Ismu: meno arrivi di migranti, ma i morti in mare sono più che raddoppiati
di Redazione
Sono oltre 35mila le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo. Tredici anni fa la tragedia di Lampedusa, con 368 vittime
Il giro di vite dell'Europa sulle frontiere marittime ha portato a un minor numero di sbarchi, ma ha anche sguarnito il mare da possibili operazioni di soccorso. La conseguenza è che il numero delle vittime nel Mediterraneo nella prima parte del 2026 è più che raddoppiato.
Lo afferma Fondazione Ismu, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, che si celebra il 3 ottobre in ricordo anche del naufragio al largo di Lampedusa che nel 2013 costò la vita a 368 migranti. Secondo i ricercatori dell'Istituto per le iniziative e gli studi sulla multietnicità, al 24 settembre 2026, data dell'ultimo incidente registrato, sulla base dei dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, da inizio anno sono già 1.971 i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo. Dal 2014, e fino allo scorso 24 settembre, il numero complessivo di morti e dispersi nelle tre rotte del Mediterraneo supera ormai le 35mila unità, e la maggioranza di queste tragedie si è verificata nel Mediterraneo Centrale, nel tragitto dalla Libia verso l’Italia.
Secondo Ismu, in particolare, le traversate via mare stanno diventando sempre più pericolose, nonostante il calo generale degli arrivi irregolari in Europa riscontrato nel 2026. Nei primi quattro mesi dell'anno, infatti, a fronte di una riduzione degli arrivi del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025, il numero di migranti che ha perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale è più che raddoppiato.
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