«Diritti e libertà»: due morti nelle proteste in Afghanistan
di Redazione
Una nuova ondata di arresti per non aver indossato correttamente il velo scatena la protesta a Herat: uomini e donne in piazza, la repressione è durissima
Gridavano “Educazione Lavoro Libertà” mentre bastonate e frustate si abbattevano su di loro. Le Forze di sicurezza hanno sparato, ferendo diversi manifestanti e uccidendo due di loro, uno dei quali è un ragazzo. Le notizie e i video che agenzie indipendenti hanno pubblicato nelle ultime ore mostrano una rarissima manifestazione a difesa dei diritti delle donne a Herat, la terza città dell’Afghanistan, nel nord-ovest del Paese. A colpire è che martedì a fianco delle donne sono scesi in strada gli uomini, poi violentemente dispersi dai taleban a colpi di armi da fuoco e bastoni. Secondo alcuni testimoni la polizia ha sparato alla testa, al petto e alle gambe dei manifestanti. La protesta è nata spontaneamente dopo la nuova ondata di repressione che ha portato all’arresto, nelle scorse settimane, di oltre 30 donne nella provincia di Herat perché indossavano il velo in modo non conforme alle prescrizioni dell’Emirato islamico. La polizia morale da giorni ha intensificato i controlli nelle automobili e nei carretti per verificare il rispetto delle norme che vietano di truccarsi e di mostrare il volto. Una infermiera, riporta Asianews, è stata arrestata dopo il turno di lavoro nonostante fosse accompagnata dal marito, come peraltro impone la legge.
La Missione dell’Onu per l’Afghanistan (Unama) si è detta «allarmata dall’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza de facto afghane». Saeed Masoud Hussaini, portavoce della polizia di Herat, dal canto suo ha accusato i manifestanti di voler «turbare l’ordine pubblico». Le persone «hanno tentato di radunarsi e creare tensioni con il pretesto di protestare contro questioni legate all’osservanza del codice di abbigliamento hijab», ha dichiarato il portavoce. Ma in ballo c’è ben di più del velo, e il grido di chi coraggiosamente è sceso in strada a Herat lo ricorda: c’è il diritto di studiare, interdetto alle ragazze dopo i 12 anni, di lavorare e poter decidere sulla propria vita.
Secondo il rapporto trimestrale presentato dal segretario generale delle Nazioni unite, António Guterres, al Consiglio di sicurezza, tra febbraio e aprile 2026 l'Unama, la missione dell’Onu in Afghanistan, ha registrato 3.687 incidenti legati alla sicurezza, con un aumento del 57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le formazioni armate ostili ai talebani restano attive in diverse province. Il Fronte nazionale di resistenza, il Fronte nazionale di mobilitazione e il Green Trend Movement hanno rivendicato complessivamente 18 attacchi, sedici dei quali sono stati confermati dalle Nazioni unite. Pur non rappresentando una minaccia concreta al controllo territoriale esercitato dai talebani, questi gruppi continuano a operare attraverso lanci di razzi, attacchi con granate e assalti contro posti di blocco e convogli di sicurezza. Il rapporto denuncia inoltre il persistere di gravi violazioni dei diritti umani. Nei tre mesi presi in esame sono state registrate cinque uccisioni di ex membri delle forze di sicurezza afgane, venti casi di detenzione arbitraria e otto episodi di tortura o maltrattamenti. Le autorità talebane hanno inoltre eseguito 228 fustigazioni pubbliche, che hanno coinvolto 29 donne, 196 uomini e tre minori accusati di reati come adulterio, gioco d’azzardo, consumo di alcol o relazioni omosessuali.
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