Ecco come Gaza smaschera la muta Europa

«La verità è che l’Occidente è totalmente fuori sincrono con la coscienza dell’umanità su una delle questioni più tragiche e indegne della politica internazionale in questo quarto di secolo»
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June 12, 2026
Ecco come Gaza smaschera la muta Europa
L'Aula dell'Assemblea Generale dell'Onu /Imagoeconomica
Una delle caratteristiche di questa fase è il progressivo discredito e il tentativo di marginalizzare o rendere “enti inutili” i corpi politici assembleari, a cominciare dai Parlamenti nazionali per arrivare sino al massimo consesso mondiale, vale a dire l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per le assemblee elettive nostrane valeva la convinzione di Leonardo Sciascia, quando esse ancora si formavano in base alla possibilità per gli elettori di esprimere le loro preferenze, che fossero, in realtà, nel bene e nel male, lo specchio fedele del paese e nient’affatto un’escrescenza estranea al corpo sociale.
Su un altro piano, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che è formata da Stati anziché da singoli parlamentari, adotta per lo più risoluzioni politiche che non sono vincolanti, ma che diversi studiosi del diritto internazionale considerano comunque importanti perché manifestano la direzione verso cui si indirizza la coscienza collettiva dell’umanità. Detto in termini più tecnici, queste prese di posizione, che si traducono in voti a favore, contrari o astensioni, rivelano quale opinio juris (ciò che la comunità internazionale considera giusto e dovuto sul piano del diritto) venga a formarsi nel contesto internazionale su questioni cruciali. È stato così in relazione all’aggressione russa all’Ucraina, con diverse risoluzioni di condanna dell’invasione (3 marzo 2022, con 141 voti a favore, 5 contrari e 35 astensioni), delle sue conseguenze umanitarie (24 marzo 2022, con 140 voti a favore, 5 contrari, 38 astensioni), nonché dell’annessione delle regioni ucraine occupate (12 ottobre 2022, con 143 voti a favore, 5 contrari, 35 astensioni).
Da parte occidentale si è a buon diritto esultato dopo questi risultati, ritenuti un segnale chiaro della contrarietà della gran parte degli stati membri delle Nazioni Unite alla violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Ben diversa è la posizione occidentale su Israele-Palestina.
Il clima politico mondiale su Israele dopo le operazioni militari indiscriminate e criminali d’Israele a Gaza (senza contare la pulizia etnica in corso in Cisgiordania) è ben fotografato sul voto dell’Assemblea Generale del 14 maggio 2024 sul riconoscimento della Palestina come Stato qualificato per l’ammissione alle Nazioni Unite e sull’ampliamento dei suoi diritti come Stato osservatore (143 voti a favore, 9 contrari e 25 astensioni). In quel decisivo passaggio politico, oltre alla scontata contrarietà di Stati Uniti ed Israele, spiccarono per la loro incomprensibilità le astensioni di Canada, Germania, Gran Bretagna e Italia, e di diversi altri Paesi europei. Tra l’altro, l’Italia si distinse per essere il solo grande paese mediterraneo ad astenersi, per mero posizionamento ideologico, su una deliberazione priva di conseguenze pratiche sul terreno, che però, in realtà avrebbe reso molto più credibile (anche se, purtroppo, non necessariamente più probabile) l’opzione politica per “due popoli, due Stati”. Chi ripete meccanicamente questo slogan come un disco rotto, ma poi non riconosce uno dei due Stati vuol dire che, in definitiva, non crede davvero a questa soluzione.
Il nocciolo della recente bocciatura della Germania da parte della stessa Assemblea Generale per un seggio biennale in Consiglio di Sicurezza, al di là di tutte le interpretazioni tattiche e tecniche che sono fiorite (tra cui la prevedibile campagna contraria di cui si sarebbe resa protagonista la Russia) sconta in realtà, in modo eclatante e rilevante, anche questo posizionamento politico su Gaza. Nel gennaio 2024 il governo tedesco aveva persino annunciato l’intenzione (per poi cambiare idea) di intervenire come “Stato terzo” dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia per respingere le accuse di genocidio mosse dal Sudafrica contro Israele.
La verità è che l’Occidente è totalmente fuori sincrono con la coscienza dell’umanità su una delle questioni più tragiche e indegne della politica internazionale in questo quarto di secolo. L’Europa, in particolare, anche per l’opposizione di Germania e Italia, è stata finora incapace di articolare una politica seria nei confronti del governo di Netanyahu. Ecco perché lo scorso 10 giugno, su proposta di ben 460 ex Ambasciatori europei e degli Stati membri, 20 personalità politiche di primissimo piano (tra cui tre ex Presidenti del Parlamento europeo ed ex Primi Ministri e ministri degli Esteri) hanno lanciato un ennesimo allarme, evidenziando come «oggi la credibilità dell’Ue agli occhi dei propri cittadini ed elettori – e della maggior parte del mondo – sia minata dalla sua incapacità di dimostrare leadership morale e politica nel sostenere il diritto internazionale e, in particolare, nell’applicare i termini giuridici dell’Accordo di associazione Ue-Israele». L’Unione Europea – si legge nell’appello che Avvenire pubblica oggi, ndr – «deve smettere di chiudere gli occhi di fronte agli orrori che il governo israeliano sta infliggendo ai palestinesi». Tra gli “orrori” vi è quello di comprimere ulteriormente l’intera popolazione di Gaza – che sopravvive in condizioni squallide e disumane – in appena il 30% del territorio della Striscia, continuare a impedire o ostacolare gli aiuti umanitari, allargare gli insediamenti illegali di coloni nei territori palestinesi occupati.
Tra le misure proposte, oltre alla sospensione dell’accesso commerciale preferenziale di Israele previsto dall’Accordo di associazione Ue-Israele, vi è quella di impedire tutte le esportazioni provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania, nonché estendere l’elenco dei ministri, funzionari, individui ed entità israeliani sanzionati, associati agli insediamenti e soggetti a divieti di visto e congelamento dei beni. L’Unione Europea non può restare a guardare.

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