Caso Garlasco, ecco perché Sempio è più vicino al processo

Contro l'indagato la Procura di Pavia ha raccolto tre elementi
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September 28, 2026
La Procura di Pavia ha chiuso, per la seconda volta, le indagini su Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007. Dopo aver disposto accertamenti integrativi a fine maggio, seguiti a una prima chiusura indagini e alle consulenze difensive, i pm hanno depositato ieri nuovi atti tra cui altre consulenze. Il prossimo passaggio sarà la richiesta di processo nei confronti di Sempio per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall'odio verso la vittima.
Un’impronta lasciata vicino al corpo della vittima, un numero di scarpe compatibile con quella del killer, e un’aggressione durata a lungo. Sono questi gli elementi evidenziati dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone che accusano il 38enne.
L’impronta 33, l'orma della mano destra lasciata sul muro quando l'assassino - secondo la ricostruzione della Procura, con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano - si sporge per vedere se Chiara Poggi è effettivamente morta. Per l’accusa l’impronta sul muro delle scale della cantina è di Sempio, e non si può escludere nemmeno che ci fosse stato del sangue. La consulenza commissionata al Ris di Roma (con lo studio delle macchie di sangue ), nella parte citata dal comunicato della procura, dice testualmente che «pur essendo certa la presenza di sangue nei campioni analizzati sugli intonaci, gli esiti negativi della quantificazione del materiale genetico e del test confermativo volto alla caratterizzazione del tessuto ematico, non dimostrano né l’effettiva assenza di sostanza ematica sulle superfici murarie, né l’effettiva assenza di DNA a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco».
Contro l'indagato, c'è poi, secondo punto dell’accusa, una nota dei consulenti sull’impronta della scarpa Frau taglia 42 - «a pallini» - «che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio». Prima lo era con quello di Stasi. La consulente della procura Cristina Cattaneo concorda con gli altri esperti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, e spiega che «sotto un profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede» rispondendo così alla difesa che aveva sostenuto l'incompatibilità con le misure della suola con il 44 di Sempio.
La terza consulenza, invece, ribadisce che la vittima si è difesa e che la morte potrebbe essere arrivata anche molto dopo i colpi inferti dall’assassino. Gli ulteriori elementi, rafforzano - per chi indaga - l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni alla testa e al volto «sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva». Si conclude stimando che alcune ferite, rispetto alla morte, sono precedenti «con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti».
Viene citata anche una recente consulenza della difesa Stasi, con gli esperti Ricci e Linarello che, lavorando su dati grezzi ottenuti dalla Procura di Pavia nel novembre 2025, ha evidenziato che due “contro-analisi” del 20 settembre 2007 avevano stabilito che non era Dna di Chiara quello sui pedali della bici bordeaux, la prima sequestrata. Erano «totalmente negative» e, scrive Napoleone, «idonee, a loro giudizio, a scagionare Stasi già 19 anni fa», ma non furono mai inserite nel fascicolo, dove restò solo la prima analisi positiva.Per quanto riguarda la revisione del processo per Alberto Stasi, sempre il procuratore Napoleone comunica che nessuna richiesta in tal senso «è mai stata rivolta al Procuratore Generale» Francesca Nanni. 

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