Iran colpisce base italiana in Kuwait, distrutto un drone
di Redazione
È il quarto attacco in due settimane. Il bersaglio ieri era la base di Ali Al Salem in Kuwait: incolumi i militari del contingente italiano
Un nuovo attacco, il quarto in due settimane, con lo stesso copione: i militari al riparo nel bunker mentre all'esterno arriva il boato e la distruzione. È finita ieri nuovamente nel mirino dei droni iraniani la base di Ali Al Salem in Kuwait, che ospita anche il contingente italiano, per fortuna rimasto incolume. Le perdite materiali però ci sono. Il drone "shaed" di Teheran ha colpito un capannone mandando in frantumi il drone all'interno: un "Predator/Reaper" da ricognizione della task force aeronautica italiana. Quel mezzo era «indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato per garantire la continuità delle operazioni», avverte il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Un dato, quest'ultimo, che rispecchia la logica del riposizionamento dei nostri soldati in questi giorni di tensione: le missioni di addestramento rischiano di fatto di essere sospese e per questo non c'è motivo di mantenere troppi soldati nelle basi esponendoli a rischi inutili. Ad Ali Al Salam, dove c'è anche un contingente americano, ci sono attualmente alcune decine di militari italiani rispetto ai 321 presenti prima dello scoppio della guerra in Iran.
«Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale», spiega ministro della Difesa Guido Crosetto, che specifica: «La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell'area». Non c'è nessun ritiro, dunque, le missioni italiane continuano anche se con numeri decisamente ridotti. Nell'area direttamente coinvolta dalla crisi in Medi Oriente, prima del conflitto c'erano 2.576 persone ma ora lo scenario è completamente diverso e più di 400 soldati sono stati complessivamente riposizionati. Soltanto nella base in Kuwait si tratta del terzo attacco in due settimane: il primo si era verificato tra l'1 e 2 marzo, con danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche e operative. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo erano stati invece colpiti dei rifornimenti di carburante e si era per questo verificato un vasto incendio. Due caccia F2000 italiani, di cui uno è inefficiente da circa un mese, erano stati colpiti da schegge durante i recenti attacchi. Poi era toccato alla base di Camp Singara ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove lo scorso 11 marzo un autocarro adibito al trasporto di dispositivi logistici era stato ancora distrutto da un drone iraniano. Entrambi i contingenti, in Iraq e Kuwait, fanno parte della missione italiana "Prima Parthica", cominciata nel 2014 nell'ambito con l'operazione multinazionale a supporto delle attività della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica di Daesh in Iraq e Siria.
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