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«L'Europa ascolti la voce dell'Italia»
Giovanni Maria Del Re
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Dall’emergenza immigrazione alla flessibilità nelle regole di bilancio, dall’Unione bancaria al fondo da 3 miliardi per aiutare la Turchia a gestire l’emergenza profughi: gli argomenti di cui si parlerà oggi a Berlino durante la colazione di lavoro fra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi sono i più «caldi» dell’attualità europea. Un paio di settimane appena dopo il battibecco a distanza con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, Renzi vuole rivendicare un ruolo più importante per l’Italia, come ha ricordato anche ieri in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Sarei naturalmente felice se Angela (Merkel) e Francois (Hollande) fossero in grado di risolvere tutti i problemi. Ma nella maggior parte dei casi non è così che funziona». Le regole europee, aveva ricordato qualche giorno fa al Sole 24 Ore, «devono essere le stesse per tutti, senza eccezioni e questo vale anche per la Germania».

Matteo Renzi ha ragione a chiedere che l’Italia sia coinvolta nella preparazione dei grandi eventi Ue, l’Europa ascolti la sua voce. E Roma e Berlino mettano da parte le emozioni e si concentrino sulle grandi crisi del momento. Anche lanciando una grande iniziativa per la Libia. Cerca di calmare le acque, Manfred Weber, il presidente del gruppo dei Popolari al Parlamento Europeo considerato molto vicino al cancelliere Angela Merkel, dopo le roventi polemiche dei giorni scorsi. «È molto positivo – dice in questo colloquio con Avvenire – che vi sia questa visita adesso. La Germania e l’Italia sono due partner stretti, e l’incontro potrà servire a cercare soluzioni sul fronte dell’economia e delle migrazioni, a pochi giorni dal Consiglio Europeo» del 18 e 19 febbraio.

Che cosa si aspetta dal bilaterale a Berlino?
Sono convinto che sarà positivo. Potrebbe portare, spero, a un’iniziativa comune sul fronte della Libia. Perché vede, ora si parla molto della rotta balcanica, ma i flussi attraverso il Mediterraneo tornano ad aumentare. E allora è essenziale stabilizzare la Libia e combattere a fondo i trafficanti.

C’è già la missione navale Ue Sophia, con navi militari che pattugliano il mare...
Bisogna andare oltre, bisogna spingersi fin sulle coste libiche, altrimenti i trafficanti continueranno a sentirsi indisturbati. Bisogna impedire che da Cipro Nord e dalla Tunisia arrivino in Libia navi vuote pronte a caricare migranti. Italia e Germania hanno un enorme interesse comune in questo senso.

D’accordo presidente, ma non pesano le tensioni dei giorni scorsi? Ha visto l’intervista a Renzi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung?
Certo che l’ho letta. Le dico però che è giusto che a volte può essere anche utile dare fiato alle emozioni, ma che adesso è bene lasciarle da parte, e che Italia e Germania si mettano a discutere insieme sui temi di cui dicevo.

Renzi dice che non può essere che Francia e Germania si incontrino prima di ogni vertice, che da sole non possono farcela.
Nella preparazione dei vertici è importante che partecipino tutti, e soprattutto, lo dico esplicitamente, è bene che sia pienamente coinvolto Renzi, che rappresenta un paese cruciale come l’Italia. Tutti hanno preso atto delle importanti riforme realizzate dal premier. Per questo dico che il contributo italiano è essenziale, l’Europa farà bene ad ascoltare la voce dell’Italia. Aggiungo però che l’Italia deve a sua volta mantenere le sue promesse.

E cioè?
E cioè ad esempio per i 3 miliardi promessi alla Turchia (in cambio di un aiuto a frenare i flussi, ndr). Sono stati decisi da tutti i leader, Renzi compreso, e ora occorre che l’Italia tolga il blocco. In gioco è la credibilità dell’Europa.

L’Italia dice che non blocca il principio, ma che occorre trovare tutti i fondi nel bilancio Ue, e non solo un miliardo (come previsto dalla Commissione, ndr).
La formula attuale è stata concordata a dicembre da tutti i ministri dell’Economia. Tutti, non solo l’Italia, devono cominciare a rispettare i vari impegni presi sul fronte della migrazione. I cittadini chiedono fatti concreti, e non più solo parole e annunci.

Si può salvare Schengen?
Certo che lo salveremo. Perché in Europa tutti, ma proprio tutti, dicono che l’Europa senza frontiere è una conquista da preservare. Questo elemento da solo è già una spinta formidabile. E guardi che, nonostante tutto, stiamo facendo progressi, anche se non rapidamente come vorremmo.

Presidente, il premier italiano avverte però che se l’Europa non cambia crescono i populismi.
Ascolti, oggi viviamo in un’Europa aperta e piena di scambi, non ho paura che la gente possa non capire che i problemi che stiamo vivendo possono essere risolti solo insieme, che voglia ricostruire steccati nazionali. Solo che, ripeto, non possiamo perdere altro tempo, dobbiamo dare risposte immediate attuando quel che abbiamo deciso.

Già, ma Renzi si riferisce anche all’economia, chiede più spazi per investimenti e crescita...
Le dico una cosa, da esponente del Ppe. Questa Commissione, a cominciare dal commissario (agli Affari economici, ndr) Pierre Moscovici, ha interpretato al massimo le possibilità di flessibilità presenti nel Patto di Stabilità, esattamente nel senso chiesto dall’Italia. Però bisogna restare nelle regole, e non posso immaginarie che Renzi voglia violarle.

Lui non dice che le vuol violare, dice che le vuole cambiare...
A Bruxelles abbiamo avuto lunghissime discussioni. E alla fine abbiamo concordato che va bene utilizzare al massimo la flessibilità, ma senza cambiare le regole. Non si può ricominciare sempre la stessa discussione.
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