Tenerezza, formazione e legami. Le Rsa come veri «luoghi di vita»
Con questo intervento prende il via una serie di articoli sulle sfide dell’assistenza residenziale agli anziani fragili. Nelle strutture occorre guardare ai volti segnati dagli anni con vicinanza, carezze e ascolto Senza dimenticare i familiari che condividono le sofferenze e il personale che si prende cura di loro

«La realtà delle strutture residenziali per anziani è il simbolo della nostra epoca di incertezze culturali e organizzative. Nelle aree di cerniera, dove sono impossibili risposte semplici e univoche, le nostre capacità di rispondere correttamente ai bisogni mostrano gravi limiti». Sono le prime righe di un volumetto di Rozzini, Carabellese e Trabucchi, scritto nel 1992 sull’assistenza nelle residenze per anziani. Dopo qualche decennio potrebbero essere l’incipit anche di questa serie di articoli che verranno pubblicati su Avvenire ; vorremo, però, che l’ospitalità del nostro giornale permettesse la crescita di nuove idee, adeguate al tempo che passa. Ci rendiamo conto che non si tratta di problematiche semplici; non vorremo, però, deludere i lettori colti e attenti di Avvenire .
Le problematiche relative alle residenze per anziani devono oggi considerare moltissime variabili, in continuo mutamento, che fanno di questo ambito uno dei più delicati nella vita di una comunità. Sono infatti presenti aspetti psicologici, clinici, antropologici, sociali, organizzativi, economici in una sovrapposizione complessa. Però è possibile guardare con occhio responsabile a questi cambiamenti senza paura e senza angoscia, purché si sia disposti a studiare, sperimentare, rischiare attorno a qualche innovazione. Gli articoli che seguiranno nelle prossime settimane hanno primariamente questo scopo: presentare con semplicità alcuni dei nodi più importanti nella vita delle residenze per anziani, indicando che non si tratta di realtà più grandi della capacità di gruppi di operatori e di cittadini, desiderosi di costruire, con prudente determinazione, un futuro diverso. Certo, un primo aspetto di certezza si forma attorno all’affermazione coraggiosa e realistica che nessun cittadino anziano bisognoso di assistenza, operatore, politico, programmatore) deve aver paura del futuro. Abbiamo avuto la fortuna di raggiungere in media una vita lunga come mai nella storia; questo dono (che può essere interpretato in chiave religiosa o meno) non po’ assolutamente diventare un ostacolo ad una vita che produce frutti, sia per il singolo individuo sia per la sua comunità.
Introduco questa serie di articoli su Avvenire riguardanti le residenze per anziani fragili con alcune premesse antropologico-culturali, perché sia chiara l’impostazione che intendo dare alle riflessioni successive. Allo stesso tempo, si deve considerare che Avvenire ha una presenza molto significativa in diversi ambiti della società. La mia prima “dichiarazione” è connessa con il principio della tenerezza. Alla base del mio essere medico, e in particolare medico degli anziani, vi è la scelta di accompagnare la vita delle persone guardando sempre alle loro difficoltà. Nulla dei lunghi anni di vita degli anziani fragili passa senza lasciare segnali che il corpo e il cervello non riescano a cogliere, stimolando atteggiamenti che non sono solo di comprensione, ma di intima tenerezza. Collocando questo sentire nell’ambito delle Rsa, tenerezza vuol dire entrare nelle strutture osservando i volti degli ospiti; talvolta sono volti che mostrano la pesantezza degli anni, ma no per questo dovrebbero essere oggetto di vicinanza, carezze, ascolto. La tenerezza si deve mostrare anche verso i parenti che non risiedono nelle strutture, ma spesso condividono le difficoltà, le crisi, le sofferenze degli ospiti. Cosa può indurre maggiore tenerezza che un parente che alla sera esce dalla struttura conservando nel proprio cuore memorie e sofferenze degli ospiti. Tenerezza che deve anche essere mostrata verso il personale che nel corso della giornata è stato in grado di mostrare a sua volta tenerezza verso gli ospiti, spesso afflitti da dolori, disagi, sofferenze psicologiche e somatiche. Chi offre loro un gesto di tenerezza? Fuori delle mura della Rsa chi è in grado di dimostrare gratitudine attraverso una carezza, un minimo di dialogo, il giusto compenso del lavoro senza soste per molte ore.
La seconda “dichiarazione” riguarda l‘impegno a studiare, studiare, con serietà e impegno senza soste. In un ambito così delicato che riguarda la vita dei nostri concittadini anziani fragili non è ammessa alcuna superficialità, alcuna affermazione non fondata, la valutazione di dati quantativi non adeguatamente studiati. Purtroppo, invece, i dati sono spesso analizzati con superficialità; i cambiamenti antropologici, clinici, sociali, psicologici sono avvenuti con tale velocità che in molti ambienti se ne è preferita una lettura generica, talvolta con il solo scopo di confermare le proprie premesse ideologiche. Per molti anni gli studiosi Usa hanno costruito un punto di riferimento indiscutibile e anche in Italia ne abbiamo avuto gradi vantaggi. Oggi le scuole americane hanno perso parte del loro smalto; però non sono sorti in alternativa centri di adeguata serietà e innovatività. Mi permetto di dire che il grande investimento del Pnrr non sembra aver avuto in questo campo ricadute adeguate. Sfortunatamente, quindi molte delle problematiche sul futuro delle Rsa (diffusione, struttura, obiettivi, organizzazione) sono ancora affidate a discussioni vivaci, ma non apportatrici di idee per il domani. In questo momento il dibattito sull’organizzazione della città non si sono viste progettualità originali, sia rispetto alla collocazione nei quartieri sia nell’organizzazione interna. Varie discussioni sono in atto tra case per anziani, soluzioni intermedie, il cohousing . Chi avrà la capacità di suggerire soluzioni realistiche?
Una terza “dichiarazione” riguarda la formazione degli operatori, sia sul versante organizzativo sia su quello assistenziale. Oggi mancano migliaia di addetti di ogni livello. Continuiamo a “importare” (parola sconveniente!) operatori da altre nazioni, senza attenzione alla loro formazione, se non rapida e puramente tecnica. Dovrebbe essere chiaro che non basta dare indicazioni sui singoli comportamenti, ma è doveroso insegnare che la Rsa è una struttura complessa e delicata, dove muoversi in sintonia e determinazione. Ma questo atteggiamento si acquisisce sola all’interno di un progetto educativo. Un aspetto formativo deve coinvolgere anche le funzioni apicali, che devono essere in grado di dare l’impostazione del lavoro (occorrerebbero scuole di alto livello, per professionisti pagati in modo adeguato, che riescano quindi a mettere radici in un ambiente umano, tecnico, sociale). Il direttore deve essere formato a tenere rapporti solidi con le amministrazioni locali, ad di la degli aspetti formali o ancor peggio politici e di corrente.
Una quarta “dichiarazione” riguarda la collocazione delle Rsa nell’ambito delle cure dell’anziano. Fino a qualche anno fa non esisteva il concetto di rete e le Rsa erano vissute come luoghi dove trascorre le parti finali della vita, senza che queste realtà fossero collocate in una rete dove erano attive anche altre dinamiche. Erano luoghi separati l’uno d’altro, dove la persona anziana sceglie di vivere la parte finale della vita. Oggi in nessun Paese moderno le Rsa vivono da sole in una in propria autonomia senza un rapporto diretto con altre strutture. Purtroppo, anche in Italia sono sorte strutture in totale autonomia, in gran parte private; sono gravemente lesive della libertà dell’individuo: inoltre, spesso con le loro prassi incivili, provocano gravi colpi alla fiducia delle popolazioni. A questo proposito è doveroso che i servizi di sorveglianza adottino atteggiamenti molto severi a protezione dei cittadini e delle istituzioni serie. Infine, deve essere chiaro che le strutture per anziani sono luoghi privilegiati di cura attraverso la pratica di una medicina moderna, attenta all’innovazione, alla ricerca da una parte dell’equilibrio non facile tra una vita sana, che continua in dignità, da una parte e una vita che vorrebbe spegnersi. Anche in questa prospettiva le Rsa hanno grandissime responsabilità; gli studi sul piano clinico, organizzativo ed etico rappresentano un fondamento essenziale per costruire nelle Rsa veri luoghi di vita.
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