Passa a livello superiore
Accesso
Chiesa
IL SACERDOTE UCCISO DALLA MAFIA
Don Pino Puglisi sarà beato:
il suo assassinio fu un martirio
 
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

​​​​

Sarà beatificato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Benedetto XVI ha infatti riconosciuto il fatto che l'esecuzione ordinata dai boss e avvenuta davanti alla parrocchia di San Gaetano, retta dal sacerdote, nel quartiere Brancaccio di Palermo, fu "in odio alla fede". Questo esonera ora dalla necessità di provare un miracolo compiuto con l'intercessione del servo di Dio.

Il riconoscimento del martirio, che il Papa ha decretato oggi nell'udienza al prefetto per le Cause dei santi card. Angelo Amato, indica che la causa di beatificazione si è conclusa positivamente e che presto don Puglisi sarà elevato all'onore degli altari.

A motivo del suo costante impegno evangelico e sociale nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata, il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56/o compleanno, don Puglisi venne ucciso davanti al portone di casai.

Dopo le indagini, mandanti dell'omicidio furono riconosciuti i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano. Quest'ultimo fu condannato all'ergastolo nel 1999, mentre il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, fu condannato in appello all'ergastolo nel 2001. Condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il sacerdote.

"Quel modello di prete che la mafia voleva cacciare in Sagrestia, oggi viene riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo". A sostenerlo è don Luigi Ciotti. "Morì per strada, dove viveva - ricorda Don Ciotti - dove incontrava i 'piccoli', gli adulti, gli anziani, quanti avevano bisogno di aiuto e quanti, con la propria condotta, si rendevano responsabili di illegalità, soprusi e violenze. Probabilmente per questo lo hanno ucciso: perchè un modo così radicale di abitare la strada e di esercitare il ministero del parroco è scomodo. Lo hanno ucciso nell'illusione di spegnere una presenza fatta di ascolto, di denuncia, di condivisione. Quel modello di prete, che la mafia voleva cacciare in sagrestia, viene oggi ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo". "Il prete palermitano - prosegue Don Ciotti - ha incarnato pienamente la povertà, la fatica, la libertà e la gioia del vivere, come preti, in parrocchia. Con la sua testimonianza don Pino ci sprona a sostenere quanti vivono questa stessa realtà con impegno e silenzio".

Benedetto XVI ha anche autorizzato oggi la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto relativo alle "virtù eroiche" di Alvaro Del Portillo, il più stretto collaboratore e primo successore di Josemaria Escrivá de Balaguer alla guida dell'Opus Dei. Del Portillo, morto nel marzo 1994 all'età di 80 anni.

I nomi di altri 14 servi di Dio sono inseriti nei decreti di cui oggi Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi, nel corso dell’udienza privata concessa al prefetto dell’organismo, card. Angelo Amato. I decreti riguardano due miracoli attribuiti all’intercessione dei venerabili servi di Dio don Luca Passi e Francesca De Paula De Jesús; riconoscono il martirio, oltre che di don Puglisi, di mons. Emanuele Borrás Ferré, padre Ermenegildo dell‘Assunzione, suor Vittoria di Gesù e di un laico indiano, Devasahayam (Lazaro) Pillai.

Viene inoltre attestata l‘eroicità delle virtù cristiane oltre che di mons. del Portillo, del card. Riario Sforza, già arcivescovo di Napoli; di mons. Fulton Sheen, già arcivescovo di Newport; di don Ludovico Tijssen; di don Cristoforo di Santa Caterina; della laica Maria del Sacro Cuore, di suor Angelina Teresa; di suor Maria Margherita Bogner; di suor Fernanda Riva. Lo scorso 10 maggio Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il martirio del servo di Dio Giovanni Huguet y Cardona. Dei futuri beati 6 sono spagnoli, 3 italiani, 2 indiani. Vi sono inoltre un brasiliano, un canadese, un irlandese, un olandese, uno statunitense e un ungherese.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza