Dimissionario l'ad di Ferrovie Donnarumma
di Redazione
Sono praticamente ufficiali le dimissioni dell'ad. Se n'è parlato in un incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Secondo fonti Mit, l'obiettivo sarebbe di far partire la "Fase 2" chiusi gli obiettivi del Pnrr

Sono praticamente ufficiali le dimissioni dell'ad di Fs Stefano Donnarumma: il suo viaggio in Fs arriva al capolinea. Nei prossimi giorni l'ad di Ferrovie, dopo aver chiuso i dossier più importanti, lascerà la guida dell'azienda e «consegnerà le dimissioni», ha reso noto in un comunicato il ministero. La decisione di chiudere il mandato in anticipo è stata presa nel corso di un incontro, ieri mattina, tra il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il manager. Ma di fatto è stata chiesta dal vicepremier leghista, sempre più assediato per le ondate di lamentele su treni in ritardo e lavori fonti, a loro volta, di ulteriori rallentamenti. Secondo fonti del Mit, l’obiettivo sarebbe di far partire subito una “fase 2” dopo la chiusura del Pnrr: la scelta del successore avverrà all'interno del gruppo: si parla da giorni come possibile successore dell’attuale ad di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio. Sul quale, però, pende la spada di Damocle del processo per la strage di Brandizzo del 31 agosto 2023, che costò la vita a cinque operai.
Le stesse fonti sottolineano che il ministro ha comunque manifestato soddisfazione per gli obiettivi Pnrr raggiunti, che vedono Fs vicina al traguardo dei 25 miliardi di euro, e per l'enorme sforzo dell'azienda nel coniugare 1.300 cantieri al giorno con una puntualità migliorata del 7% a giugno 2026 rispetto allo stesso mese del 2025. Il ministro ha inoltre evidenziato l'importanza del volume degli investimenti negli ultimi due anni e il ritorno all'utile per 30 milioni di euro nell'ultimo bilancio dell'azienda. Salvini ha quindi ringraziato l'ad «per il lavoro svolto e gli oltre 90mila dipendenti Fs che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Nel faccia a faccia sarebbe anche stata discussa la buonuscita del manager, che da contratto non dovrebbe superare gli 1,5 milioni di euro.
La scorsa settimana, alcuni disservizi lungo le tratte ferroviarie avevano portato Salvini a esprimere una certa “irritazione” per la situazione. In quell’occasione si erano già diffuse voci su un possibile allontanamento di Donnarumma. In un primo tavolo al ministero convocato martedì scorso, il rapporto sembrava essersi rasserenato. Ieri il nuovo incontro, al termine del quale è invece arrivata l'accelerazione sulle dimissioni dell'ad che, a seguito del faccia a faccia con il ministro, avrebbe convocato le prime linee del management del gruppo. Già al centro di frizioni nelle ultime settimane, con le dimissioni di due consiglieri e del direttore finanziario.
Le polemiche politiche
L’uscita di Donnarumma ha scatenato le polemiche da parte dell’opposizione. «Le dimissioni anticipate dell'amministrazione delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma, sono la plastica certificazione della disastrosa gestione del ministro Salvini - dice Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva -. Salvini può essere considerato il peggior ministro dei Trasporti di sempre. L'idea che si vuole far passare con le dimissioni di Donnarumma è che il responsabile di tutto questo sia l'amministratore delegato, ma il problema principale è e rimane Matteo Salvini. Più che Donnarumma, a doversene andare è il ministro».
«Matteo Salvini chiede e ottiene le dimissioni dell'amministratore delegato Stefano Donnarumma, ma non se ne va lui, il terminator dei trasporti italiani. Sotto la sua gestione, l'Italia è diventata il Paese dei treni in ritardo, dei guasti continui, dei pendolari abbandonati e dell'alta velocità trasformata in un'odissea quotidiana. Salvini scarica le responsabilità sugli altri, cambia i vertici, cerca capri espiatori, ma il fallimento ha un nome e un cognome: Matteo Salvini»: così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde.
Di «ultimo atto» del «fallimento nei trasporti di Meloni e Salvini» hanno parlato invece in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia e Infrastrutture del Pd, e Andrea Casu, deputato e vicepresidente della commissione Trasporti della Camera. Per i due dem, «in attesa di sapere quando arriveranno e quanto costeranno agli italiani le dimissioni dell'amministratore delegato del gruppo Fs Donnarumma, pendolari, lavoratori e cittadini continuano a pagare ogni giorno il conto dei ritardi e delle scelte politiche sbagliate del governo. Le dimissioni che servirebbero davvero sono quelle del peggior ministro dei Trasporti della storia della Repubblica».
Le dimissioni anticipate di Donnarumma «rappresentano un segnale preoccupante per Fs e per il Paese - sottolinea Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali italiani -. Ancora più preoccupante sarebbe la sostituzione con Strisciuglio, uomo di fiducia di Salvini, la cui nomina ad amministratore di Trenitalia l'anno scorso è già costata al governo una lettera della Commissione Europea, che chiedeva spiegazioni per il passaggio di poltrona da ad di Rfi a quello di Trenitalia, quando i due organismi dovrebbero essere indipendenti per le normative Ue».
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