«Forze armate nella struttura di Futuro nazionale», Procura militare avvia indagine su Vannacci
di Redazione romana
Accertamenti preliminari su un esposto presentato dal Sindacato dei militari. L'avvocato del generale: confidiamo nell'archiviazione. Un'altra denuncia alla procura di Roma riguarda la ricostituzione del partito fascista
La Procura militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha avviato «accertamenti preliminari» in relazione a un esposto presentato dal Sindacato dei militari nei confronti del generale Roberto Vanacci, presidente di Futuro nazionale, del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini. L'oggetto dell'attività della Procura con le stellette «è in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze armate - spiega il procuratore in una nota - all'interno della struttura organizzativa» del partito vannacciano. Obiettivo dei pm è verificare «l'eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare». Questo dopo che in un primo momento era circolata la voce che l'indagine riguardasse la ricostituzione del disciolto partito fascista, con la violazione della legge Scelba; ipotesi poi meglio precisata perché questa seconda contestazione c'è, ma riguarda un altro esposto, presentato sempre dal Sindacato dei militari già il 28 agosto e alla procura generale di Roma.
«Per quanto ci è stato precisato, gli accertamenti della Procura militare non riguarderebbero l'ipotesi di ricostituzione del disciolto partito fascista, come inizialmente riportato, ma il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro nazionale - conferma l'avvocato Giorgio Carta, difensore del generale Vannacci -. Anche in questa diversa prospettiva, nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L'eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice». In realtà, secondo Carta «nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all'interno di un partito politico. Tale divieto è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017: una conclusione che personalmente non condivido - prosegue il penalista - e che non rappresenta neppure l'unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il Tar Umbria con la sentenza n. 409 del 2011 e il Tar Piemonte con la sentenza n. 1127 del 2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato. In ogni caso, anche volendo seguire l'interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l'archiviazione», ha concluso il difensore di Vannacci.
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