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Einstein Quando il mito non è relativo
Giuseppe O. Longo
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La fama mondiale di Albert Einstein non trova riscontro in nessun altro protagonista del Novecento, tanto che quando alla fine del 1999 la rivista "Time" si pose il problema del personaggio cui dedicare l’ultima copertina del secondo millennio, la scelta cadde su Einstein, «un costruttore di universi, non di imperi» come lo definì George Bernard Shaw. Ora poi la conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali, da lui previste un secolo fa, ha rinvigorito la sua popolarità a tutti i livelli.
Non è facile spiegare questo vero e proprio fenomeno di massa, dovuto certo alle sue fondamentali teorie scientifiche, ma anche all’immagine che ne costruirono i media. In essa si mescolava l’ammirazione per il genio, delle cui idee a livello pubblico non si capiva nulla, con la curiosità per l’uomo, acuita dalla sua eccentricità (pare che si rifiutasse di portare i calzini e detestasse vestirsi in modo formale) e dalle sue prese di posizione politiche. Infatti era un pacifista convinto e si discostò da questa sua convinzione soltanto per manifestare l’odio contro la Germania nazista e per tentare di convincere il presidente Roosevelt a finanziare le ricerche sulla bomba atomica. Il 30 gennaio 1931 fu invitato da Charlie Chaplin alla prima mondiale di Luci della cittàe al loro ingresso in sala tra gli applausi pare che Chaplin gli abbia detto: «Applaudono me perché mi capiscono tutti e lei perché non la capisce nessuno».



Einstein lavorava in una solitudine che arrivò a definire addirittura orsaggine, e avvertiva profondamente la necessità che niente e nessuno interferisse con il suo pensiero. Non che fosse incapace di empatia e coinvolgimento: espresse collera e indignazione per la sorte inflitta ai fratelli ebrei dai nazisti e si commosse fino alle lacrime per la tragedia del ghetto di Varsavia. Ma dopo essersi abbandonato alla piena dei sentimenti sentiva il bisogno immediato di tornare al suo mondo delle idee, puro e incontaminato, e riusciva a lasciarsi alle spalle senza residui le passioni che poco prima l’avevano sconvolto.
Manifestò questa capacità di astrarsi dal mondo che lo circondava anche nella vita privata e in particolare nei rapporti con le sue due mogli, segnati da frequenti infedeltà. Con la prima, la serba Mileva Maric, si comportò in modo addirittura crudele, imponendole condizioni di convivenza al limite della brutalità. Si comportò con durezza anche nei confronti della seconda moglie, che pure l’adorava e facilitava in tutto e per tutto il suo lavoro. Mileva era soggetta a crisi depressive (sua sorella soffriva di una grave malattia mentale) e può darsi che questi problemi psicologici e anche, bisogna pur dirlo, quelli di Einstein, siano stati alla base della schizofrenia del loro secondo figlio, Eduard, che passò gran parte della sua vita nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, dove morì nel 1965, dieci anni dopo il padre.



Dato il carattere di Einstein, non sorprende che abbia avuto pochi amici (uno di questi fu il triestino Michele Besso, che fu suo confidente per tutta la vita e che morì poche settimane prima di lui) e poche figure di riferimento o personaggi con cui amasse identificarsi. Un’eccezione fu Newton, per il quale Einstein nutriva un’ammirazione sconfinata, come si ricava dalle parole che scrisse a proposito del grande inglese: «La Natura era per lui un libro aperto. Nella stessa persona erano riuniti lo sperimentatore, il teorico, l’artigiano, e, in misura non minore, il maestro nell’arte di esporre». E anche: «Newton, perdonami: tu hai trovato la sola via che, ai tuoi tempi, fosse possibile per un uomo di altissimo intelletto e potere creativo, ma ora sappiamo che i concetti che hai creato dovranno essere sostituiti con altri, assai più lontani dalla sfera dell’esperienza immediata».


Al numero sterminato di opere dedicate ad Einstein, alla sua vita e al suo pensiero scientifico (si veda in particolare il monumentale Sottile è il Signore di Abraham Pais), si aggiunge ora l’ottimo volume del fisico Vincenzo Barone Albert Einstein. Il costruttore di Universi (Laterza, pagine 174, euro 14,00), di lettura avvincente e ricco di notizie anche sulla vita privata del genio.
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