Meloni sul caso Fakir: «A Bologna fatto inaccettabile, accertare la verità con rigore»

di Redazione romana
La premier dopo la morte del 42enne di origini marocchine e gli scontri alla manifestazione di ieri: «Nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine». Il sindaco Lepore: «Una piazza era pacifica, l'altra non rappresenta la città»
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July 21, 2026
«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni commenta sui social la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto dopo un intervento della polizia e della Croce Rossa, e gli scontri alla manifestazione di ieri, dove «tra gli operatori delle forze dell'ordine sono risultati feriti in 64, con prognosi dai 3 ai 35 giorni», fa sapere la Questura della città.
Sul decesso di Fakir, sottolinea Meloni, «è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno». Ma «nulla può giustificare la violenza» contro le Forze dell'Ordine. Per la presidente del Consiglio, «chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l'incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro». E ancora: «alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».
Sugli scontri è intervenuto anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, finito nel mezzo delle polemiche per aver promosso la manifestazione. «Ieri Bologna ha visto due piazze - scrive il primo cittadino in una lettera aperta alla città -. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica». E aggiunge: «Penso spetti alle istituzioni stare accanto alle vittime. La storia della nostra città questo mi ha insegnato. Saranno le autorità competenti a dire cosa è accaduto domenica al Pilastro e ad accertare le responsabilità, ma ora la voce della famiglia Fakir è rappresentata e in campo c'è una Bologna democratica che non intende lasciare spazio alla violenza e alle strumentalizzazioni. Restiamo umani. Facciamolo insieme, ancora una volta».

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