Passa a livello superiore
Accesso
Cronaca
Sisma in Centro Italia
Terremoto, un mese dopo. La ripartenza
Pino Ciociola
  • facebook
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

«Lo Stato darà una risposta ai danni e attraverso un impegno di riqualificazione ricostruiremo tutto e meglio di prima». A quasi un mese dal sisma il Commissario Vasco Errani traccia un primo bilancio dei progetti avviati, anticipando le tappe della ricostruzione, che verranno illustrate oggi a Palazzo Chigi nella conferenza stampa col premier Renzi e il capo della Protezione civile Curcio. Primo obiettivo: chiudere i campi e sistemare gli sfollati. Oltre 2.600 persone sono ancora ospitate nei campi: in particolare, nel Lazio sono ancora in tenda 796 persone, nelle Marche il numero sale a 987, e in Umbria e Abruzzo le rispettivamente 615 e 274. Il lavoro più duro tocca alla Direzione comando e controllo (Dicomac) della Protezione civile, a Rieti, che coordina l’intera opera di soccorso: dai comuni stanno arrivando tutti i dati relativi alle nuove sistemazioni, mano a mano che gli sfollati decidono dove andare. Oltre 300 persone si sono già spostate negli alberghi messi a disposizione a San Benedetto del Tronto, 90 nelle abitazioni liberate all’Aquila. Intanto proseguono i sopralluoghi per scegliere le aree in cui verranno montati i map (moduli abitativi provvisori). Per chi ha perso tutto, un orizzonte ancora lontano.

Non te l’aspetti. «Siamo vivi. E se abbiamo avuto la possibilità di una nuova vita, questo deve darci la forza di essere migliori di prima. Di fare cose più belle»: Sandra Piccioni è una degli otto soci della cooperativa 'Rinascita 78', che nella notte del 24 agosto ha perso quasi tutte le sue strutture, dalla stalla per i loro animali all’agriturismo. A Illica, frazione di Accumoli, rasa al suolo. Ha un gran sorriso, Sandra. Non lo perde quando entriamo proprio nella stalla, che, «guarda, si tiene in piedi per una piccola pietra fra tetto e pilone ». E nemmeno a casa sua, inagibile, ma dove con la famiglia è tornata: «Se arrivasse ora una scossa?», le chiediamo, chiacchierando seduti al tavolo della cucina: «Dovremmo correre fuori... Bisogna stare all’erta, il tetto poggia su travi spezzate, è pericoloso. Ma fa freddo. I primi giorni siamo stati fuori, poi ho ripulito tutto da cocci e vetri e siamo rientrati».  

 

BZahSLdQXsY;430;242

 

Pasta cotta nel sugo. Il suo primo gesto, la mattina dopo lo sfacelo, dev’essere stato una specie di sfida. «Ho preso il tubo dell’acqua e annaffiato i fiori, li ho ripuliti, erano tutti impolverati – racconta –. Mi è sembrato che così la natura potesse un po’ ricominciare da capo». Racconta, poi, la prima sera. «L’acqua non c’era. La Protezione civile ha dovuto cuocere la pasta dentro al sugo ed è venuta terribile... Ma a noi è piaciuta tanto e poi stavamo tutti insieme. In quella situazione surreale, sembrava una delle feste che facevamo d’estate in paese. La paura è stata tanta, troppa».

Ana, 26 anni. Il volto le s’incupisce solo chiedendole la cosa più brutta di questi giorni. «La ragazza spagnola. Era ancora viva quando l’hanno tirata fuori dalle macerie, non si è riusciti a salvarla». Si chiamava Ana, aveva 26 anni, appena sposata con un ragazzo italiano, era a Illica per trascorrere le vacanze con la famiglia di lui. E gli occhi di Sandra si stringono, ricordandola: «È stata la cosa peggiore. Per tutti noi».

La finestrella. Quella notte però hanno salvato molte persone. «Una signora anziana, grossa, l’abbiamo tirata fuori dalle macerie della sua casa attraverso una finestrella del bagno e ancora non so come abbia fatto a passarci! Infatti aveva tutta la schiena scorticata, ma era viva». Insomma, è stato «una specie di miracolo aver salvato tanta gente», racconta: «Soprattutto persone anziane, con teste rotte, piedi rotti...».

Capre a Roma? La stalla è andata, come il laboratorio e le macchine per trattare le carni, spiega Sandra. Allora «nell’immediato dobbiamo puntare a qualcosa di semplice, quindi ci concentreremo sulla produzione di formaggio ». Ma restano diversi problemi da affrontare. Per esempio «stiamo vedendo se è possibile far svernare le capre a Roma o dintorni, stanno cercando anche alcuni amici allevatori, magari chiederemo alla Regione qualche terreno demaniale». Perché qui è impossibile far passare agli animali l’inverno fuori dalla stalla.

Piccola zootecnia. Qui un po’ tutti sono sulla stessa barca: «La nostra è una realtà di piccole famiglie che trovano da vivere nell’agricoltura e nell’allevamento un sostegno economico », racconta Sandra: una realtà di «piccole aziende quasi tutte zootecniche ». Tocca quindi adesso allo Stato dare una mano e su questo Sandra è decisa: «Deve dare una risposta, subito, a questo tipo di economia».

«S’è distratto!». Gestivano anche un agriturismo, il 'Palazzo del cardinale', che si chiama così perché ai primi dell’Ottocento vi si era rifugiato il vescovo di Ascoli. «Dentro la situazione è terribile – dice Sandra –, le volte sono tutte crepate e la scala è crollata. Era del Cinquecento, aveva anche resistito a tanti terremoti...». Sorride: «Si vede che il palazzo era stanco. O che il cardinale... s’è un po’ distratto!».

© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza