese di Milano perché, secondo i promotori, circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni utilizzano queste piattaforme. In una memoria difensiva presentata nel procedimento si legge che l'eventuale danno sarebbe da attribuire «esclusivamente ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale». Le istituzioni, però, sembrano andare in un'altra direzione: a febbraio, infatti, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a TikTok alcune caratteristiche che spingerebbero gli utenti a restare sempre più a lungo sull'app, oltretutto sono stati giudicati poco efficaci anche i controlli per i genitori. A marzo una giuria di Los Angeles ha invece ritenuto Meta e YouTube negligenti nella progettazione delle loro piattaforme perché hanno permesso ad una ragazza di sei anni di iniziare a usare le piattaforme autonomamente, chiaramente le aziende hanno annunciato ricorso.

EU Kids Act, cosa prevede la proposta europea sui minori online

Il 17 settembre scorso la Commissione europea ha presentato l'EU Kids Act, una proposta di regolamento che dovrà essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, secondo la quale verrebbero vietati gli account social sotto i 13 anni, mentre tra i 13 e i 15 anni sarebbe necessario passare dall'account di un genitore. Inoltre, ai minorenni non potrebbero più essere suggeriti contenuti in base ai loro interessi e ai loro comportamenti sulla piattaforma. Spetterebbe inoltre alle piattaforme dimostrare che i propri servizi sono sicuri. Le regole riguarderebbero anche i chatbot, che, si legge nel testo, non dovrebbero creare l'illusione di un rapporto personale capace di generare dipendenza emotiva… tematica, purtroppo, molto attuale: secondo un'indagine GoStudent diffusa a luglio, il 51% dei ragazzi italiani si confida prima con l'intelligenza artificiale che con amici o genitori. Qui siamo saliti di livello, perché in questo caso non si tratta più di un video suggerito dall'algoritmo, ma di una risposta personale e personalizzata, pronta ad arrivare a qualsiasi ora. Non bisogna però pensare che tutti i ragazzi abitino i social allo stesso modo, perché secondo il Pew Research Center, la maggior parte degli adolescenti americani che usano TikTok ritiene che l'app non abbia effetti positivi né negativi sulla propria salute mentale, però quattro su dieci, ammettono che peggiora il loro sonno.

Come proteggere i figli sui social, alcuni consigli per i genitori

In attesa delle nuove regole, i genitori possono già muoversi per prevenire usi sconsiderati: in Europa, per esempio, le grandi piattaforme devono offrire la possibilità di vedere contenuti non scelti in base al profilo dell'utente, mentre diverse app permettono di cancellare gli interessi memorizzati dagli algoritmi predittivi. Con i più piccoli può essere utile disattivare la riproduzione automatica e, allo stesso tempo, è consigliabile guardare sempre i video insieme. Con gli adolescenti si può provare un piccolo esperimento: confrontare i contenuti che compaiono sul telefono del genitore con quelli suggeriti al figlio e chiedersi insieme perché siano così diversi: è inevitabile che i “gusti” dei ragazzi continueranno a formarsi anche online. Capire che dietro ciò che vediamo c'è sempre una scelta, però, può essere un buon punto di partenza per parlarne anche a tavola, lontano dagli schermi.

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