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Candidato Pd non è pro-gender, fuori da lista
Gianni Santamaria
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Bufera nel Pd bolognese su un candidato cattolico, accusato di essere antibortista e contro i diritti degli omosessuali. A poche ore dalla chiusura delle liste, sancita da un voto l’altroieri sera, ieri il dietrofront. Paolo De Fraia non è più candidato nelle liste dem per le Due Torri. «Alcuni organi di stampa (che ringraziamo per la prontezza) hanno evidenziato princìpi, posizioni e ragionamenti di uno dei candidati che nulla hanno a che fare con il profilo politico del Pd di Bologna e con l’impegno in favore di un allargamento dei diritti».
 
E subito Mirko De Carli, il candidato sindaco della lista 'Popolo della famiglia' di Mario Adinolfi gli ha offerto ospitalità e stamattina sarà alla conferenza stampa che l’escluso ha indetto. L’ormai ex candidato avrebbe avuto la 'colpa' di essere vicino alle Sentinelle in piedi (circostanza che lui stesso smentisce). E poi di aver condiviso e commentato con favore articoli di stampa contro il 'gender', nonché ospitato tag di amici, con posizioni critiche verso l’attuale amministrazione, in particolare sulla viabilità. «Critiche da libero cittadino, alcune abbastanza datate».

De Fraia - cattolico impegnato in parrocchia, nel servizio d’ordine dell’arcivescovo e nel volontariato, ma anche in politica con una lista civica di opposizione - al telefono ci esprime la sua «grande amarezza» e il suo «stupore ». Era «ovvio» che un cattolico come lui la pensasse in un certo modo su alcune questioni. Sull’offerta di Adinolfi, però, soprassiede. Al momento, spiega, «non ho alcuna voglia di continuare». Lo stupore è dovuto, spiega, alla lunga storia che c’è dietro il suo ingresso in lista. Nel nome dell’«amicizia civile», concetto espresso dal cardinale Caffarra nel 2011.

Il tentativo era di andare oltre le fazioni, gli steccati ideologici, per il bene comune. Le questioni etiche erano per lui fuori dall’orizzonte di un’amministrazione locale. «Due mesi fa il sindaco Merola ha sposato l’idea di una mia candidatura e l’ha portata avanti fino a martedì sera». Ma altro che distensione. Usciti alcuni articoli on-line e su un blog, ecco il dietrofront. Nel Pd non c’è posto per chi la pensa da cattolico? «Temo di no». De Fraia dice, comunque, non solo di non essere mai stato alle manifestazioni delle Sentinelle in piedi, ma di non averle mai sostenute pubblicamente. Condivide l’ispirazione, «non il metodo». Valentina Castaldini, consigliere Ncd, che a quelle manifestazioni c’era, conferma di non averlo mai visto. «Il Pd a Bologna è fermo a oltre vent’anni fa, non ci si può accordare. Non c’è niente di renziano, di innovativo», attacca.

Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, rincara la dose e parla della «negazione di spazi di agibilità democratica » nel Pd per chi, ad esempio, si dichiara contro l’aborto, mentre si può liberamente parlare dell’utero in affitto, che è un reato. E dalla sua esperienza di parlamentare dem ha capito che «da cattolico devi stare silente, la fede è questione privata che non deve innervare il tuo agire».
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