Ebola, mille le vittime dell’epidemia in Congo
di Redazione
Il contagio favorito del sovraffollamento nei campi profughi, secondo le autorità sanitarie il virus si estende con una rapidità che non ha precedenti nelle epidemie di Ebola del passato

Quasi mille persone sono morte a causa del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc). È quanto emerge in un rapporto sull'epidemia stilato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dalle autorità sanitarie locali. I morti sono saliti a 967, mentre il bilancio totale dei contagiati, incluse le vittime, ha superato la cifra di 2.400.
Nei giorni scorsi le Nazioni Unite avevano lanciato l'allarme sulla diffusione del virus nei campi per sfollati e profughi, sottolineando che il sovraffollamento aumenta il rischio di trasmissione della malattia. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha avvertito che sono stati segnalati casi confermati di Ebola in almeno 16 campi per sfollati nell'Ituri, la provincia nord-orientale, epicentro dell'epidemia. «Questi siti ospitano oltre 270mila sfollati, il sovraffollamento e l’accesso limitato ai servizi di base stanno aumentando il rischio di trasmissione della malattia», ha dichiarato l’Ocha in un comunicato.
Le Nazioni Unite e i suoi partner hanno allestito postazioni per il lavaggio delle mani e stanno conducendo campagne di sensibilizzazione nelle comunità sulle misure di prevenzione dell'Ebola.
Il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) ha affermato che «questa è l’epidemia di Ebola a più rapida crescita di sempre tra tutti i diversi virus che causano la malattia».
L’epidemia è circoscritta alla Rdc, e in particolare alla provincia di Ituri, «la più colpita con circa il 90% dei casi» mentre in Uganda con un totale di 20 casi appare ormai sotto controllo». Lo afferma Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, secondo il quale «la situazione nella Repubblica Democratica del Congo rimane difficile e necessita di uno sforzo internazionale maggiore per essere affrontata in maniera adeguata. Due americani che hanno contratto l'infezione in Congo sono trattati in Germania a seguito di trasporto medico, mentre in Francia sinora è stato ricoverato solo un paziente sempre proveniente dal Congo».
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