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Iraq, marchio della vergogna
 
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​​Il marchio della vergogna sulle case dei cristaini a Mosul: N, come Nazareno
cioè appunto cristiano. Un marchio della vergogna non per chi lo subisce
ma per gli jihadisti che lo impongono

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Un marchio per individuare i cristiani. Una "N". Un marchio della vergogna. Che ci riporta indietro alle persecuzioni nazifasciste contro gli ebrei. Accade in Iraq.

I miliziani jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), che dallo scorso 9 giugno controllano Mosul e hanno proclamato il Califfato islamico, hanno ordinato ai funzionari pubblici di sospendere ogni fornitura di aiuti in cibo e bombole del gas agli sciiti, ai curdi e ai pochi cristiani rimasti nella seconda città dell'Iraq.

Lo confermano all'Agenzia Fides fonti cristiane di Mosul, dopo che la notizia era stata rilanciata dal sito arabo www.ankawa.com

Secondo quanto riferito dal funzionario locale Fadel Younis, i rappresentanti del Califfato islamico hanno annunciato che ogni infrazione del divieto verrà punita sulla base di regole attribuite alla sharia.

Nella città dell'Iraq settentrionale – confermano a Fides fonti del Patriarcato caldeo – anche le case abbandonate dai battezzati vengono “segnalate” con la lettera iniziale della parola araba nasara (cristiano) e in esse si insediano occupanti sunniti fiancheggiatori del Califfato.

Una lettera N, quindi, indica le case dei cristiani di Mosul. Quelle vuote sono tutte requisite. Per quelle ancora abitate, ai loro occupanti viene intimato di abbandonarle, oppure di diventare musulmani o di pagare la tassa di protezione, la jizia, molto esosa e insostenibile ai più, prevista dal dhimma (patto di protezione). Anche il vescovado caldeo di Mosul è stato occupato e sopra ora sventola la loro bandiera. La stessa cosa accade oltre che a Mosul anche in altre zone irachene controllate dai miliziani jihadisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), nell'area del neo costituito Califfato Islamico.

Il terribile giro di vite contro i cristiani e gli sciiti della zona è stato confermato all'agenzia Sir pure da monsignor Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad.

   "Sono notizie che arrivano da Mosul e purtroppo - dice amareggiato - non sono le uniche. Ci risulta che i rappresentanti del Califfato islamico hanno ordinato ai funzionari pubblici di sospendere ogni aiuto in cibo e gas ai pochi cristiani rimasti in città, agli sciiti e ai curdi. Ogni infrazione al divieto sarà punito in base alla Sharia".

Notizia quest'ultima rilanciata dal sito ankawa.com. "Stiamo tornando indietro, la situazione peggiora giorno dopo giorno. Nei villaggi cristiani che hanno accolto gli sfollati in fuga da Mosul e dall'Isis è in atto una emergenza umanitaria - ricorda monsignor Warduni al sito Baghdadhope - come Caritas Iraq stiamo cercando di fare il possibile ma siamo a corto di mezzi. Anche i pozzi che abbiamo costruito, in collaborazione con l'Unicef, si stanno rivelando insufficienti. Servono aiuti urgentemente, la stagione è calda e serve acqua e cibo ed ogni aiuto che possa alleviare le sofferenze di tutta la popolazione".

Intanto a Baghdad, dopo un mese di stallo, i parlamentari hanno eletto come presidente del Parlamento il sunnita Salim al-Juburi. Così la classe politica irachena cerca di rinserrare le file e avviare il processo per la formazione di un nuovo governo, mentre un terzo del Paese rimane sotto il controllo delle milizie islamiste dell'Isis. Nelle ultime ore l'esercito governativo ha lanciato un'offensiva per riprendere il controllo della città di Tikrit, città natale di Sadddam Hussein, in gran parte occupata dall'Isis nelle scorse settimane.
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