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Cronaca
DOPO GLI ARRESTI
I Camilliani: siamo uniti
perché si arrivi alla verità
Mimmo Muolo
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Nella saletta della Casa Generalizia dove di solito si ricevono gli ospiti tutto è rimasto al suo posto. Anche la foto di padre Renato Salvatore. Ma tra i Camilliani nessuno si illude che, dopo la bufera che ha portato in carcere il superiore generale con l’accusa di sequestro di persona, ogni cosa rimanga come prima. Il vicario generale, padre Paolo Guarise, dice con franchezza: «Questa è una lezione. Ci servirà. Ma adesso vogliamo che la verità emerga in toto e siamo a disposizione della magistratura, perché la giustizia faccia il suo corso».

Dopo l’arresto, è la prima volta (e in esclusiva per Avvenire) che le porte del quartier generale dell’ordine fondato da San Camillo nel 1591 si aprono per un rappresentante della stampa. Padre Guarise è affiancato da uno dei generali emeriti, l’irlandese padre Frank Monks, che tra l’altro era il candidato alternativo a padre Salvatore lo scorso 13 maggio, quando – secondo l’accusa – sarebbero avvenuti i fatti incriminati. Una scelta, quella di parlare in due, che sottolinea la volontà di esprimere la massima unità possibile dell’Ordine in questo momento difficile. «Siamo addolorati e scioccati – dice infatti padre Monks con il suo tipico accento anglosassone –, ma dobbiamo andare avanti. Per i nostri ammalati, per le nostre strutture e per il grande carisma che il fondatore ci ha trasmesso».

Ma questa incresciosa vicenda è stata un fulmine a ciel sereno o avevate avuto qualche sentore?<+tondo>
«Un fulmine a ciel sereno – risponde convinto padre Guarise –. Certo, i problemi anche economici non mancavano, ma mai avrei pensato di ritrovarmi in una situazione come questa.

Eppure al momento della votazione padre Salvatore è stato rieletto per soli due voti. Segno che il capitolo era spaccato?
Padre Guarise precisa un particolare finora inedito: «Il generale è stato eletto con tre voti di scarto». (quindi alla fine, il "sequestro" dei due confratelli sarebbe risultato ininfluente, ndr). Padre Monks aggiunge: «I numeri in effetti farebbero pensare a una spaccatura, ma posso assicurare che non c’erano lotte di potere o di interessi. Solo una diversa visione delle priorità pastorali. Io stesso non avevo la minima intenzione di candidarmi. Ho solo accettato di non ritirare il mio nome quando alcuni confratelli me lo hanno chiesto. E quando è stato eletto padre Renato, sono stato il primo ad abbracciarlo. Anche adesso l’Ordine è unito e insieme faremo fronte alla situazione.

Quali saranno i prossimi passi?
«Domenica scorsa – sottolinea il vicario generale – Abbiamo avuto una riunione della Consulta allargata ai provinciali italiani e a due generali emeriti: oltre al qui presente padre Frank, anche padre Angelo Brusco. Insieme abbiamo deciso innanzitutto la linea di collaborazione e trasparenza nei confronti di chi indaga, affinché la verità venga a galla. Vogliamo bene al nostro Ordine, ma non al prezzo di mentire. Nei prossimi giorni procederemo alla nomina di un avvocato civile, ovviamente diverso da quello che difende padre Renato. E ci avvarremo inoltre dell’aiuto di un esperto canonista, perché c’è il dubbio che il capitolo in cui il generale è stato eletto sia invalido e quindi da rifare.

Che tempi si possono prevedere per una nuova elezione?
Le nostre costituzioni dicono che quando il generale è assente o impedito il vicario generale diventa automaticamente suo facente funzioni e che bisogna convocare un nuovo capitolo entro tre anni. Ma penso che non faremo passare tutto questo tempo e chiederemo alla Santa Sede di procedere prima.

A proposito di Santa Sede, qualche giornale ha ipotizzato un "commissariamento" dell’Ordine. Che c’è di vero in queste voci?
Risponde padre Monks: «Ho incontrato lunedì mattina il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per i religiosi. E in precedenza anche padre Guarise era stato ricevuto da lui. Il cardinale ha approvato le nostre decisioni di domenica e ci ha incoraggiato a proseguire sulla strada dell’unità, della trasparenza e della collaborazione con la magistratura. Quindi penso che non ci saranno provvedimenti, perché all’interno dell’Ordine non vi sono divisioni o confusione sul modo di procedere».

E per far fronte alla grave situazione economica dell’ospedale di Casoria come vi muoverete?
«Quell’ospedale – afferma padre Guarise – non è un’isola, appartiene al nostro Ordine e quindi è inserito in una rete di solidarietà che al momento opportuno, se ce ne dovesse essere bisogno, si attiverà. Intanto la provincia siculo-campana ci ha assicurato che gli stipendi dei dipendenti vengono regolarmente pagati e che ci sono i soldi per un ragionevole numero di mesi. Inoltre faremo tutto il possibile affinché ritornino i capitali sottratti» (circa 10 milioni di euro mandati in Svizzera secondo l’accusa, ndr).

Qual è il vostro stato d’animo nei confronti di padre Renato Salvatore e dei due padri "sequestrati" sul cui conto stanno emergendo particolari che, se confermati, non sono certo edificanti?
Padre Monks afferma: «Con padre Renato non è stato ovviamente possibile parlare. Ma, al di là delle responsabilità penali se verranno confermate in giudizio, egli resta un nostro confratello, verso cui è giusto mostrare compassione. Degli altri due confratelli, la cui situazione va sicuramente affrontata, si occuperà il loro provinciale. Se necessario anche con il nostro aiuto». Padre Guarise aggiunge: «Forse questa vicenda si sarebbe potuta evitare lavorando più in équipe. Il generale si è fidato troppo di qualche persona sbagliata e noi consultori abbiamo troppo delegato a lui. Dobbiamo far tesoro di ciò che è avvenuto».
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