Papa

Le parole, i video e le foto. Papa Francesco conquista il cuore di Milano

F.Ognibene, L.Bellaspiga, L.Capuzzi, D.Parozzi, I.Solaini, G.Gambassi, E.Lenzi, V.Salinaro, L.Rosoli sabato 25 marzo 2017

Ore 19 Finisce la giornata di Papa Francesco a Milano

Poco prima delle 19 il Pontefice lascia lo stadio di San Siro diretto all'aeroporto di Linate, da dove riparte per Roma.

Ore 17.45 Il Papa arriva a San Siro tra balli e canti. Le domande, le risposte di Francesco

Il Papa arriva in un San Siro stracolmo di ragazzi, accolto da un boato e da applausi interminabili. Il Papa ha iniziato subito a rispondere alle domande dei ragazzi.

Davide: «Quando tu avevi la nostra età, cosa ti ha aiutato ad accrescere la tua amicizia con Gesù?». I primi che mi hanno aiutato sono stati i nonni, ha risposto Bergoglio. «Un nonno era falegname e guardando lui ho pensato che era lo stesso mestiere di Gesù. L'altro nonno mi diceva di non andare mai a letto senza dire buonanotte a Gesù. La due nonne e la mamma mi hanno insegnato a pregare. Ma la cosa importante è che i nonni hanno saggezza della vita e con quella saggezza ci insegnano come andare più vicino a Gesù. Parlate con i nonni, ascoltateli. La seconda cosa è giocare con gli amici. Sentire la gioia del gioco senza insultarsi e pensare che così giocava Gesù. Quando il gioco è pulito si impara a rispettare gli altri, a fare la squadra, a lavorare tutti insieme e questo ci unisce a Gesù. E se uno litiga, che poi chieda scusa. La terza cosa è stato andare la parrocchia, l'oratorio. Queste tre cose vi faranno crescere nell'amicizia con Gesù, perché così tu pregherai di più.

Monica e Alberto, genitori di 3 ragazzi di cui la più piccola riceverà la Cresima in ottobre: come trasmettere ai nostri figli la bellezza della fede? «Pensate a ciò che a voi vi hanno aiutato a credere - risponde Bergoglio -. Chi è stato: il padre, la madre, i nonni, una catechista, il parroco... ? Tutti portiamo nella memoria e nel cuore qualcuno che ci ha aiutato a credere». Il Papa ha ricordato un sacerdote lodigiano, apostolo del confessionale, misericordioso, buono, lavoratore, che lo ha aiutato a credere. I bambini ci guardano, ha sintetizzato il Papa, citando un film di Vittorio De Sica, e «quando i genitori si separano, il conto lo pagano loro». Ha poi raccomandato alle famiglie di «andare tutti insieme a Messa, la domenica, e poi stare un po' insieme in un parco a giocare». Questo ora è difficile, tanti genitori devono trascorrere la domenica al lavoro per portare a casa da mangiare. «I genitori hanno perso l'abitudine di giocare con i figli, di perdere tempo con i figli. Questo è trasmettere la fede, è la gratuità di Dio».

Valeria, mamma e catechista a Rogoredo. «Come aprirci a un confronto con tutti gli educatori che hanno a che fare con i nostri giovani?». Io consiglierei una «educazione basata sul pensare, sentire e fare», ha risposto il Papa. Non educare solo l'intelletto, servono anche il cuore e le mani. L'educazione deve essere armonica. «C'è un fenomeno brutto che mi preoccupa: il bullismo, state attenti. Nel vostro quartiere c'è qualcuno a cui voi fate beffa?», ha concluso, invitando al silenzio gli 80mila ragazzi a San Siro. «Questo si chiama bullismo. Per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa che mai lo farete né che si faccia nella vostra scuola o nel vostro quartiere. Promettetelo a Gesù». E ha ottenuto un forte sì. (Antonella Mariani) Qui il DISCORSO integrale del Papa a San Siro

Ore 17 l'attesa dei cresimati e dei cresimandi a San Siro

Ottantamila ragazzi tra i 12 e i 15 anni, con catechisti, genitori, sacerdoti, religiose dalle oltre 1.100 parrocchie della diocesi di Milano hanno già riempito lo stadio di San Siro a un'ora dall'appuntamento con il Papa in arrivo da Monza. L'attesa è scaldata dall'animazione di un migliaio di ragazzi di tutti gli oratori ambrosiani e da artisti come Davide Van De Sfroos e Giacomo Poretti.
L'incontro rinnova la lunga tradizione diocesana dei cresimandi che ogni anno incontrano l'arcivescovo allo stadio per una giornata di festa e riflessione.


Il Papa ha voluto riservare a loro l'ultima tappa del suo serratissimo viaggio milanese. Risponderà a tre domande - un adolescente, un genitore e un catechista - proseguendo così nello stile del dialogo diretto, personale che sta segnando questo viaggio benedetto dal sole contro ogni previsione avversa dei giorni scorsi. L'atmosfera allo stadio è di formidabile entusiasmo, la notizia che il loro incontro allo stadio sarebbe stato "premiato" dalla presenza del Papa ha galvanizzato i ragazzi. Che non hanno voluto perdersi l'evento, insieme ai loro formatori, preparandosi da settimane a questa giornata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gioia pura, musica, balli, cori, ola... Una vera festa. Aspettando Francesco. (Francesco Ognibene)

Ore 16.45 il saluto del cardinale Scola

Una giornata molto densa di grazia, ha detto l'arcivescovo di Milano salutando il Papa alla fine della Messa a San Siro. I gesti che lei ha compiuto ci offrono una strada per l'evangelizzazione, qui nella nostra terra ambrosiana: l'abbraccio ai più poveri, agli immigrati, il paziente saluto a uno a uno a tutti i carcerati, ricordando le vittime dell'attentato di Londra e «i due detenuti che proprio qui nel carcere di Monza nei giorni scorsi si sono tolti la vita». Come espressione di gratitudine per la visita del Papa, il cardinale ricorda la consegna delle chiavi di casa a 50 famiglie che ne sono prive. Si tratta di appartamenti acquisiti dalla diocesi, restaurati e infine consegnate alle famiglie.

Alle 15.30 inizia la Messa: «Abbracciate i confini e le frontiere»

Dalle 700 mila al milione di persone hanno affollato il parco di Monza per ascoltare le parole del Papa. Il Vangelo è quello di Luca, l'annunciazione dell'Angelo a Maria. Dio ha scelto - dice il Papa - di inserirsi come ha fatto con Maria «nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane, colme di ansie e insieme di desideri». È all'interno delle nostre città, nelle scuole e università, negli ospedali, che si compie l'annuncio più bello che si possa ascoltare: «Rallegrati, il Signore è con te». Una gioia che genera vita e speranza, che si fa carne nel modo in cui guardiamo al domani, che «diventa solidarietà, ospitalità, misericordia verso tutti».



Come Maria, però, anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento. Come avverrà questo, in un tempo così pieno di speculazione? Oggi si specula su tutto, sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia, sui poveri e sui migranti, sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, mentre il dolore bussa a tante porte, in tanti giovani cresce l'insoddisfazione per mancanza di vere opportunità.

Il ritmo vertiginoso a cui siamo sottoposti sembra rubarci la speranza e la gioia: quando tutto si accelera per costruire in teoria una società migliore, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno, perdiamo il tempo per la famiglia, per la comunità, per l'amicizia, per la solidarietà e per la memoria.

Ci farà bene chiederci: come è possibile vivere la gioia del Vangelo e la speranza cristiana oggi nelle nostre città? Se esiste ancora la gioia e la speranza, ciò esige che guardiamo al presente con audacia.

Davanti ai nostri smarrimenti tre sono le chiavi che l'Angelo ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata:

1) Evocare la Memoria. Come Maria, figlia dell'Alleanza, anche noi siamo chiamati a fare memoria per non dimenticare da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato, comprese due guerre mondiali, per arrivare fin qui. E' il migliore antidoto a tanti discorsi che seminano fratture e divisioni.

2) L'appartenenza al popolo di Dio. Siete milanesi, ambrosiani, ma siete parte del grande Popolo di Dio, formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività. Un popolo che non ha paura di abbracciare i confini. Un popolo che non ha paura di dare accoglienza perché sa che lì è presente il suo Signore.

3) La possibilità dell'impossibile. Nulla è impossibile a Dio, dice l'Angelo a Maria. Ed è ciò che aprendosi all'iniziativa di Dio si può superare il pessimismo. Dio continua a cercare alleati, «uomini e donne capaci di credere, di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito». IL TESTO DELL'OMELIA

Ore 14.45 al parco di Monza l'attesa per Francesco

Sono centinaia di migliaia i pellegrini in arrivo fin dall’alba nell’area verde di Monza, a due passi dall’autodromo. Forse si sfiorerà il milione visto che in moltissimi si sono aggiunti ai gruppi registrati per partecipare all’Eucaristia. Musica e testimonianze si alternano accanto al grande crocifisso dietro l’altare. “Non abbiate paura della rivoluzione della tenerezza”, si legge nel cartello che guida i ragazzi dell’oratorio della parrocchia di San Pietro a Legnano. Accanto il volto in stile fumetto di papa Francesco. E poi una postilla: “E non abbiate paura del terrorismo”. Perché, spiega il direttore dell’oratorio, Mirko Mara, “qualcuno ha rinunciato all’evento dopo l’attentato di Londra per un eccesso inutile di preoccupazione. Ma noi no, ci siamo: siamo in settanta. E, come ribadisce Francesco, la violenza non può avere il sopravvento o paralizzarci. Dobbiamo reagire. E lo testimoniamo venendo qui”. Invece è una presenza “last minute” quella di Ornella Gazzaroli. Tiene a far sapere che è nata a Concesio, il paese di Paolo VI, anche se vive a Collebeato in provincia di Brescia. “Da tre settimane cercavo un gruppo per assistere alla Messa. Ieri sera un messaggio sul cellulare è stato come un regalo della Provvidenza: mi dicevano che potevo aggregarmi al gruppo di Pontoglio dell’Associazione genitori italiani”. Non è stato facile trovare i pullman che portasse il “popolo di Bergoglio” nel parco della Brianza. “Abbiamo dovuto far arrivare alcuni bus da Torino e da Verona perché in Lombardia c’era il tutto esaurito per oggi”, racconta il responsabile dell’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Bergamo, don Gianluca Salvi. E chiarisce: “Abbiamo assistito a un’autentica corsa collettiva per abbracciare il Papa. Perché Francesco sa parlare di Dio toccando il cuore anche a chi è lontano da un’esperienza di fede”.

Fra i primi a entrare nell’area verde, appena aperti i varchi, sono stati i lavoratori della K-Flex, azienda della Brianza specializzata in isolanti acustici e termici. In 187 rischiano il licenziamento e sono in sciopero da due mesi. Sulle loro magliette arancioni hanno scritto una frase del Papa: “Chi toglie il lavoro fa un peccato gravissimo”. “Voglio ringraziare il Santo Padre per le parole che ha speso a favore dei lavoratori. Mi hanno aperto il cuore”, racconta Carmine Granato, uno degli operai in mobilità. Nello stabilimento sono presenti 31 etnie diverse. E alla Messa ci sono dipendenti originari dell’Egitto, del Perù o del Bangladesh. Sventolano una lettera che hanno consegnato nei giorni scorsi al cardinale Angelo Scola e che vorrebbero finisse nelle mani di Bergoglio. Spiegano i rappresentanti sindacali Matteo Moretti della Cgil e Massimo Ferni della Cisl: “L’azienda vuole delocalizzare la produzione in Polonia perché la forza lavoro costa la metà anche se ha undici milioni di utili e prevede in due anni un aumento di fatturato di 180 milioni di euro. Il Papa dice di non sottrarci alle sfide: ecco, noi vogliamo combattere un’ingiustizia e non ci arrendiamo”. Così la visita del Pontefice diventa un’ancora di speranza per decine di famiglie a un passo dal baratro. E non solo per loro. (Giacomo Gambassi)

Ore 12 L'incontro con i detenuti

«Mi sento a casa»; sono state queste le prime parole pronunciate da papa Francesco nell'incontrare la delegazione di 150 detenuti di San Vittore nella rotonda. Un rappresentante degli uomini e una delle donne hanno letto una lettera preparata collettivamente (IL TESTO) in cui hanno chiesto al Papa di pregare per loro perché i loro errori possano essere perdonati e la gente da fuori non li guardi con disprezzo. Il Papa era molto emozionato, gli ha detto che nessuno ha diritto di dire «Merita di essere rinchiuso». Francesco ha invece ripetuto che di fronte a un detenuto la cosa che si chiede è «Perché lui e non io?». Poi ha raccontato che in ognuno dei detenuti vede Gesù, ricordando l'episodio di un carcerato che era stato ammanettato e arrestato davanti alla folla. Il Papa li ha chiamato più volte «Fratelli».


Appena entrato a San Vittore Francesco ha salutato i bambini, figli delle detenute, poi ha visitato i malati del Centro clinico; uno di loro gli ha detto: «Papa fatti coraggio» e lui ha sorriso. Poi ha visitato il settore femminile, il corridoio del primo raggio con la delegazione dei giovani adulti e del quinto raggio. Poi è arrivato nello spiazzo centrale (coperto) di San Vittore, dove ha ha stretto le mani a tutti i volontari, al personale dell'infermeria e alla delegazione di agenti. Infine il pranzo. (Lucia Capuzzi)

Ore 12 l'arrivo a San Vittore

Il Papa, il primo a San Vittore, pranzerà con i detenuti del terzo raggio in un tavolo da cento posti. Menù tipicamente milanese: risotto, cotoletta e panna cotta. Ecco tutte le curiosità.


Davanti al Collegio San Carlo: un saluto dalla papamobile

Speravano in una sosta ma il programma era talmente serrato che c'è stato solo il tempo per un saluto dalla papamobile che ha rallentato davanti all'ingresso. Sul marciapiede davanti al Collegio San Carlo, antica istituzione educativa della diocesi con centinaia di bambini e ragazzi in tutti i cicli scolastici, erano in 3mila tra famiglie, insegnanti, bambini e ragazzi, e al passaggio del Papa diretto a San Vittore - il Collegio, di fronte a Santa Maria delle Grazie, è a poche centinaia di metri dal carcere - hanno fatto sentire il loro entusiasmo per poter vedere e salutare da vicino Francesco, in testa il rettore don Alberto Torriani (che da poche settimane ha preso il posto dello scomparso don Aldo Geranzani). Una festa lo stesso, che ha completato la gioia di poter ospitare il seguito papale che ha preparato la visita, alloggiato nei locali del Collegio. (Francesco Ognibene)

Ore 11.40 l'Angelus e poi verso il carcere di San Vittore

Il Papa ha scherzato sul tempo, che si preannunciava piovoso e invece si è rivelato splendente e tiepido. Poi ha recitato la preghiera dell'Angelus con i fedeli. IL TESTO

Ore 11.30 Il dono di Milano: 55 appartamenti da assegnare ai poveri

Il cardinale Scola annuncia al Papa il dono della Chiesa ambrosiana: 55 casette ristrutturate da assegnare ad altrettante famiglie che ne sono prive. Il Papa dopo i lunghi saluti con il clero ambrosiano, si affaccia sul sagrato del Duomo per l'Angelus.


Ore 10.30 Il discorso del cardinale Scola, il dialogo del Papa con un sacerdote, un diacono permanente e una suora

Il cardinale Scola presenta il Papa a 8mila tra suore, preti e religiosi. Il Papa ha salutato calorosamente il cardinale Dionigi Tettamanzi che ha assistito alla celebrazione su una sedia a rotelle.


Poi hanno preso la parola tre sacerdoti con altrettante domande

Don Gabriele: «Sentiamo la secolarizzazione e l'irrilevanza della fede in una Milano sempre più multiculturale e multietnico e multireligiosa. Capita di sentirci come san Pietro quando non prendeva pesci. Come possiamo conservare la gioia dell'evangelizzare?». Prima il Papa ha risposto semplicemente: «Tu dai testimonianza, e il Signore prende i pesci». E poi è passato a leggere il testo preparato, più complesso: alla luce del Vangelo, che è uno in quadruplice forma, possiamo leggere il mondo contemporaneo. La Chiesa è una nelle differenze; quelle differenze le fa lo Spirito Santo, che è maestro insieme delle differenze e della unità. Occorre discernere quando è lo Spirito che fa le differenze e le unità, altrimenti è divisione. «Unità non è uniformità». Il mondo espone i giovani a uno zapping continuo, in generale il mondo ci offre diversi scenari:è il loro mondo e noi come pastori abbiamo il dovere di aiutarli ad attraversare questo mondo, quindi a discernere, perché possano attraversare il cammino della vita senza esaurire lo Spirito Santo che è in loro. Dobbiamo incrementare l'habitus del discernimento. È questa la sfida.


Roberto, diacono permanente, uno dei 143 della diocesi: «Qual è la nostra parte perché possiamo delineare quel volto di Chiesa che è umile, disinteressata, beata?». La battuta del Papa è fulminante: «Voi avete la suocera, eh... !». E poi: «Dobbiamo stare attenti a non vedere i diaconi come mezzi preti e mezzi laici. Né una sorta di intermediario tra fedeli e pastori. Sono due tentazioni: questo modo di considerarli toglie forza al carisma proprio del diaconato. No, voi avete un carisma vostro proprio da custodire. È una vocazione familiare che richiama il servizio. Il primo compito di un vescovo è la preghiera, il secondo è annunciare la Parola. Il vostro carisma è il servizio. Il diacono è il custode del servizio nella Chiesa. Il servizio alla Parola, all'altare, ai poveri. Dovete ricordare a tutti noi che la fede nelle sue diverse espressioni possiede una essenziale dimensione di servizio.

Madre Paola delle Orsoline: sono qui a nome di tutta la vita consacrata della Lombardia. Come essere per l'uomo di oggi testimoni con la nostra povera vita, di una vita che sia obbediente, vergine, povera e fraterna. Quali periferie esistenziali privilegiare date le nostre poche forze e la nostra minorità nella società e nella Chiesa? Il Papa risponde dicendo che dietro la sensazione di essere pochi e anziani c'è spesso la rassegnazione: «Il nostro Spirito comincia a essere corroso dalla rassegnazione, che conduce poi all'accidia. Dobbiamo fare attenzione: pochi sì, in minoranza sì, anziani sì, rassegnati no». Quando cadiamo nella rassegnazione, pensiamo a un passato glorioso, e questo ci avvolge in una spirale di pesantezza. «Incominciano a essere pesanti le strutture vuote adesso, non siamo come fare, pensiamo di venderle per metterli in banca e pensare alla vecchiaia. Ma dove va a finire il voto di povertà?». Una battuta: «In questi casi la Chiesa manda un economo brutto che fa crollare tutto... ». La conclusione: fa bene a tutti noi rivisitare le origini: la nostra fede è sfidata a vedere il vino in cui l'acqua può essere trasformata. «I nostri Padri fondatori non pensavano mai di essere una moltitudine o una maggioranza, ma di essere presenza gioiosa del Vangelo per i fratelli. La realtà oggi ci richiede di essere un po' di lievito e un po' di sale. Siamo una minoranza benedetta che è invitata a lievitare».

Quanto a dove dirigere le poche forze, il Papa dice e ripete con forza: «Tornate alla Galilea del primo incontro. Andate, portate l'unzione di Cristo, il vostro carisma. Quando portate Cristo in mezzo al suo popolo, il popolo trova gioia. E questo porta gioia a noi e renderà feconda la nostra vita. Sopravvivere no, vivere». (Antonella Mariani)

IL TESTO INTEGRALE CON DOMANDE E RISPOSTE

Ore 10 Il Papa in Duomo

Migliaia di persone hanno atteso il Papa in piazza Duomo, sotto un sole insperato. Il Papa ha incontrato sul sagrato una parte del clero, poi è entrato nel tempio e si è raccolto in preghiera davanti allo Scurolo di San Carlo, davanti al quale ha deposto una rosa bianca. Le persone presenti all'interno si sono alzate in un grande applauso.


Ore 9.20 La preghiera insieme alla gente

Sul palco, accanto a Scola, il Papa ha ringraziato tutti, ha invitato i fedeli alla confessione e i confessori a essere misericordiosi e ha invitato tutti: «Lasciamoci restaurare da Dio, ripulire nel cuore, specialmente in questo tempo di Quaresima». Al Papa sono stati consegnati alcuni doni: una stola realizzata dalla cooperativa sociale di sartoria “Il filo colorato di San Vincenzo”; l’immagine della Madonna restaurata che per anni è stata alle porte della chiesa delle Case Minime e infine un quaderno con le testimonianze dei residenti e consegnato da tre bambini. IL DISCORSO INTEGRALE


Ore 9.05 A bordo della papamobile Francesco arriva in piazza

Subito dopo l'incontro con le tre famiglie Francesco a bordo della papamobile è giunto in piazza per il momento di incontro con la gente. Tantissime le strette di mano e le carezze che il Pontefice ha rivolto in modo particolare ad alcuni portatori di handicap. Il Pontefice alla "case bianche" si è recato nei bagni chimici allestiti per l'occasione, un gesto di umiltà, immortalato dai fedeli con numerose foto.

Ore 8.50 Francesco incontra tre famiglie

La prima famiglia incontrata è quella di Lino, che ha problemi di salute e un passato di dipendenza dell'alcool. La seconda famiglia invece sono immigrati di origine marocchina e di religione islamica, con tre figli. Infine una coppia di anziani ultraottantenni, con i problemi di salute legati all'età che avanza.

La moglie Adele purtroppo è stata ricoverata tre giorni fa e il Papa l'ha chiamata al telefono suscitando una grande emozione. «Gli acciacchi? Bisogna ridersi degli acciacchi». (LE STORIE DELLE FAMIGLIE, I NOMI)

Ore 8.40 Francesco alle Case Bianche

Il Papa è arrivato al quartiere popolare "le case bianche", periferia est di Milano. Ed ha subito incontrato tre famiglie "disagiate". Lo attendono già 10mila persone che in attesa dell'abbraccio con il Pontefice stanno pregando.


Ore 8.15 Francesco atterrato a Milano

Papa Francesco è atterrato a Linate alle 8.15, per la sua prima visita pastorale alla diocesi di Milano. Quindi il saluto delle autorità: cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il governatore Roberto Maroni, i sindaci di Milano Giuseppe Sala e di Segrate Paolo Michieli, il prefetto Luciana Lamorgese, e don Fabrizio Martello, cappellano di Linate.

Ore 8.00 - Milano aspetta Francesco

Papa Francesco arriva a Milano. Ad attenderlo allo scalo di Linate, i vertici delle istituzioni, dopo una visita tutta dedicata agli "ultimi" dalle periferie al carcere.

L'incontro con i fedeli al Duomo, al parco di Monza e allo stadio di San Siro. I primi fedeli si sono ritrovati già all'alba in via Salomone.


La prima tappa è alle Case Bianche del quartiere popolare di via Salomone, cintura est della città, terra di frontiera dove sono presenti i problemi sociali della città. Qui la visita a tre famiglie. Poi la preghiera in strada, davanti alla parrocchia di San Galdino, con gli abitanti arrivati anche dai quartieri limitrofi. Alle 11 l'appuntamento con i preti, le suore e i religiosi della Diocesi ambrosiana, in Duomo col il clero e a seguire l’Angelus, quindi dai detenuti a San Vittore. L’Eucaristia di popolo e poi a San Siro tra i ragazzi della Cresima