L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024). Lo comunica l'Istat confermando il dato diffuso ad aprile. La conferma chiude la strada allo stop alla procedura Ue per disavanzo eccessivo. E complica la strada alla costruzione della legge di Bilancio nell'anno elettorale, anche se nulla cambia per l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese in energia e difesa che l'Italia ha già chiesto: 18 miliardi annui della clausola, però, a questo punto saranno conteggiati lo stesso nel deficit italiano, rendendo più ardua e complicata l'uscita dalla procedura per deficit. Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Nel 2025 la pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. La notizia è stata commentata a caldo dal ministro dell'Economia, Giorgetti: «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».
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