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Rai: «Violenza in fascia protetta». Pronto esposto
V.D.
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«Troppa violenza sulle reti della tv pubblica in fascia protetta». E non importa se non vengono mandate in onda immagini esplicite, mentre si parla di delitti e aggressioni. Quando gli ospiti di una trasmissione pomeridiana discutono per dieci interminabili minuti di come il piccolo Loris sia stato strangolato con le fascette da sua mamma (secondo l’accusa), o si indugia nei particolari più scabrosi della vita del giovane che ha sedotto e ucciso la professoressa di Torino la violenza si vede, eccome.


«È già pronto un esposto. Chiederò che la commissione di Vigilanza Rai senta in audizione i nuovi direttori di rete della Rai, appena nominati ». Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, è un fiume in piena. Il 21 febbraio la trasmissione 'Do- menica In', il programma del servizio pubblico per la domenica della famiglia italiana, ha aperto la puntata parlando proprio dell’efferato delitto del piccolo Loris a Catania. «In piena fascia protetta, alle 16.30 del pomeriggio – continua Anzaldi – nel momento in cui molte famiglie italiane sono davanti alla tv con i propri figli più piccoli, Raiuno si è soffermata a raccontare fin nei particolari quell’assassinio, raccontando ai telespettatori come una madre ucciderebbe il proprio figlio». Lo scorso 10 febbraio sempre Anzaldi aveva denunciato per le stesse ragioni un servizio andato in onda sul Tg3 delle 19, in cui si vedevano alcuni tossicodipendenti che si drogavano con le siringhe a Scampia: «Mostrare quel documento ci sembra proprio il dovere di un giornalista del servizio pubblico » è stata la risposta del comitato di redazione del tg, che si è appellato alla libertà di stampa e ha accusato Anzani di indebita ingerenza. Cosa dicono i regolamenti?


«Che il minore è un cittadino soggetto di diritti e che perciò ha diritto a essere tutelato da trasmissioni televisive che possano nuocere alla sua integrità psichica e morale», per esempio (Codice di autoregolamentazione tv e minori). Ma anche che se tra le 19 e le 22.30 è presumibile che ci sia un adulto ad accompagnarlo, prima no. E ancora – entrando nel tanto rigoroso quanto disapplicato territorio della deontologia giornalistica – che quando si parla di minori ad esempio andrebbe sempre salvaguardata l’essenzialità della notizia: niente indugi, niente particolari. «La verità è che le regole sono saltate da anni e che nel tritacarne della cronaca nera in tv ormai tutto viene sacrificato alla logica dello share», spiega il presidente dell’Associazione spettatori onlus (Aiart), Massimiliano Padula. Anche per l’Aiart è inaccettabile quello che viene proposto in fascia protetta, specie dai canali della televisione pubblica: «Ci arrivano centinaia di telefonate e mail sulle trasmissioni pomeridiane che ormai trattano solo di cronaca nera.


Noi rifiutiamo un’informazione costruita così – continua Padula –. Il dramma è che in questi dibattiti si finisce per banalizzare le vicende, trasformandole in fiction a puntate cui il telespettatore finisce (e deve finire) per fidelizzarsi. Niente di più lontano dalla mission educativa che soprattutto la Rai dovrebbe avere ». L’Aiart vorrebbe che si scomodassero non soltanto in Vigilanza, ma anche ai piani più “alti”: «Sono l’Agicom e il Comitato media e minori a dover mettere la parola fine a queste condotte. E devono farlo al più presto». 
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