Dalla Libia all’Europa: così il viaggio di Hasan adesso si infrangerà sulle regole di Bruxelles
Dalle strutture di trattenimento in porto alla lista dei Paesi sicuri, fino ai “mini-hub” per gli screening e, spesso, all’espulsione: un esempio di ingresso dopo l'entrata in vigore del nuovo Patto Ue sui migranti

Hasan è partito dal Bangladesh tre anni fa. Ha 26 anni, dopo aver lavorato in Libia in un’impresa di costruzione, nell’ultimo anno ha perso il lavoro. Hasan finisce in un centro di detenzione, subisce violenza e torture. Deve pagare per uscire. E per lasciare la Libia. Deve mantenere anche la famiglia rimasta nel suo Paese d’origine. Dopo diversi tentativi di fuga e corrompendo i suoi aguzzini riesce a trovare un passaggio in mare, su una delle tante carrette pericolose e stracariche che attraversano il Mediterraneo rischiando di colare a picco e nella migliore delle ipotesi di essere nuovamente intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica e riportati a terra. Di nuovo in uno dei tanti centri di detenzione per gli immigrati irregolari. Ma una volta sbarcato in Italia per Hasan non sarà tutto rose e fiori. Col nuovo Patto UE su migrazione e asilo, da oggi in vigore, per un cittadino del Bangladesh che decide di attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa, la vita sarà sicuramente più difficile e complicata. Il Bangladesh non è solo la prima nazionalità dichiarata al momento dello sbarco in Italia ma anche uno dei Paesi considerati sicuri nell’elenco individuato dai 27 Stati membri. A partire dal momento in cui, salva la pelle dagli aguzzini libici e dalle onde del Mediterraneo, ora deve fare i conti con le nuove procedure di frontiera. Per il momento il blocco navale è scongiurato. Il rischio di essere fermati in mare e di non poter raggiungere l’Italia ma essere sbarcati su un altro Paese per il momento è rimandato. Si ripresenterà nei prossimi mesi. L’obiettivo immediato e dichiarato dal governo di Roma, che ha dato il via libera al decreto legge per l’attuazione del patto Ue, è quello di porre un freno all’ingresso di migranti irregolari. L’Italia, infatti, è uno dei cinque Stati membri lungo la rotta del Mediterraneo centrale maggiormente sotto pressione migratoria insieme a Spagna, Francia, Germania e Grecia che hanno ricevuto l’83% di tutte le prime domande di asilo.:Il primo grande “scoglio” per Hasan saranno le nuove procedura di frontiera. «Intanto saranno realizzati nei porti di sbarco delle strutture che non sono gli attuali hotspot ma strutture di “trattenimento temporaneo” di detenzione amministrativa – spiega Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans – le vogliono realizzare in ogni porto di sbarco: noi siamo certi che partiranno dal Nord, da Marina di Carrara o da Ravenna, i porti “lontani” dove vengono solitamente indirizzate le navi civili che salvano i migranti in mare. È un po’ quello che avevano già iniziato a fare in passato ma su cui avevano dovuto poi fare marcia indietro con il pronunciamento del Tribunale di Catania sulle mini strutture realizzate a porto Empedocle e a Pozzallo-Modica». Nello specifico, a settembre e ottobre 2023, il giudice Iolanda Apostolico aveva emesso una serie di sentenze a Catania con cui veniva disapplicato il “decreto Cutro”, rifiutando di convalidare il trattenimento di alcuni migranti richiedenti asilo (la maggior parte dei quali provenienti dalla Tunisia) all’interno dei centri di permanenza. C’è già chi vede lo smantellamento del diritto d’asilo e la violazione sistematica dei diritti umani, le detenzioni arbitrarie e le deportazioni. «Se il migrante che sbarca proviene da uno dei cosiddetti paesi sicuri, vogliono impedire che possa chiedere asilo, avviando invece direttamente la procedura accelerata di espulsione verso il paese d’origine – prosegue Marmorale che è anche operatrice dell’accoglienza a terra –. Una vera e propria deportazione: quello che il governo di Roma avrebbe voluto fare in Albania sul quale ancora oggi c’è molta poca chiarezza». Hasan rischia quindi di finire in un vero e proprio hub dove saranno avviate le procedure di espulsione. Ma anche questo è tutto da vedere. Perché probabilmente gli unici due Paesi con cui potranno farlo saranno Tunisia ed Egitto. Provenendo dal Bangladesh, quindi da uno dei cosiddetti “Paesi sicuri” inseriti nel Migration act non garantisce l’espulsione. I giudici, sul tema dei cosiddetti Paesi sicuri, nelle loro ultime sentenze affermano che ogni posizione va valutata in modo individuale, il concetto di paese sicuro non può essere di per sé legittimante l’espulsione.
Hasan quindi finirà in una di queste mini strutture: dei veri e propri mini-centri detentivi dove sarà innanzitutto avviato uno screening anagrafico e sanitario. I dati di Hasan entreranno nella rete “europea” e da quel momento sarà identificato come richiedente asilo che non ha però un diritto di soggiorno. Hasan è in Italia ma giuridicamente non lo è. «Perché la logica è come se fosse sul confine, si applica una funzione giuridica di non ingresso», spiega Gianfranco Schiavone di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Da oggi il soggiorno in Italia per la domanda d’asilo non costituisce un motivo di permanenza. «Si tratta di un escamotage giuridico che cerca di limitare la libertà delle persone e comprimere la procedura d’asilo e il diritto al ricorso». Ma Hasan è appena arrivato in Italia, non parla la lingua, non sa come muoversi, è confinato in uno di questi mini-hub e non capisce quello che sta succedendo. Deve trovarsi un avvocato, parlare con un interprete. «Il diritto al ricorso dovrebbe concludersi tra i cinque e i dieci giorni – aggiunge Schiavone – un termine assolutamente ridicolo e contro il principio, quindi è del tutto evidente che lo scopo della procedura è far fuori il maggior numero possibile di domande e cercare poi di allontanare le persone il cui ricorso di fatto non avviene». Pur di rimanere in Europa, Hasan cercherà di fuggire dal mini-hub. «L’unico risultato di tutto questo sarà l’esplosione del numero di persone senza documenti che difficilmente saranno allontanate perché il tema rimpatri sarà trattato in un nuovo Regolamento che al momento non c’è: una macchina che produce disagio sociale, lavoro nero, grave sfruttamento e criminalità». Il sogno di Hasan di una vita migliore finisce così. E come lui quello di tanti altri provenienti dal Nord Africa e dall’Africa subsahariana. Adulti e minorenni. Intere famiglie e uomini soli. Le procedure accelerate saranno applicate a tutti.
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