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Venerdì Santo
Il cardinale Bassetti racconta la sua Via Crucis
Giacomo Gambassi
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Pubblichiamo un estratto dell'intervista al cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, a cui papa Francesco ha affidato le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo il 25 marzo, Venerdì Santo. L'intervista integrale esce domani su Avvenire.

Sulla scrivania del suo studio che si affaccia nella piazza principale di Perugia ci sono gli appunti con le meditazioni delle quattordici Stazioni. Pagine scritte a mano. Perché il cardinale Gualtiero Bassetti preferisce comporre ancora con la penna. Su ciascun foglio l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve ha annotato in un angolo: Via Crucis. È quella che presiederà papa Francesco il 25 marzo, Venerdì Santo, al Colosseo. E nell’Anfiteatro Flavio a Roma (ma anche in tutto il mondo grazie alla diretta televisiva) riecheggeranno le riflessioni composte dal cardinale

Eminenza, come sta affrontando questo impegno?
La meditazione sulla Parola di Dio si intreccia in questi giorni con un’analisi più attenta su quanto sta avvenendo nel mondo. Nei luoghi dove si soffre per la guerra, per la povertà e dove viene violata quotidianamente la dignità umana, lì Gesù rivive la sua passione.

Quale sarà il filo conduttore delle sue riflessioni?
Le meditazioni avranno importanti riferimenti al tempo presente che non è certo privo di croci. Ho cercato di leggere il tema del dolore alla luce del grande amore di Dio per l’umanità. Nell’Anno Santo della misericordia l’orizzonte non può che essere quello dell’amore e del perdono.

Quali sono le croci più gravose e i mali principali di questi anni?
Forse la perdita del senso della vita, soprattutto nei giovani, che porta con sé drammi e insicurezze. Poi la precarietà economica e inoltre, per molti, il dover lasciare la propria terra a causa della guerra e della miseria.

Entrerà nelle sue riflessioni anche la tragedia dei cristiani perseguitati?
Sì, certamente. Meditando la morte di Gesù in Croce anche con una breve poesia di David Maria Turoldo che rimanda all’assoluta solitudine di Gesù, non si possono non richiamare le tribolazioni e le vessazioni che i cristiani subiscono nel mondo contemporaneo. In questo momento, in molte zone della terra, tanti nostri fratelli stanno vivendo nella propria carne la Passione di Cristo. I martiri del XXI secolo sono indubbiamente gli apostoli di oggi.

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