Lo sciopero dei tir paralizza il Sud: rifornimento di merci a rischio
A Palermo esplode la rabbia dei camionisti per prezzi del gasolio insostenibili «Un affronto l’esclusione del consorzio siciliano dalla trattativa» Fermi anche in Calabria e Puglia. Code e disagi

Inviato a Palermo
Lo stop a Palermo è cominciato all’alba di ieri. I tir del Cts (il Consorzio trasporto siciliano che riunisce circa 7mila imprese) si sono dai appuntamento in via Francesco Crispi, davanti al varco Santa Lucia del porto palermitano e lì si sono fermati. «Non ci ritireremo finché non ci sarà più nulla sugli scaffali dei supermercati» è il messaggio a metà strada tra la minaccia e la disperazione. I manifestanti sono attenti a parlare di presidio perché potrebbe scattare l’accusa di blocco stradale, per il quale sono previste pene piuttosto pesanti, ma di fatto non si passa. Proclami a parte, la rabbia tra chi guida mezzi pesanti per vivere, è forte. Le forze dell’ordine, presenti numerose, non hanno segnalato particolari situazioni di tensione, ma che gli animi degli autisti siano esacerbati, è un dato di fatto. «Sono 40 anni che faccio questo mestiere e una situazione simile non era mai accaduta» è il commento più diffuso. Il rincaro del gasolio, dettato dalla congiuntura internazionale, ha portato a un aumento di 50 centesimi per litro che si fanno sentire sul portafoglio al momento del pieno così come gli extra-costi legati ai traghetti. C’è chi ricorda le promesse della politica sui bonus carburanti che sono andate deluse in maniera sistematica. A riscaldare vieppiù gli animi, è la sensazione di essere abbandonati, lasciati soli da chi dovrebbe aiutarli. E non bastano le rassicurazioni che arrivano da Roma. Anche perché oltre al costo del carburante, c’è l’aumento del pedaggio da pagare per salire sui traghetti che collegano l’isola all’Italia. Tutti passivi, attaccano gli autotrasportatori, insostenibili in una corretta economia aziendale. I trasportatori aspettano atti concreti per decidere di tornare al lavoro. Per Salvatore Bella, leader del Cts, non circola un tir in tutta la Sicilia e la decisione di non fare passi indietro, sarebbe condivisa da tutti. Lo sciopero andrà avanti come previsto sino al 22 ottobre. Bersaglio degli strali dei lavoratori sono sia la Regione Sicilia, in primis il presidente Renato Schifani, che il governo nazionale. Il fatto di non essere stati convocati all’incontro del prossimo 27 ottobre a Roma al Mit (al contrario delle sigle nazionali che non stanno scioperando) è considerato un affronto vero e proprio e l’aria è quella di una battaglia senza tregua fino a quando non arriveranno proposte precise. C’è chi chiede uno sconto generale sul carburante e chi invece domanda tagli mirati proprio per la categoria. E c’è chi afferma che alle prossime elezioni si ricorderà del trattamento ricevuto dal governo. In città la situazione appariva calma almeno fino al pomeriggio avanzato anche se nessuno nasconde la preoccupazione di trovarsi a fare i conti, nel giro di pochi giorni, con una situazione difficile sul fronte dell’approvvigionamento.
Palermo e la Sicilia sono però la punta dell’iceberg. Tutto il Sud Italia è in grande difficoltà e le proteste esplodono ovunque con diverse conseguenze. In Basilicata, convocati da Coldiretti, un centinaio di trattori si sono trovati sotto la sede della Regione, a Potenza: il presidente Vito Bardi ha assicurato un intervento economico. Situazione difficile anche in Calabria. Il presidente di Unindustria Calabria parla di «situazione difficile in tutto il Mezzogiorno. Il blocco dei trasporti e il razionamento del carburante porterebbe a una strozzatura del processo produttivo di tutte le industrie». E nella Locride, ieri, per la prima volta si sono registrati dei fermi sulle strade. In Puglia la protesta ha portato centinaia di Tir vicino al porto di Brindisi che poi si sono messi in moto verso Bari a bassa velocità causando non pochi rallentamenti.
Insomma una situazione che rischia di deflagrare e che ha spinto Fededistribuzione a lanciare l’allarme per il rischio che il blocco delle merci porti ad una serie di ritardi e di rincari. Allarme rilanciato dal presidente dei distributori farmaceutici, Walter Farris che paventa rischi anche per la disponibilità dei farmaci. L’autorità garante ha annunciato che la Commissione di garanzia «sta assumendo le opportune iniziative per individuare i responsabili dei blocchi al fine di impedire che vengano compromessi i diritti fondamentali dei cittadini». La battaglia potrebbe essere solo all’inizio.
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