Proposta di legge delle opposizioni: stop al commercio con gli insediamenti illegali israeliani

I partiti della minoranza e un cartello di associazioni della società civile, tra cui le Acli e Libera, chiedono il divieto all'import di beni e servizi dalla Cisgiordania
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May 14, 2026
In Parlamento è stata depositata una nuova proposta di legge, per chiedere lo stop al commercio con gli insediamenti illegali israeliani. I primi firmatari sono i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein. La richiesta delle opposizioni è che si arrivi a un impegno dell’Italia, sull’esempio di altri Paesi europei, per il divieto all’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, impedendo una sistematica violazione di diritti e la distruzione dell’economia palestinese, tra espropri, sfollamenti e violenza.
Dietro alla richiesta delle opposizioni, c'è anche la mobilitazione di una parte consistente della società civile, con una coalizione di 20 organizzazioni. Nel cartello delle associazioni, ci sono anche Acli, Libera, Gruppo Abele e Rete italiana pace e disarmo. L’Italia ogni anno importa oltre un miliardo di beni e servizi da Israele, alimentando secondo i firmatari della proposta di legge l’occupazione illegale della Cisgiordania. 
«Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare - in Italia e negli stati dell’Unione europea - all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. – spiega Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia –. Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario». 

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