Ucraina, la bussola di Meloni tra sostegno e diplomazia europea. E il centrosinistra resta diviso
Oggi alle Camere le comunicazioni della premier in vista del Consiglio Europeo. Il centrodestra si coagula attorno alla risoluzione di maggioranza (con l'eccezione dei vannacciani), mentre il "campo largo" va verso mozioni separate.

C’è un’attesa crescente per le comunicazioni odierne della premier Giorgia Meloni in Parlamento, in vista del Consiglio Europeo di domani e dopodomani. Un po’ per apprendere nel dettaglio la linea che assumerà la presidente del Consiglio in politica estera e per conoscere i contenuti della risoluzione di maggioranza, parzialmente trapelati ma al cui testo ancora ieri sera si stava lavorando. E altrettanto per capire se i partiti del cosiddetto “campo largo” riusciranno a superare le differenti sfumature politiche sulla postura da adottare rispetto al conflitto fra Mosca e Kiev. Differenti valutazioni che fino a notte non si sono composte, facendo ipotizzare per oggi - se i leader non arriveranno a una sintesi - una proliferazione delle mozioni nel centrosinistra.
La bussola della premier
Da tempo, la linea meloniana sull’Ucraina affianca alla fermezza atlantista un italico pragmatismo diplomatico finalizzato a tutelare gli interessi strategici del Paese ma anche a non far sfaldare la maggioranza. E per non inseguire le prese di posizioni (talvolta umorali) del presidente Usa Donald Trump, Meloni lavora per riportare l’Europa al centro del processo di pace. Oggi il suo discorso potrebbe contenere la conferma del lavoro di Roma a favore della nomina di un inviato speciale o di un mediatore europeo - o ancor meglio della formazione di un gruppo ristretto di “Stati negoziatori” - con un mandato Ue. Mentre, rispetto alla fornitura di ulteriori armamenti all’Ucraina, la linea potrebbe essere più sfumata, per evitare che le differenti sensibilità nella coalizione (specie fra Lega e Forza Italia) possano incidere rispetto al voto in Aula.
La bozza del centrodestra
Da quanto trapela, la bozza della risoluzione di maggioranza prevederebbe la spinta per un ruolo più forte dell’Ue nella gestione diplomatica della crisi. Fra gli impegni chiesti al Governo ci sarebbero da un lato il sostegno «multidimensionale» a Kiev, dall’altro il pressing su Mosca. Nel testo, che comunque sarà oggetto di limature last minute, si impegna l’esecutivo a garantire aiuti «alle istituzioni e alla popolazione ucraina, anche in vista dell’inverno, e a sostenere ogni iniziativa diplomatica volta a una pace giusta e duratura, nel pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina», in coordinamento coi partner più stretti e promuovendo un ruolo attivo dell’Ue nel processo di pace. In una tale ottica, si inserirebbe la richiesta di «promuovere una decisione sulla rappresentanza europea nel processo di pace «, attraverso le due opzioni su menzionate: sviluppare la proposta del Governo italiano per la designazione di un inviato speciale europeo; oppure, in alternativa, definire «un formato che, in virtù di un chiaro mandato da parte del Consiglio europeo, possa esprimere con autorevolezza ed efficacia la posizione dell’insieme degli Stati membri». Al tempo stesso, rispetto alle ostilità sul campo, si chiederebbe al Governo un impegno a «non far venir meno la pressione sulla Russia che porti come primo risultato un “cessate il fuoco” pieno e immediato», ribadendo «che tali misure sono rivolte contro il regime russo e non contro la popolazione». Una sintesi dalla quale si smarcherebbero comunque i vannacciani, con una postura più soft verso Mosca.
Frattura nel campo largo
Nel centrosinistra, i punti di vista sono distanti. Tanto che oggi, se non si troverà un’intesa, i partiti di opposizione potrebbero presentare ciascuno una risoluzione diversa. Certo, il centrosinistra non è un monolite e il confronto non è una novità. Ma, mentre su alcune questioni (come sullo scostamento e sul Dpfp, dove ieri è arrivata una risoluzione unica Pd-M5s-Avs-Iv-Più Europa) si può convergere, sull’Ucraina non pare semplice approdare a un documento unitario: rispetto alla legge di Bilancio, tutte le forze convengono sul no a nuovi scostamenti per finanziare spese militari; ma sul supporto a Kiev la distanza resta. Il Pd, pur senza bellicismi, è convinto del diritto a difendersi di Kiev e ritiene l’invio di armi europee necessario. Il M5s resta contrario a fornire altri armamenti, perché così si allontana la pace. Poi c’è Avs, alfiera di un pacifismo più “radicale” e avversa a ogni stanziamento militare. Con tali premesse, trovare una sintesi è arduo. Ma i pontieri sono all’opera: «Stiamo lavorando alla risoluzione. Confido che anche sull'Ucraina, si possano compattare tutte le opposizioni», auspica il leader 5s Giuseppe Conte. Ma nel Pd, i riformisti mettono paletti, ritenendo «inaccettabile», per dirla con Lorenzo Guerini, «subordinare gli aiuti all’Ucraina a una road map che dovrebbe avere il via libera da Putin». Insomma, si media. Ma il tempo stringe e questo «non è un nodo che si scioglie dalla sera alla mattina», avverte il dem Peppe Provenzano. E, se la notte non dovesse portare consiglio, oggi si avvererà il vaticinio pronunciato ieri da Nicola Fratoianni: «Ognuno andrà per sé».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





