«Proprio mentre il Governo colleziona un fallimento dopo l'altro, guarda caso si moltiplicano le calunnie a mezzo stampa, tv e social sulla gestione Covid, in particolare da parte degli organi di stampa controllati da parlamentari della maggioranza come Angelucci. Per non parlare di trasmissioni tv costruite ad arte per rilanciare queste diffamazioni». Lo scrive sui social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, che promette querele. Al centro, c'è la questione delle forniture dei kit per il Covid durante la prima fase della pandemia. Ieri mattina era comparso davanti alla Commissione d'inchiesta sulla pandemia - dopo essere stato ascoltato in commissariato il 18 maggio - Marco Spadaccioli, general manager per l'Italia della Adaltis (società che produce kit diagnostici). Il nodo è un pagamento da 454mila per una consulenza. «Possono essere stati pagati solamente per l'attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per - credo - la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l'incasso. Non vedo altre attività oltre a queste», ha detto Marco Spadaccioli rispondendo alle domande dei parlamentari sulle parcelle pagate dall'azienda.
Dichiarazioni che «se confermate, aprono uno squarcio inquietante e inaccettabile sulla gestione delle forniture di mascherine durante la prima fase dell'emergenza», ha tuonato il vicepresidente della commissione Covid, Francesco Ciancitto (FdI). «Parliamo di oltre 450mila euro di soldi pubblici che, secondo quanto riferito in audizione, sarebbero stati pagati allo studio dell'avvocato Luca Di Donna, all'epoca collega di studio dell'ex premier Conte, per attività che si sarebbero ridotte al mero controllo di alcuni documenti e alla stesura di una lettera».
Già ieri, a sera, il leader pentastellato si era difeso. Ma oggi ha alzato ancora di più i toni. «Pur di attaccare il sottoscritto - osserva il leader M5s - rimestano nel fango. Stanno ritirando fuori vecchie menzogne su miei presunti soci, colleghi, sistemi. Il meccanismo che hanno costruito è sempre lo stesso. Gli esponenti di Fratelli d'Italia stanno irresponsabilmente strumentalizzando i lavori della Commissione Covid (quella che lo stesso presidente Lisei di Fdi definì "un circo") pur di insinuare un collegamento tra me, quando ero presidente del Consiglio, e avvocati che sarebbero a me riconducibili e che avrebbero prestato attività di consulenza legale con imprese che avrebbero fornito o tentato di fornire materiali e strumenti di protezione durante il periodo Covid. Sono questioni su cui la magistratura ha già ampiamente indagato, sin qui senza nessun esito, e dalle quali non sono mai stato sfiorato».
«Ma veniamo allo specifico caso dell'avvocato Di Donna. Quando ho chiuso lo studio - ricorda Conte - appena prima di diventare Presidente del Consiglio, ho disdetto il contratto di affitto, ho mandato una lettera a tutti i miei clienti rassegnando le dimissioni dall'incarico senza peraltro suggerire, né per iscritto né oralmente, a quale altro avvocato rivolgersi. Non so nulla delle attività professionali svolte dall'avvocato Di Donna, né delle attività legali svolte da altri avvocati. Non ho mai incontrato né scambiato informazioni con questi avvocati durante la mia Presidenza del Consiglio. Chiarisco, inoltre, che con tutte le strutture pubbliche che hanno lavorato per salvare il Paese durante la pandemia, che si tratti della Protezione civile diretta da Borrelli o della struttura commissariale coordinata da Arcuri o altre ancora, non ho mai parlato di avvocati o imprenditori che potevano essere coinvolti nella fornitura di materiali o servizi». «Purtroppo è stata superata una linea rossa e di fronte a campagne mediatiche che rilanciano denigrazioni e diffamazioni sono costretto a dover difendere la mia reputazione e il lavoro che ho svolto per il Paese. Chi persevera nella calunnia sarà querelato anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni».
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