venerdì 23 settembre 2011
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Una breccia del Reichstag di Luigi GeninazziSotto l’imponente cupola di vetro del Reichstag compare la bianca figura del Papa, e in un attimo spariscono tutti i fantasmi neri della vigilia che promettevano diserzioni di massa ed aspre contestazioni. Benedetto XVI entra nell’aula del parlamento federale accolto con un lunghissimo applauso dai deputati che si alzano in piedi per salutare l’illustre ospite. È un grande connazionale, che si dice onorato e felice di prendere la parola davanti al «parlamento della mia patria». Ma, soprattutto, è il "Pontifex maximus", il Capo della Chiesa cattolica invitato, per la prima volta nella storia, a tenere un discorso ai rappresentanti del popolo tedesco. A fare gli onori di casa è il presidente del parlamento, il democristiano Norbert Lammert, che presenta al Papa i capi-gruppo delle varie fazioni parlamentari. Con ognuno di loro Benedetto XVI s’intrattiene conversando amabilmente, anche con gli esponenti più critici. Poi s’avvicina al podio, dove parlerà stando in piedi, con lo sguardo timido che ruota sull’intero emiciclo.Ad ascoltarlo ci sono quasi tutti i 600 deputati, solo poche poltrone azzurre all’estrema sinistra dell’aula risultano vuote. Il boicottaggio che contava sulla plateale diserzione di 100 deputati è miseramente fallito e le assenze riguardano qualche decina di esponenti della Linke, il partito post-comunista nostalgico della Ddr. Anche loro ascoltano in religioso silenzio. «Considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale», così il Papa-professore presenta le sue riflessioni. In realtà si tratta di una vera e propria lezione di politica, nel più alto senso del termine. «Distinguere il bene dal male», questo è il compito di chi s’impegna in politica, afferma Benedetto XVI citando una forte espressione di sant’Agostino: «Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?». Non sono parole d’altri tempi, «noi tedeschi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto», dice rievocando i tempi bui del secolo scorso.«Come riconoscere ciò che è giusto?». È la domanda centrale che papa Ratzinger rivolge al Bundestag, sulla scia di quanto un anno fa, nel corso del suo viaggio a Londra, aveva ricordato di fronte a politici e intellettuali riuniti a Westminster: non sempre quello della maggioranza è un criterio sufficiente. C’è un filo rosso che lega cristianesimo e Stato di diritto, un filo che tiene insieme la cultura giuridica occidentale, arriva fino alla dichiarazione dei diritti umani e alla <+corsivo>Gundgesetz<+tondo>, la Costituzione della Germania post-nazista: è il concetto cristiano di natura e di ragione che si trovano in armonia fra loro. Benedetto XVI non teme di difendere l’idea del diritto naturale cosciente, che oggi «quasi ci si vergogna di menzionarne il termine». Ma la sua abolizione ci ha portato ad una situazione drammatica, quella del dominio della ragione positivista che rifiuta il legame tra ethos e diritto. È una visione ristretta che favorisce il sorgere di «correnti estremiste e radicali». Invece dobbiamo allargare lo sguardo. «Spalanchiamo le finestre e guardiamo alla vastità del mondo» è l’invito che il Papa rivolge al parlamento del Paese più potente di un’Europa in crisi.A questo proposito uno potrebbe aspettarsi il solito richiamo alla radici cristiane dell’agire politico, cosa che avrebbe fatto piacere alla Cdu. Invece Benedetto XVI fa l’esempio del movimento ecologico che in Germania ha portato una ventata d’aria fresca. Un elogio ai Verdi, sempre più in ascesa? «Non voglio essere frainteso, non sono qui per fare propaganda ad un partito politico» dice, e l’aula ride di gusto. Poco prima, citando una frase che il politologo Kelsen scrisse a 84 anni, il Papa aveva scherzato parlando a braccio: «Mi rallegra che a 84 anni (l’età di Ratzinger, ndr) si possa dire ancora qualcosa di sensato».Siamo alle battute conclusive, tra il Papa e il Bundestag si è creato un feeling sorprendente. E alla fine scatta una vera e propria ovazione. Apprezzamento per le parole pronunciate dal Papa anche da parte di uno dei suoi maggiori critici, il deputato ecologista gay Volker Beck, secondo il quale il discorso «sarebbe andato benissimo alla Humboldt-Universitat». La tenera forza di Benedetto XVI ha fatto breccia nel Reichstag.

«Rinnovamento etico per il bene dell'Italia» di Riccardo MaccioniPer l’Italia l’auspicio di un «sempre più intenso rinnovamento etico». Come tradizione nei viaggi internazionali, il Papa invia un messaggio al presidente della Repubblica italiana che a sua volta contraccambia i saluti. Ma il telegramma mandato ieri da Benedetto XVI conteneva un passaggio particolarmente significativo che si sarebbe potuto interpretare in riferimento al clima politico vissuto dal nostro Paese. A fare chiarezza è subentrata poi la precisazione di padre Federico Lombardi. Nel telegramma inviato ieri mattina a Giorgio Napolitano, il Papa accompagna infatti «l’espressione» del proprio «cordiale saluto» al capo dello Stato e «all’intero popolo italiano» all’auspicio di «un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene della diletta Italia». Paese su cui il Pontefice invoca «la benedizione del Signore pegno di copiosi lumi e grazie celesti».La precisazione del portavoce vaticano. Sul senso del messaggio di Benedetto XVI a Napolitano, come si diceva, c’è da registrare il chiarimento di padre Federico Lombardi. In particolare, rispondendo alle domande dei giornalisti, il direttore della Sala Stampa vaticana ha sottolineato come sia «piuttosto chiaro che in Italia «c’è una lunga serie di problemi che hanno a che fare con l’etica. E questi – ha aggiunto padre Lombardi – riguardano sia le attività economiche e le relazioni sociali, sia anche i comportamenti personali». «Papa Ratzinger – ha continuato il portavoce vaticano – parla spesso della dimensione etica della politica e dell’economia». Il riferimento più immediato, che salta subito alla mente, è l’enciclica «Caritas in veritate». Ma basta scorrere anche in modo superficiale gli interventi che hanno intessuto questo Pontificato per rilevare il costante richiamo alle scelte etiche che devono contraddistinguere i comportamenti pubblici e privati. Soprattutto in chi ha incarichi di responsabilità, specie se credente. «In questo senso – ha aggiunto padre Lombardi – il Papa sa che c’è molto da fare e sente la responsabilità di migliorare la situazione in Italia». Il Quirinale: i valori dell’Europa. È tutto dedicato invece all’importanza del viaggio apostolico in Germania, il messaggio al Pontefice del presidente della Repubblica. La visita – scrive Giorgio Napolitano a Benedetto XVI – «conferma la speciale attenzione che Vostra Santità continua a riservare al dialogo ecumenico e interreligioso, che trarrà certamente nuovo slancio». «L’Europa – auspica poi il capo dello Stato – sappia trarre forza dai valori fondativi della nostra comune civiltà. Solo così potrà consolidarsi in Europa una società fondata sulla centralità della persona umana, sul dialogo tra culture e religioni e su intangibili principi di solidarietà». Nel prosieguo del telegramma, inoltre, Napolitano indica in «un rinnovato impegno di coesione» la condizione necessaria perché oggi «il nostro continente affermi un proprio coerente e costruttivo ruolo nel mutato contesto internazionale».

Il Papa: non c'è libertà senza solidarietà di Salvatore MazzaIl «benvenuto a casa» del  presidente della Repubblica Christian Wulff, e l’accoglienza di una Berlino che qualcuno avrebbe voluto fredda. E invece il contrario, con le - poche - contestazioni sommerse dagli ottantamila dell’Olympiastadion, a salutare il Papa venuto a ricordare, a tutti, che oggi più che mai «c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita».È fin dal primo discorso, nella cerimonia di benvenuto al castello di Bellevue di Berlino, che Benedetto XVI ha dato il senso della sua prima giornata del viaggio che per quattro giorni lo terrà in Germania, tra la capitale, Erfurt e Friburgo. Una giornata nei cui successivi appuntamenti, dal discorso di benvenuto a quello, indimenticabile, al Reichstag, dall’incontro con i rappresentanti dell’ebraismo alla grande Messa nello stadio della capitale, papa Ratzinger ha declinato il significato, e il ruolo, che la religione ha nel compiersi e nella crescita di ogni società.Infatti, ha detto al Bellevue, «nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche». Ma «come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione», e «il fatto che ci sono valori che non sono assolutamente manipolabili è la vera garanzia della nostra libertà», dal momento che questa «si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore», il quale «esiste - ha osservato il Pontefice - solamente per tutti insieme». Di qui la necessità di ribadire che «nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. Ciò che sto facendo a scapito degli altri, non è libertà, ma azione colpevole che nuoce agli altri e anche a me stesso. Posso realizzarmi veramente quale persona libera - ha aggiunto anticipando uno dei temi poi sviluppati nel discorso al Reichstag - solo usando le mie forze anche per il bene degli altri. Questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società».Non è un caso, avrebbe poi affermato parlando ai rappresentanti della comunità ebraica, che «il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesù Cristo e delle persone credenti in Lui. L’"onnipotente" Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico». Ed è proprio «con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico», per il Papa, che «si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel "no" a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra». Tanto più per questo, allora, è tanto più da incoraggiare il dialogo riapertosi con la dichiarazione conciliare "Nostra Aetate", con la quale «si è cominciato a percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia»., nel quale «la Chiesa cattolica in Germania... è ben consapevole della sua responsabilità particolare».In tutto questo, i cattolici hanno a loro volta un dovere imprescindibile, a iniziare dallo «scoprire sempre più profondamente la gioia di essere uniti con Cristo nella Chiesa» che, nonostante alcune «cose negative», è «il dono più bello di Dio». Così, all’omelia della Messa nell’Olympiastadion, richiamandosi alle defezioni di molti cattolici che in Germania hanno scelto di lasciare la Chiesa,  Benedetto XVI ha osservato come «alcuni guardano la Chiesa fermandosi al suo aspetto esteriore. Allora la Chiesa appare solo come una delle tante organizzazioni in una società democratica, secondo le cui norme e leggi, poi, deve essere giudicata e trattata anche una figura così difficile da comprendere». E «se poi si aggiunge ancora l’esperienza dolorosa che nella Chiesa ci sono pesci buoni e cattivi, grano e zizzania, e se lo sguardo resta fisso sulle cose negative, allora non si schiude più il mistero grande e profondo della Chiesa», e può apparire naturale che «insoddisfazione e malcontento vanno diffondendosi». Ma, ha concluso, «nel nostro tempo di inquietudine e di qualunquismo, in cui così tanta gente perde l’orientamento e il sostegno; in cui la fedeltà dell’amore nel matrimonio e nell’amicizia è diventata così fragile e di breve durata... il Signore risorto ci offre un rifugio». E per questo, alla fine, è importante «rimanere in Cristo», e quindi «anche nella Chiesa», perché «l’intera comunità dei credenti è saldamente compaginata in Cristo, la vite».

 

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