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«Ad Aleppo l'embargo affama e la guerra sradica»
Francesco Riccardi
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«Ad Aleppo diciamo che abbiamo due nemici: il primo è il Daesh, è la guerra, l’assedio della città. Il secondo sono gli approfittatori che aggravano la scarsità di cibo, elettricità e carburante, rendendo impossibile la vita per tutti. L’embargo colpisce soprattutto la povera gente, perciò andrebbe tolto o almeno ripensato per favorire l’afflusso di aiuti alla città e ai siriani».
 
Claude Zerez è un professore sessantenne, fuggito nel 2014 dalla città-martire della Siria settentrionale e accolto come rifugiato politico in Francia. La guerra, oltre al padre, nell’ottobre 2012 gli ha portato via la figlia 18enne, Pascale, «rapita, uccisa dai ribelli anti-Assad e poi gettata in strada dove poi sono riuscito a raccoglierla», racconta durante un incontro con la comunità di Bresso (nel milanese). Lui stesso è stato più volte minacciato, tanto da decidere infine di scappare, di affrontare il viaggio verso l’Europa: «Ho attraversato decine di posti di blocchi e ho avuto l’impressione che fosse propria mia figlia a proteggermi dall’alto, come se ogni volta facesse calare un velo davanti agli occhi degli uomini armati, per farmi passare indenne».
 
Zerez si dice oggi «pacificato» sul piano personale. «Dopo i primi mesi di dolore e di rabbia sono riuscito a perdonare per l’assassinio di mia figlia – racconta –. Ma non dimentico». Non dimentica le violenze che il suo popolo sta subendo, «una via crucis quotidiana che cristiani e musulmani stanno vivendo insieme». Insiste il professore su questa parola, descrivendo la pacifica convivenza fra la popolazione delle due religioni fino allo scoppio della guerra e i tanti gesti che ancora oggi parlano di una vicinanza, di un destino comune.

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Claude Zerez

«Quando mia figlia è stata uccisa, per lei si è pregato anche nella moschea di Aleppo, e, 40 giorni dopo, alla commemorazione in chiesa erano presenti pure molti musulmani – ricorda –. Questa non è una guerra di religioni. È un conflitto politico, per interessi economici e di potere, che utilizza la religione a fini strumentali ». La dittatura di Bashar al-Assad non è mai stata rispettosa dei diritti umani e «la corruzione era evidente ovunque. Ma ora c’è il pericolo di sostituire quel regime con uno ben peggiore». E si rischia che la presenza dei cristiani in Medio Oriente venga sradicata: «Ad Aleppo su 4 milioni di abitanti eravamo 300mila, poi siamo calati a 55mila, a 22mila e oggi sono ancora meno», dice ancora Zerez, cattolico melchita, che si definisce «aramaico, cristiano, siriano e poi arabo, ma solo di cultura».

La convivenza tra musulmani e cristiani, in questa terra martoriata, è ancora possibile oggi e lo sarà domani. Ma prima c’è da aprire corridoi umanitari, rafforzare gli aiuti, stringere tregue, mentre «personalmente sono pessimista: se non si agisce con decisione, la guerra rischia nell’immediato futuro di allargarsi ad altri Paesi e l’Europa dovrà affrontare ondate di 7-8 milioni di profughi». Per questo il professore lancia un duplice appello: «Alle comunità cristiane affinché preghino e siano solidali con il popolo siriano», e ai governi perché vincano l’indifferenza, superino i troppi interessi economici, a volte inconfessabili, e agiscano per favorire la pace», mettendo fine anche ai finanziamenti impropri alle diverse fazioni di ribelli. Prima che sia troppo tardi, prima che la guerra diventi incontrollabile e si espanda, come scrisse in un’accorata lettera aperta al presidente François Hollande nel 2012. Il titolo era tragicamente profetico: «Cosa si sente ad Aleppo? Dopo la Siria, l’Europa». Impegno dei cristiani e delle istituzioni, quindi. Ma per costruire davvero un futuro di pace sarà soprattutto necessario «rieducare un’intera generazione di ragazzi che non è più andata a scuola e ha imparato solo la drammatica logica delle armi, della violenza cieca, dell’indottrinamento estremo – conclude Zerez –. Quello che spinge bambini di 10-12 anni a denunciare i parenti, li obbliga a sgozzare i genitori, a ritenere giusto che i cristiani che non pagano la jizya (la tassa) vengano crocifissi. Ragazzini che ho visto giocare a calcio con la testa mozzata di un uomo». Generazione perduta da riconquistare all’umanità.
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