Il caro gasolio ferma il Sud: l'appello dei vescovi lucani

Il Mezzogiorno bloccato dalla protesta degli autotrasportatori. Salvini convoca un tavolo per martedì
Google preferred source
October 17, 2026
Il caro gasolio ferma il Sud: l'appello dei vescovi lucani
Presidio degli agricoltori contro il caro carburanti oggi a Cassino ANSA/ANTONIO NARDELLI
Il Mezzogiorno si risveglierà anche oggi nello stallo dovuto al caro carburante e alla protesta degli autotrasportatori che ne è conseguita. Dalla Campania alla Sicilia, passando per la Puglia, la Basilicata e la Calabria, il blocco dei trasporti non riguarda più solo i mezzi pesanti, ma un numero crescente di categorie sociali ed economiche. Al centro della mobilitazione c’è il caro gasolio, schizzato a cifre insostenibili – fino a 2,30 euro al litro –, che sta mettendo in difficoltà migliaia di autotrasportatori, agricoltori e piccoli imprenditori.
È una situazione che «non può lasciare nessuno indifferente», ha sottolineato in una nota la Conferenza episcopale della Basilicata, rivolgendo un appello al governo e alla Regione affinché intervengano per contrastare il peso dei rincari del carburante e dei costi di produzione. In Basilicata, fanno notare i vescovi, agricoltura e trasporto merci rappresentano non soltanto attività economiche fondamentali per l’occupazione e le filiere locali, ma anche opportunità di permanenza sul territorio e prospettive di futuro. Le difficoltà dei due comparti, aggiungono, alimentano tra gli operatori un sentimento di scarsa rappresentanza e di «solitudine sociale», con conseguenze che si ripercuotono sulle famiglie e sull’intera comunità regionale. Blocchi stradali e code, con i disagi che ne seguono, sono insomma solo la punta dell’iceberg.
Che il caro carburante riguardi anche le fasce più fragili è evidente in tutto il Mezzogiorno, dove persino diversi studenti si sono uniti alle richieste delle due categorie e più voci stanno lanciando l’avvertimento sul potenziale esplosivo della situazione. In Sicilia il blocco dei porti e dei depositi rischia di paralizzare il trasporto pubblico locale: l’Anav (l’associazione di categoria che raggruppa le aziende di trasporto viaggiatori) ha fatto sapere che la mancata consegna del carburante potrebbe presto mettere a rischio i servizi per studenti e lavoratori pendolari.
«Questa protesta non è solo per noi, riguarda tutti. Riguarda il carovita, riguarda il futuro – ribadiscono dal Crotonese, dove proseguono i presidi –. Noi autotrasportatori stiamo fallendo per i costi. Se ci fermiamo noi si ferma il Paese». «Per un pieno di gasolio per un viaggio di andata e ritorno verso Milano si spendevano in genere tra 1.300 e 1.500 euro – dice un titolare di un’impresa locale –. Oggi si arriva a 2.600». Il rimborso delle accise, puntualizzano ancora gli autotrasportatori calabresi, non può essere risolutivo: meglio l’abolizione totale o l’istituzione di un prezzo calmierato.
Nel Foggiano, invece, i manifestanti stanno pensando di portare la protesta a Roma. Intanto, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha convocato per martedì 20 ottobre il tavolo di confronto a Milano, auspicando uno stanziamento immediato di 80 milioni di euro dal ministero dell’Economia. Salvini ha aggiunto che potrebbe convocare un altro tavolo specifico con una delegazione di Puglia, Calabria e Sicilia. Ma il Comitato trasportatori siciliani annuncia già che se il 20 non uscirà un’intesa firmata, la protesta proseguirà almeno fino al 27 ottobre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire