La Commissione d'inchiesta ha fatto due nomi per la morte di David Rossi
Le ipotesi dell’organismo parlamentare: il mandante di quella che doveva essere «un’intimidazione» finita male, sarebbe stato l’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari. Con lui avrebbe collaborato Gabriele Ceccherelli

Un tentativo di intimidazione finito nel peggiore dei modi. Questa l’ipotesi ribadita ieri dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena. Ma la vera novità sono i due nomi, uno dei quali pesantissimo: Giuseppe Mussari, ex presidente proprio del Monte dei Paschi, indicato come mandante di quella che doveva essere «un’azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi», ha detto il presidente della commissione, Gianluca Vinci (Fratelli d’Italia). Mentre Gabriele Ceccherelli, ex calciante del calcio storico fiorentino, avrebbe «organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all'esterno di Palazzo Salimbeni» (sede di Mps a Siena), ha proseguito Vinci.
«È una follia e una calunnia. Non smentisco niente – ha detto Mussari domenica sera al Tg1 , dopo che la notizia del suo coinvolgimento da parte della commissione era stata anticipata via social da Massimo Giletti –. È una calunnia, una follia e agirò giudizialmente nei confronti di chi l’ha pronunciata e di chi oserà ripeterla». Mussari ha poi chiarito di non essere mai stato convocato o ascoltato dalla commissione, così come di non aver avuto contatti con le Procure che indagano sul caso. Sulla stessa linea anche Ceccherelli: «Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe».
Mentre dalla famiglia di Rossi trapela soprattutto prudenza. «Ranieri Rossi e Vittoria Ricci non chiedono un colpevole a ogni costo –, ha scritto in una nota l’avvocato Paolo Pirani, legale della madre e del fratello di David Rossi –. Chiedono che le eventuali responsabilità siano ricercate e accertate nel rispetto di tutte le garanzie e del principio costituzionale di non colpevolezza».
David Rossi precipitò dal suo ufficio, al terzo piano di Palazzo Salimbeni, attorno alle 20 del 6 marzo 2013. «Quello che a noi risulta è che non c’era una volontà di uccidere Rossi ma di intimidirlo», ha detto Vinci, parlando di «un errore nell’esecuzione di quanto era stato richiesto». Anche con questa versione rimarrebbero comunque dei buchi da colmare, a cominciare dalla «parte esecutiva, cioè le persone che materialmente sono salite nell’ufficio di Rossi. Tutti gli aspetti giuridici non spettano a questa commissione». E per questo il parlamentare ha annunciato che tutti gli atti saranno trasmessi alla Procura. Mussari e Ceccherelli, ha poi aggiunto, si potranno «difendere con una modalità del tutto nuova per questa commissione, ossia una sorta di interrogatorio dove ci sarà l'assistenza di un avvocato difensore e la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere». In ogni caso, «non si tratta di soggetti indagati».
«La nuova ricostruzione – ha detto la deputata Ilaria Cavo (Noi moderati) – è coerente con le due dichiarazioni testimoniali assunte in carcere di cui noi commissari abbiamo preso contezza solo oggi (ieri, ndr ), con il deposito dei loro verbali». In ogni caso, ha aggiunto, «ora serve cautela». I nomi dei testimoni sono anonimi per «proteggerli da possibili minacce o intimidazioni», ha concluso Vinci.
La tesi del suicidio di Rossi è sempre stata messa in dubbio, soprattutto dalla sua famiglia. Nel dicembre scorso, una perizia del Ris (il reparto investigativo dei Carabinieri), poi presentata in commissione, ha concluso che Rossi sarebbe stato tenuto appeso fuori dalla finestra del suo ufficio – forse per minacciarlo oppure per spaventarlo – da qualcuno che lo avrebbe preso per il polso sinistro, prima di cadere, accidentalmente oppure per volontà dei suoi aggressori.
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