C'è gommone con 30 migranti finito nel nulla. E la Libia dichiara guerra alle Ong
Sos Mediterranée lancia l'allarme: non abbiamo più notizie di un'imbarcazione avvistata in mare dal nostro aereo, le autorità sono state avvisate. La nuova strategia dei miliziani di Tripoli, raccontata dai volontari del Mediterraneo: minacce e pedinamenti contro di noi, vogliono ridurre la capacità di soccorso

C'è ancora un gommone con a bordo 30 persone finito nel nulla. Dopo diverse segnalazioni e il soccorso di 227 migranti in cinque distinte operazioni, si registra dunque un altro allarme nel Mediterraneo. «Mentre tornavamo a Lampedusa - ha segnalato Sos Mediterranée - abbiamo avvistato un’imbarcazione con circa 30 persone a bordo. Dopo aver allertato le autorità, ci siamo allontanati a causa delle limitazioni di carburante. Finora non abbiamo ricevuto informazioni sul fatto che siano riusciti a salvarsi».
L'organizzazione non governativa nei giorni scorsi, in soli due giorni di monitoraggio aereo, aveva individuato 5 casi di emergenza nel Mediterraneo: 4 imbarcazioni sono state soccorse con successo grazie alla Sea-Watch 5 e all’imbarcazione veloce Aurora. La Sea-Watch 5 ha effettuato un salvataggio, mentre l’Aurora ha condotto due operazioni di soccorso e ha stabilizzato un’altra imbarcazione fino all’arrivo della Guardia Costiera italiana. «Il coordinamento tra le imbarcazioni civili ha fatto la differenza». Non si hanno però notizie del gommone con 30 persone segnalato alle autorità.
I volontari del mare: accerchiati e minacciati dai libici
Miliziani libici armati che inseguono e minacciano le Ong per bloccare i soccorsi in mare, mentre barchette e gommoni stracarichi di migranti tentano di attraversare il canale. È questo ancora una volta il drammatico scenario della rotta del Mediterraneo centrale, percorsa da chi fugge dal Nord Africa. Il bilancio delle ultime 48 ore, stando alla Sea-Watch, ha visto il salvataggio di oltre 200 persone: uomini, donne (diverse incinte) e tanti minori soli. «Le nostre navi sono state minacciate dalle milizie libiche e spedite a 900 chilometri di distanza dalle autorità italiane» punta il dito l’organizzazione tedesca. «Ridurre deliberatamente la capacità di soccorso è una scelta politica con conseguenze letali» ha spiegato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch. Durante le operazioni di soccorso, entrambi gli equipaggi di Sea-Watch 5 e Aurora 2 hanno segnalato l’avvicinamento di imbarcazioni non identificate alle proprie navi. «In un caso, un soggetto qualificatosi come Libyan Navy ha minacciato l’equipaggio della Sea-Watch 5 di portarlo a processo a Tripoli. Una delle navi stava affondando e solo grazie all’intervento della società civile, delle navi, degli aerei che sorvolano il Mediterraneo e alle segnalazioni di Alarm Phone non ci troviamo a raccontare altri naufragi».

Casarini (Mediterranea Saving Humans): pedinamenti e intimidazioni non sono certo una novità
Minacce, pedinamenti e intimidazioni: non è certo una novità. Già da alcuni mesi infatti le organizzazioni umanitarie presenti in mare segnalano la presenza di piccole imbarcazioni non identificate. «La procedura prevista si chiama “hot pursuit” e prevede intimazione dell’alt da parte delle autorità di polizia (in questo caso libici), colpi di avvertimento e in ultima istanza abbordaggio e sequestro della nave e arresto dell'equipaggio - spiega Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans -. Secondo ciò che mi risulta, la task force italiana sta frenando sul terzo step, perché ha paura della scarsa “professionalità” dei loro compari libici, che potrebbe provocare una tragedia. Ma i primi due step li stanno facendo. Poi comunicano con un report a Frontex». Intanto la nave Ong Sea Watch 5, scampato il pericolo dei miliziani libici, si sta dirigendo verso il porto di Civitavecchia. «Il governo italiano continua a trattarci come criminali. Hanno mandato la nostra nave in un porto a 900 chilometri di distanza, trasformando la distanza in un’arma contro il soccorso civile in mare - conclude Linardi -. Ridurre deliberatamente la capacità di soccorso è una scelta politica, con conseguenze letali. Una scelta di cui la storia chiederà conto».
Secondo il Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dall’inizio del 2026 almeno 1.982 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo. Nel corso dei primi sei mesi del 2026, è stato registrato l’arrivo in Europa via mare di un totale di 4.566 persone provenienti da Mali, Senegal, Guinea e Gambia. La rotta atlantica dell’Africa occidentale, sottolinea l’Oim, è rimasta la via principale: i cittadini dell’Africa occidentale hanno rappresentato l’83% degli arrivi registrati tra gennaio e giugno 2026. Seguono la rotta del Mediterraneo occidentale, con il 21,9% (in aumento rispetto al 15,6% del 2025), e la rotta del Mediterraneo centrale, con il 10,5% (in crescita rispetto all’8,6% del 2025).
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