Manovra, lunedì un vertice per decidere. La Cgil si muove: sciopero il 20 novembre

La mossa di Meloni per “stringere” sulle misure. Landini ribatte col blocco generale contro una legge che «fa schifo». Tajani (FI): banche, ok al contributo, però no aggressioni. Ma per Salvini «i numeri smentiscono» gli istituti
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October 17, 2026
Manovra, lunedì un vertice per decidere. La Cgil si muove: sciopero il 20 novembre
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Capri per il 41esimo convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria./ ANSA
Si affilano le armi in vista della definizione della manovra. Da una parte il governo cerca di trovare una sintesi sui contenuti, fissando come banco di prova un vertice di maggioranza per lunedì. Dall’altra chiede risposte all’esecutivo di centrodestra la Cgil che, con la legge ancora da varare, ha già proclamato lo sciopero generale per il 20 novembre, ha annunciato il leader Maurizio Landini al corteo di Roma. Con la motivazione, ha spiegato il segretario, che la legge di Bilancio «per quello che vediamo finora fa abbastanza schifo, perché non sta dando le risposte che debbono esser date».
E questo malgrado della Finanziaria sia stata definita solo la cornice numerica (23,5 miliardi). Le misure sono ancora tutte da costruire, dal taglio dell'Irpef (sempre in bilico) al bonus per i “fragili”, dalla Flat tax per autonomi e giovani agli incentivi per le assunzioni. Nei prossimi giorni si cercherà di mettere almeno qualche primo punto fermo, per questo la premier Giorgia Meloni, assieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, ha deciso di rivedersi con i due vicepremier, Antonio Tajani (FI) e Matteo Salvini (Lega), e il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Una riunione che, mentre tornano a scoccare scintille tra Forza Italia e Carroccio sul contributo delle banche, dovrà trovare un’intesa sugli interventi prioritari, bilanciando i margini stretti delle coperture con i molti appetiti pre-elettorali. Per l'approdo del disegno di legge in Consiglio dei ministri servirà invece ancora tempo: una riunione è prevista venerdì 23 ma, spiegano fonti di governo, non sarà quella del varo, probabilmente rinviato all’ultima settimana.
In attesa che si concluda la trattativa con l'Europa sulla flessibilità per l'energia, governo e maggioranza cavalcano intanto l'intesa con Bruxelles sul “decreto bollette”. È un fuoco di fila di dichiarazioni per sottolineare una vittoria definita «storica». A rimarcare l’impegno italiano è anche Confindustria, anche se gradirebbe un tetto del prezzo del gas sui 40 euro, ancor più basso di quello ipotizzato. Parole apprezzate dall’esecutivo. L’accordo permetterà di «arrivare al risultato» con cui il decreto era nato, spiegano a Palazzo Chigi: «Ridurre il costo dell’energia di circa 30 euro per megawattora», permettendo di «tagliare di circa il 25% i costi per famiglie e imprese», quantifica il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. Le opposizioni però restano critiche e chiedono al governo di «chiarire quanto costerà finanziare il meccanismo».
Il lavoro sulle misure della manovra nel frattempo, dopo che il Documento programmatico di bilancio ha tracciato gli spazi finanziari entro cui troveranno posto le singole misure, resta in sospeso in attesa della verifica di domani. Il titolare dell’Economia, reduce dalla missione a Bangkok per il Fondo monetario - dove ha rimarcato l’impegno a «salvaguardare la sostenibilità del debito proteggendo la crescita» -, ha già messo in chiaro alcuni punti. Sul nodo del nuovo taglio dell'Irpef per i redditi fino a 60mila euro, gradito alla premier e su cui insiste FI, la «grande scelta» è tra fare interventi «selettivi» o «generalizzati». Discorso diverso per il contributo delle banche: si farà, ha ripetuto, e sarà «sostenibile».
Proprio il nuovo sforzo chiesto alle banche continua a dividere la maggioranza. Salvini considera «sorprendente» che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, richiamando la Costituzione abbia lamentato venerdì che i banchieri «siano economicamente “mazzolati”». Per consolidare la sua linea Salvini si fa forte di numeri che, «buon per loro, raccontano l’esatto contrario» con «160,1 miliardi di utili fra 2022 e ‘25», anni in cui hanno inoltre «lasciato a casa 12.900 dipendenti»: da qui la convinzione che chiedere «almeno 5 miliardi è un intervento di assoluto buonsenso». Tajani, che conferma l’apertura sull’ipotesi di «dare un contributo» e spinge per «un confronto», predica sempre cautela e dice «no ad aggressioni violente». Dall’Abi non arriva alcuna nuova reazione. Ma le banche in passato hanno ricordato come la tassazione complessiva a carico dei risparmiatori e investitori già superi il 50%.
Gli alleati del centrodestra hanno già pronta la lista dei “desiderata” da portare al tavolo di lunedì: FI insiste su giovani, sanità, ceto medio e bollo auto; la Lega vuole la pensione a 64 anni e la Flat tax a 100mila euro; FdI guarda a famiglie e anziani e punta a rendere strutturale la detassazione dei fringe benefit ; Noi moderati ha come priorità giovani e famiglie. Cresce intanto la preoccupazione anche dei Comuni che, con i bilanci sotto «fortissima pressione», si attendono un miliardo per far respirare le casse degli enti locali.

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