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Samantha, nostalgia dello spazio
ANTONIO LO CAMPO
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Sette mesi in orbita, 200 giorni esatti. Per la precisione, 199 giorni e 20 ore nello spazio. Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), è nella storia dei voli spaziali. Anche con un record: nella sua missione 'Futura' dell’Agenzia Spaziale Italiana, è diventata la donna astronauta ad essere rimasta in orbita per più tempo in una singola missione spaziale, superando i 195 giorni dell’americana Sunita Williams. 


Ma al di là dei record, il 2015 è stato proprio l’anno del capitano Cristoforetti, pilota dell’Aeronautica militare oltre che astronauta (ma come disse l’ex presidente Napolitano: «Per noi italiani lei è semplicemente Samantha!»), che ha trascorso tutta la prima metà dell’anno in orbita, e che ora sta ripercorrendo, con varie tappe e molti tour, una buona parte di quel pianeta che vedeva scorrere sotto di sé dalla Stazione Spaziale Internazionale, con un giro attorno ad esso in 95 minuti. 


La missione di Samantha Cristoforetti era partita il 23 novembre 2014 dalla storica base russa di Baijkonur. L’astronauta italiana era seduta sul seggiolino di sinistra, nel ruolo di ingegnere di bordo e copilota; al centro, il comandante russo Anton Shkaplerov, e a destra l’ingegnere di bordo americano, il veterano dello spazio Terry Virts. L’arrampicata veloce nel cielo nero del Kazakhstan, e l’ingresso in orbita dopo otto minuti. Poi, in sei ore, l’arrivo all’attracco con la Stazione Spaziale. Un’emozione dietro l’altra, senza pause, come riferirà poi Samantha in collegamento dallo spazio.


Una missione di lunga durata che si è conclusa lo scorso giugno. Nostalgia dello spazio? «Certamente tornerei lassù. Anzi, è questo il mio obiettivo, così come quello della maggior parte di noi astronauti», ci dice Samantha Cristoforetti, che abbiamo incontrato di recente durante un tour europeo con passaggio in Italia.


«Certo, appena finita una missione, peraltro di lunga durata e quindi molto complessa e faticosa, è bello tornare sulla Terra e prendersi una pausa. Ma naturalmente, quando arriverà una prossima occasione, mi farò trovare pronta! Basta avere un po’ di pazienza, riprendere il lavoro e la preparazione». Subito dopo il rientro, una pausa per ristorare il corpo. «Il periodo di riabilitazione -dice l’astronauta dell’Esa -vero e proprio non dura molto e riguarda in particolare le prime settimane dopo il ritorno sulla Terra. A gennaio finirò anche le ultime sessioni post-volo di alcuni esperimenti (sui ritmi circadiani, la pelle e il microbioma). Soltanto un esperimento di cardiologia non è concluso, perché prevede una sessione all’anno per cinque anni dopo il volo».


La spedizione 42 sulla Stazione Spaziale ha visto l’equipaggio, compresa Samantha, impegnato in molti esperimenti scientifici, dieci dei quali realizzati in Italia per conto dell’Asi. Tra questi, alcuni riguardavano il flusso del sangue verso il cuore (siamo in assenza di peso), esperimenti neurologici, una ecografia vascolare su se stessa con la guida remota con il team di ricercatori responsabili dell’esperimento, dell’Università di Ferrara, in tele-collegamento con la Stazione Spaziale dal centro di controllo Asi.


E poi due esperimenti di biologia 'Nanoparticles and Osteoporosis' e 'Cell Shape and Expression', arrivati sulla Stazione la con il cargo Dragon. Il primo ha riguardato la ricerca sull’osteoporosi. Il progetto, realizzato da diversi centri di ricerca italiani, ha l’obiettivo di verificare l’efficacia dell’impiego di alcune nanoparticelle sulle cellule ossee come contromisura per attivare la formazione di tessuto osseo e ridurne il processo di riassorbimento. Il secondo esperimento è stato realizzato dalla Kayser Italia e dal dipartimento di Medicina clinica e molecolare dell’Università La Sapienza di Roma, con l’obiettivo di definire un modello in grado di descrivere l’influenza del fattore fisico microgravità sull’espressione genica, influenza che si esercita attraverso la modificazione della forma cellulare.


Non sono mancate le operazioni più strettamente legate alla Stazione e ai veicoli spaziali. Come l’attracco della navicella Dragon, che in un prossimo futuro andrà in orbita in versione per ospitare astronauti: «Per adesso si tratta di un programma seguito dagli americani - spiega la Cristoforetti - e quindi noi avremo modo di vederla da vicino, e di entrarci, quando saranno già pronte le versioni che porteranno gli astronauti nello spazio.


Tra l’altro, c’è già un team di astronauti Nasa che si sta preparando a queste missioni. Naturalmente conosco bene Dragon nella sua versione cargo, quella che viene utilizzata oggi, perché in orbita mi occupai di afferrare una Dragon con il braccio robotico. La versione modificata in grado di portare astronauti spero di vederla presto anche perché, in effetti, potrebbe toccare anche a me andare in orbita con queste nuove navicelle, che voleranno con astronauti dagli anni 2017 o 2018». 


E poi grandi novità, anche non strettamente scientifiche, come il primo caffè gustato in orbita il 3 maggio, grazie alla macchina realizzata a Torino da Argotec. Tanti i collegamenti video, i messaggi, i tweet ricevuti e inviati. Molti sono stati i collegamenti dallo spazio: con scuole, centri di ricerca, con la trasmissione «Che Tempo che fa» e con il Festival di Sanremo. Importanti quelli istituzionali: il primo, in dicembre, con un commosso Giorgio Napolitano, in quel momento presidente della Repubblica. Poi in primavera con il successore Mattarella e con il premier Renzi. Il messaggio o tweet maggiormente carico di significati? «Forse la foto di Parigi che ho scattato dopo l’attentato a Charlie Hebdo, nel giorno in cui si tenne la grande manifestazione, cui parteciparono moltissime persone, tra cui tanti capi di Stato. Mi sembrò un modo di essere vicina dallo spazio», dice la prima astronauta italiana.


E a proposito di Italia, la missione Futura ha dato ulteriore prestigio al nostro Paese, da tempo molto impegnato in questo settore: «Quello dello spazio è un settore in cui siamo ben rappresentati, non soltanto con gli astronauti, sette, di cui quattro in attività, ma soprattutto per il contributo della nostra industria e della nostra comunità scientifica», sottolinea. E dalle nuove e imminenti navicelle spaziali, ad un futuro un po’ più lontano. Luna e Marte gli obiettivi. Magari sempre con la cooperazione internazionale che ci ha fatto costruire la Stazione Spaziale... «Una missione molto complessa e costosa come quella di astronauti per Marte necessita della cooperazione - conferma Samantha -. In teoria gli americani potrebbero andarci anche da soli, investendo molto, ma credo che, come per la stazione, si farà un trattato per la partecipazione di altre nazioni e agenzie spaziali. Anche perché un trattato internazionale mette al riparo i progetti complessi da ripensamenti a livello politico».
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