C'è una strada per educare i ragazzi all'amore e alla sessualità. E convinciamocene: passa dal corpo

Ai genitori e agli educatori, in ogni ambito di incontro coi giovani, occorre ricomporre ciò che oggi rischia di essere separato: piacere, affetti, legami e generatività
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October 17, 2026
L'abbraccio tra due burattini
L'educazione all'amore passa attraverso il corpo
Suor Roberta Vinerba, religiosa francescana, è stata pianista di pianobar e attivista dei collettivi femministi. Oggi insegna Teologia morale all'Istituto teologico di Assisi e in altre università. Accompagna i ragazzi dell'oratorio, ha scritto decine di libri in ambito educativo. Le sue lezioni sull'amore nella cattedrale di Perugia hanno richiamato per anni migliaia di giovani da tutta Italia. Con lei prosegue la serie di riflessioni che troverai pubblicate sulla newsletter di Avvenire dedicata alle famiglie, “Sofia”: iscriviti gratuitamente. Qui invece le puntate precedenti.  
Nella sua Teologia del corpo Giovanni Paolo II afferma che il corpo è «sacramento primordiale», creato per «rendere visibile nella realtà visibile del mondo il mistero nascosto dall’eternità in Dio e così esserne segno». Quale è la realtà invisibile di Dio della quale il corpo è visibilità storica? Dio è amore, afferma l’evangelista Giovanni, amore che nella vita intratrinitaria si declina in una relazione di dono e di accoglienza per la quale ciascuna Persona è tutta nell’Altro e tutta in Sé. Amore come dono-accoglienza, come apertura radicale dell’Io all’Altro, trovando in essa il proprio compimento. Ora, nella realtà umana, è proprio il corpo differentemente sessuato che manifesta questa apertura, nel corpo maschile e femminile troviamo la scaturigine di quel desiderio di dono, di compiutezza che vuole «toccare» l’altro fino ad essere una cosa sola con lui. E se nella relazione sessuale questo si compie con l’unione dei corpi, essendo il corpo sacramento primordiale, in ogni relazione umana ritroviamo questa tensione all’altro che ha come scaturigine proprio il corpo. Esso dunque porta inscritto in sé la vocazione all’amore: non è un accessorio, non è un possesso, non è uno strumento, ma è segno dell’interezza della persona che nel tempo vive qui ed ora con tutta la realtà che è, l’eternità dell’amore. È necessario pertanto che ogni approccio, quello educativo in primis, con la realtà della persona sessuata sia totale: nel senso che ogni livello che configura la persona non può mai essere disgiunto l’uno dall’altro: quello biologico con le sue dinamiche, quello psicologico, sociale e spirituale, perché nulla trova il suo senso se non entro quella totalità unificata, corpo e spirito, che è la persona.
Occorre prima di tutto aiutare i giovani (ed anche gli adulti, a mio giudizio) a riconoscersi portatori di un destino all’amore che ha nel corpo, come sacramento primordiale, come spirito incarnato, come epifania del mistero della persona, il «luogo» dove il tutto della persona trova la sua forma storica. In un tempo che tutto parcellizza, che divide il sesso dall’amore, l’amore dalla relazione, la relazione dalla generatività, è necessario un approccio fenomenologico, prima ancora che teoretico, che riconduca al principio della totalità che lega insieme due espressioni: io sono il mio corpo e io ho un corpo. Vere entrambi ma inscindibili l’una dall’altra.  Perché la prima pone l’accento sulla coscienza di essere un corpo con il rischio di appiattirsi nella dimensione materiale, la seconda sul fatto che questo corpo lo possiedo aprendo però alla possibilità della strumentalizzazione. Una educazione all’amore (che è anche educare ad una sessualità umana) non può che ripartire dalla considerazione che nessun istante della vita sulla terra è consumato fuori da questa totalità e che il principio del piacere assunto a esclusivo criterio morale, a cui è legato gran parte dell’approccio odierno al corpo, è drogato, è un frutto avvelenato che porta la persona a frammentarsi e a disperdersi là dove invece è chiamata ad una unificazione che, sola, apre alla possibilità del dono, che è la vera cifra dell’amore.

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